di Domenico Bonvegna

Il professore Massimo Introvigne recensendo il libro di Marco Niada, Il tempo breve, edito da Garzanti, rileva  che ormai con internet e soprattutto con facebook, un numero sempre maggiore di persone, centinaia di milioni, non piccole élite, sono collegate ventiquattrore su ventiquattro, così le notizie passano veloci e non rimane neanche il tempo per riflettere e quindi si rischia di dimenticare tutto in fretta. Non si finisce di piangere per la macabra uccisione della povera Sarah Scazzi, che si passa al dolore della morte dei quattro alpini italiani della Brigata “Julia”, trucidati in Afghanistan. Oggi però la mia attenzione si rivolge a un altro orrore, capitato qualche giorno fa. Mi riferisco al massacro di due donne musulmane vittime dei delitti cosiddetti d’onore, a Novi in provincia di Modena, ancora morte all’interno della cultura islamica, e ritornano alla mente i volti di Hina e Sanaa. Episodi che si ripetono puntualmente e come sempre vengono regolarmente dimenticati.

In una famiglia pakistana, il padre e il figlio hanno massacrato Nosheen, ventenne che non voleva sposare l’uomo pakistano gradito da suo padre, ora è in coma all’ospedale, mentre la moglie, Begm Shnez intervenuta per difendere la figlia è stata uccisa a colpi di mattone, lapidata dal marito, amad Khan Butt, 53 anni.

Questa volta rispetto al passato, “rimarrà negli occhi il volto di una madre coraggio. Che ha trovato la forza di sfidare un padre e un fratello acciecati dall’integralismo e da un odio incomprensibile, pronto a rivoltarsi contro il proprio stesso sangue. E che ha perso la vita per difendere sua figlia”. (Paolo Pergolizzi, resta in coma la “nuova Sanaa”, 5. 10. 2010 Avvenire).

Durissime reazioni nel mondo politico e istituzionale, a cominciare da quella del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, che ha chiesto di essere ammessa come parte civile nel processo contro l’uomo e il figlio: «Anche questo è un modo per essere vicina alle giovani immigrate. Chi compie violenze e abusi contro le donne, chi addirittura pensa di disporre della loro vita, non può e non deve trovare accoglienza nel nostro Paese». Sulla vicenda è intervenuto con una nota anche il vescovo di Carpi, monsignor Elio Tinti: «Il rispetto dovuto per le altre religioni e culture con cui oggi siamo chiamati a confrontarci, non può lasciarci indifferenti rispetto a tradizioni che offendono la dignità umana, nello specifico della donna, troppo spesso vittima mortificata e umiliata».

Mentre la parlamentare italo-marocchina Souad Sbai, che da tempo si occupa della difesa delle donne musulmane, lamenta che in Italia si torna a parlare del problema soltanto quando succede qualche massacro. Questi delitti secondo la parlamentare del Pdl sono la conferma che il tanto caldeggiato multiculturalismo è un fallimento. Secondo la parlamentare del Pdl oggi non è possibile difendere, proteggere, queste donne dalla violenza maschile. Necessiterebbero comunità d’accoglienza segrete, dove trovare un rifugio sicuro dai loro tiranni, proprio come le vittime della tratta, della prostituzione. Ma queste strutture sono troppo poche, e sono già stracolme.

La Sbai lamenta che la cosa più grave è che queste donne non conoscono l’italiano, un problema che tra l’altro ha denunciato anche la professoressa Silvia Scaranari al convegno di sabato scorso presso il Movimento per la Vita Ambrosiano di Milano. Conoscere l’italiano è lo strumento attraverso il quale possono entrare in contatto col mondo che le circonda, parlare, dire come la pensano, raccontare quello che succede tra le mura domestiche. Le situazioni di segregazione che sempre più spesso occupano le pagine dei giornali trovano terreno fertile nell’analfabetismo, nella mancanza di rapporti sociali.

La Sbai è pessimista, teme che anche la denuncia, il coraggio e il sacrificio di Novi, sono vani. Dobbiamo seriamente impegnarci per difendere le donne, sia creando strutture che le proteggano sia inasprendo le pene per chi le maltratta. Altrimenti ci saranno dieci, cento e chissà quante Hina ancora.

