La lettera della studentessa bocconiana sieropositiva pubblicata sul “Corriere della Sera” invita ad una seria riflessione su come oggi viene trattato il problema dell’Aids
Andrea Sartori (Insegnante)

Altro che H1N1. la vera pandemia è quella dell’Aids. E’ quello che si ricava dalla lettera di una studentessa bocconiana pubblicata sul Corriere della Sera che ci dà anche un dato spaventoso: due milanesi al giorno si infettano, perché tradiscono il proprio partner.

La lettera di questa ragazza è disponibile all’indirizzo http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_gennaio_5/lettera-studentessa-bocconi-sieropositiva-aids-contagio-1602245805088.shtml. La lettera contiene l’ennesimo colpo di piccone alla fama di “capitale morale” di Milano. La moralità non si misura solo sulla produttività, ma anche, se non soprattutto, sulla condotta di vita. Cosa scrive dunque questa studentessa: “Due milanesi al giorno si infettano, e questi non sono ragazzini di 16 anni, ma sono padri di famiglia, che tradiscono le proprie mogli e che le infettano, e che rovinano la vita dei loro familiari”. Il dato riportato dalla ragazza è confermato. Il dato infatti è stato riferito dall’assessore comunale alla Salute, Gianpaolo Landi di Chiavenna, durante il suo intervento al convegno per i vent’anni della sezione lombarda dell’Associazione nazionale per la lotta contro l’Aids (Anlaids). Inoltre da questi dati risulta che la Lombardia sia la prima Regione italiana nel rapporto tra casi e numeri di abitanti: sei casi ogni centomila l’anno, contro i quattro dell’Emilia Romagna e i tre dell’Umbria. A MIlano ci sono 14-15 mila malati, invece degli 8-9mila regolarmente censiti. Ed è per questo che la ragazza bocconiana arriva a definire questa una “pandemia”. Ma bisognerebbe aggiungere che non si tratta solo di una pandemia fisica, ma anche, e soprattutto, di una pandemia morale. Come ha fatto questa ragazza a contrarre il virus dell’Hiv: “Vorrei che qualcuno finalmente trovasse una cura e, se non è possibile, vorrei almeno che la gente non mi guardasse male per la mia malattia, perché io non sono una drigata, una dai facili costumi, o una persona sessualmente ambigua, io sono una ragazza normale che è stata per 4 anni con lo stesso ragazzo, che non lo ha mai tradito, al suo contrario”. Al suo contrario. E’ questa la chiave della tragedia di questa ragazza: un partner imbecille che l’ha tradita, che se ne è andato con qualche prostituta magari per dimostrare la sua “virilità” e poi ha distrutto la vita della sua ragazza. Che, a questo punto vien da pensare, non era amata ma pensata solo come un giocattolo sessuale “sicuro”. Ed è questa la motivazione per la quale due milanesi al giorno si infettano, e distruggono la vita delle proprie mogli. Landi propone una lotta senza quartiere alle lucciole, creando luoghi controllati: certo, è difficile estirpare il primo mestiere del mondo. Ma comunque sarebbe una cosa buona, anche per altre ragioni: le prostitute di strada sono delle schiave sfruttate da mercanti di schiave senza scrupoli (infatti bisognerebbe cercare di colpire soprattutto questi orrendi mercanti di carne umana, non diversi dagli scafisti di Gheddafi). Associazioni come la Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi arrivano dove riescono ad arrivare a strappare queste ragazze alla schiavitù dei “magnaccia” (e per questo Benzi meriterebbe almeno la beatificazione), ma effettivamente lo Stato è stato inattivo.
Però questa sarebbe solo una misura parziale. Perché questo cancro morale non si combatte solo con la lotta alla prostituzione di strada. Appunto perché verrebbe comunque sostituita da quella in appartamento (e lì non si tratta di povere schiave, ma di professioniste del sesso che sono lì non per forza, ma, come la Bocca di Rosa di De André “per passione”) e anche lì si potrebbero avere casi di contagio. Oppure vi sono anche i tossicodipendenti che lo nascondono (e qui si aprirebbe un’altra parentesi. Gli spacciatori di droga sono tra i peggiori trafficanti di morte del mondo, e anche verso di loro si è troppo poco severi). Sappiamo che la cantante israeliana Ofra Haza, una delle voci più belle del XX secolo, morì di Aids a causa di suo marito, tossicodipendente, che aveva nascosto la malattia a sua moglie. “Se gli uomini smettessero di tradire le proprie mogli o fidanzate, io ora non sarei malata di Hiv, e non sarebbe per me così difficile tante volte trovare una ragione di vita”. La studentessa calcola anche quanto un malato viene a costare al servizio sanitario: 1.500 euro l’anno, senza contare medicinali e servizi. Lodevole quello che la ragazza scrive riguardoa se stessa “Non mi piace pesare sugli altri”, ma il calcolo di quanto costi un malato è pericoloso, perché porta al solito pesare la vita delle persone in base al costo economico. Un calcolo che può portare ad una sorta di darwiniana “eliminazione dei meno adatti”,che già fu messa in atti in tempi bui della storia relativamente recente (su alcuni libri di scuola del Terzo Reich venivano proposti problemi in cui si chiedeva di calcolare quanto poteva risparmiare lo Stato eliminando cure per malati e handicappati: queste cose furono citate anche da Roberto Benigni nel suo capolavoro La vita è bella, ma non sono un’invenzione cinematografica: sono Storia), atrocità che oggi viene mascherata da quella falsa pietà che abbiamo già visto col caso Englaro. Però la ragazza subito dice: “Io penso che sia sbagliato ed immorale che la nostra società venga bombardata da messaggi promozionali che seguono esclusivamente la logica del profitto. Penso che nella nostra società, nel 2010, non sia accettabile che informazioni di vitale importanza, quali quelle sull’Hiv, non vengano diffuse allo stesso livello se non a livello superiore di quelli commerciali”.

La studentessa ha solo 21 anni e non ha fatto in tempo a seguire in tempo reale il degrado della televisione, diventata sempre di più una pattumiera inguardabile ed immorale. Anche solo chi ha trent’anni, come il sottoscritto, ricorda la pubblicità-progresso nella quale negli anni Ottanta era molto facile imbattersi: in bianco e nero, l’alone viola, l’inquietante pezzo di rock sperimentale Oh Superman di Laurie Anderson come sottofondo. E molti ricordano che in quei trenta secondi venivano date informazioni su come prevenire l’Aids (“se lo conosci, lo eviti, se lo conosci, non ti uccide”) e nella quale si metteva in guardia anche dai rapporti occasionali. Oggi abbiamo una televisione che idolatra il sesso mercificato, fatto di veline, letterine et similia. Nella televisione odierna l’adulterio è glorificato, e anche con rappresentazioni meschine (scordatevi Madame BovaryAnna Karenina. Non c’è la forza creativa per pensarli: la massimo ci sono quattro ragazzotti chiusi in una casa che fanno sesso come animali). Non c’è più posto per un’informazione del genere. Al massimo c’è posto per l’allarmismo (che vende e fa aumentare l’audience) come quello sull’H1N1.