Dopo l’erogazione di 57 mila euro – dei 231 mila stanziati dalla Regione Lombardia per iniziative di sostegno alla famiglia del Comune di Milano – al servizio Informa Famiglia del Forum milanese delle Associazioni familiari, l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino ha deciso di bloccarne l’erogazione. Non avendo tuttavia rilasciato validi motivazioni, un gruppo di consiglieri comunali – primi firmatari Mariolina Moioli di Milano al Centro e Matteo Forte del Pdl – hanno presentato, il 27 febbraio, un’interrogazione alla giunta per chiedere ulteriori spiegazioni.

Alla richiesta dei consiglieri di «conoscere quali azioni concrete e in quali tempi si intendono attivare per offrire assistenza e orientamento alla Famiglia, in particolare a quelle già in carico al servizio Informa Famiglia», il 3 aprile, ben oltre i 30 giorni previsti dal Regolamento comunale, è arrivata l’attesa risposta, firmata dall’assessore Majorino. Che dice: «È stato rilevato che spesso, proprio per la natura esclusivamente di ascolto/orientamento del servizio Informa Famiglia, gli utenti si trovavano nella necessità di esporre nuovamente al servizio al quale erano inviati la loro situazione di disagio, con allungamento dei tempi di presa in carico». Infatti, «per tale motivo, si è ritenuto più opportuno e funzionale indirizzare fin da subito gli utenti agli sportelli dei servizi territoriali, evitando passaggi non necessari».

Alla presunta inutilità dell’intermediazione risponde Matteo Forte: «La novità del servizio di Informa Famiglia – spiega a tempi.it – era il passaggio della famiglia da soggetto passivo delle politiche comunali a soggetto attivo. La rete delle associazioni garantiva un’attività informativa da famiglia a famiglia, con una presa in carico delle esigenze della persona e del nucleo nella loro complessità. Per esempio: se due genitori non vanno d’accordo, il figlio magari presenterà problemi scolastici. E allora non si può pensare di rispondere alle difficoltà del secondo senza accompagnare quelle dei primi». Anche perché i fondi residui verranno utilizzati «per attività informative alle famiglie, strettamente connesse ai processi riorganizzativi in atto nella Direzione centrale politiche sociali». I 173 mila euro restanti sarebbero quindi impiegati all’interno dell’attività comunale. «La Giunta mostra ancora una volta che la sua priorità è fare cassa» prosegue Matteo Forte.

«Informa Famiglia era una sperimentazione che andava monitorata e semmai corretta. Invece il Comune ha scelto di interromperla tenendosi i soldi – conclude Forte -. Gli arancioni si muovono in un’ottica anti-sussidiaria e punitiva. Tagliano le risposte che nascono dall’associazionismo familiare mentre pianificano registri per le coppie omosessuali a cui, come mostra l’esempio di Gubbio dove la sinistra l’ha chiuso, non si iscrive nessuno perché non risponde ad alcuna esigenza reale».

Di Daniele Ciacci da Tempi.it