Dello stesso tenore Lucetta Scaraffia in un fondo apparso su Il Riformista, per queste donne non ci sono manifestazioni, mobilitazioni per cercare di fermare l’eccidio, nessuna Carla Bruni si mobilita. I giornali si preoccupano di scrivere che non sono tradizioni islamiche, ma appartenenti a particolari gruppi etnici, ma pur sempre appartenenti al mondo musulmano. Alla Scaraffia viene il sospetto che si vuole fare i paladini dei diritti umani per le donne che stanno lontano come Sakineh in Iran, per poi chiudere gli occhi per quelle vicino. Una scelta un po’ vigliacca. “È un atteggiamento che tradisce la paura per chi abbiamo accolto, fa capire che non vogliamo irritare con troppi controlli, e rivela come sia più facile far finta di non vedere, per poi riempirsi la bocca di parole come accoglienza e interculturalità, piuttosto che difendere le donne straniere che sono arrivate nella nostra terra. Meglio far bella figura con Sakineh che occuparsi seriamente delle bambine, figlie di immigrati islamici a cui, anche nel nostro paese, viene imposta la cloridectomia a un’età sempre più precoce per evitare ribellioni e denunce”. (Lucetta Scaraffia, Le Sakineh che non vediamo in casa nostra, 5. 10. 2010 Il Riformista).

I giornali non hanno il coraggio di prendere posizione dopo questi tragici eccidi. “Si evita così di prendere atto sul serio di quello che succede anche da noi, perché questo farebbe crollare quel castello di carte che sono i miti di interculturalità, delle culture tutte sullo stesso piano, tutte egualmente degne di rispetto e di riconoscimento. Perché dovremmo dire che ci sono culture che difendono la dignità di tutti gli esseri umani, e altre che invece sanciscono l’inferiorità di alcuni, in genere le donne. Quindi che ci sono culture migliori di altre, culture da difendere e altre da combattere. E non solo regimi politici cattivi, come gli ayatollah iraniani, ma conflitti di valore in cui dobbiamo impegnarci per far vincere il bene. Solo in questo modo possiamo affrontare sul serio il problema dell’immigrazione, possiamo parlare di accoglienza senza fare della vuota retorica. E soprattutto lavorare concretamente per migliorare la condizione delle donne, che ne hanno molto bisogno”. Ricordate quando il presidente Silvio Berlusconi si permise giustamente di dire che il nostro Occidente aveva una cultura superiore ad altre culture, facendo chiaro riferimento al mondo islamico.

Per non fare vuota retorica sull’immigrazione occorre fare un discorso scomodo, rovesciare la prospettiva: “siamo noi a doverli integrare, o non sono invece loro a dover manifestare il desiderio di conformarsi alle nostre leggi e alle nostre usanze? Hamad Khan Butt, il padre- padrone- omicida, non è un clandestino: vive nel Modenese da una decina di anni, ha un regolare impiego come saldatore. Ma non è «integrato». E non lo è perché non vuole affatto integrarsi. I nostri costumi gli fanno schifo, le nostre leggi gli fanno un baffo. Vuole continuare a esercitare sulla famiglia una tirannia che noi consideriamo barbara, ma che per lui è un inalienabile diritto, né più né meno”. (Massimo De Manzoni, Cosa insegna al Pdl quella lapidazione , 5. 10. 2010, Il Giornale).

Altro discorso scomodo è quello che non tutte le immigrazioni sono uguali, non è razzismo dire che c’è un abisso tra le comunità cinesi o filippine e quelle magrebine? “Possiamo cominciare a parlare, senza che ciò suoni bestemmia, di immigrazione selettiva? Interrogativi delicati, che in molti Paesi occidentali sono al centro del dibattito politico, ma che affrontati qui da noi rischiano la parodia, stretti come sono tra il buonismo a prescindere della sinistra e di larga parte del mondo cattolico e le posizioni della Lega Nord, spesso sensate ma altrettanto spesso compromesse da eccessi non solo propagandistici”. Sarebbe opportuno che il Pdl non lasciasse solo alla Lega l’esclusiva della materia, ma che si impegnasse finalmente in un serio confronto per dare risposte alle tante domande che si pongono i cittadini dopo i vari eccidi in casa nostra come quelli di Hamad Khan Butt e molti suoi fratelli musulmani.
E’ sicuramente un tema molto sentito nel Popolo della libertà, dove gli accenti sono diversi da quelli del Carroccio, ma dove l’ovazione tributata al sindaco di Milano, Letizia Moratti, quando pochi giorni fa ha pubblicamente pronunciato il suo no alla moschea è più eloquente di mille discorsi.