di Domenico Bonvegna

Un mese fa in occasione della Giornata per la Libertà istituita dal governo Berlusconi per ricordare la caduta del Muro di Berlino, la Provincia di Milano e Alleanza Cattolica, hanno invitato a parlare a Milano Harry Wu, dissidente cinese rinchiuso per ben 19 anni nei campi di concentramento cinesi, i Laogai.

Ho assistito al convegno e per l’occasione ho recensito il libro di Wu, Controrivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi, edito da San Paolo. Qualche settimana dopo ho ricevuto una mail di una collaboratrice dalla casa editrice Spirali, che mi invitava a leggere un ottimo saggio intervista a HarryWu: Laogai. L’orrore cinese. Pubblicato nel 2008 da Spirali.

Il libro è nato da una intervista di ArmandoVerdiglione in un laboratorio editoriale di due giorni, dell’Università internazionale del secondo rinascimento presso la Villa San Carlo Borromeo, a Senago, alle porte di Milano. “Quella di Wu è una testimonianza davvero preziosa, – mi scrive la collaboratrice di Spirali – apre squarci su una realtà davvero poco conosciuta, e con una forza che mi stupisce ogni volta”

Proveniente da una famiglia benestante, e per la sua fede cattolica, Harry Wu è stato arrestato una prima volta per avere criticato il Partito comunista cinese durante la Campagna dei Cento Fiori, poi una seconda volta, con l’accusa di controrivoluzionario, fu condannato senza processo al lavoro forzato nei campi di lavoro detti “laogai”, (come il titolo del suo libro) dove rimase per diciannove anni, durante i quali, trasferito in dodici diversi “centri di rieducazione attraverso il lavoro”, fu costretto a estrarre carbone, a costruire strade e a lavorare la terra. Rilasciato nel 1979, si trasferì negli Stati Uniti, dove tuttora vive. Per molti anni ha taciuto l’esperienza vissuta nei campi, dedicandosi solo all’insegnamento (come docente di geologia alla University of California). In seguito, però, è maturata in lui la necessità di far conoscere al mondo gli orrori dei laogai e del comunismo cinese, e d’intraprendere una strenua battaglia per i diritti umani. Nel 1992 ha fondato la LaogaiResearch Foundation, organizzazione non profit che in tutto il mondo promuove la raccolta e la diffusione di informazioni sui campi di lavoro cinesi. Nella sua battaglia per far conoscere gli orrori del regime comunista cinese c’è quella di includere la parola “Laogai”, nel lessico dell’ Oxford English Dictionarry (OED), Wu è riuscito in questo intento, anche se ancora bisogna fare molto per sensibilizzare l’opinione pubblica e per condannare il laogai, il brutale sistema cinese di campi di lavoro.

Harry Wu è estremamente critico nei confronti dell’Occidente, in particolare degli uomini d’affari che vanno in Cina, che non parlano mai di politica, l’importante per loro è comunicare. Occorre imparare dalla storia sostiene Wu: “ricordate dal 1933 al 1937, in Germania l’economia salì del 73per cento; i tedeschi erano felici, per la maggior parte”, ma poi nel 1939 che cosa accadde?”. In Occidente nessuno si preoccupa di quello che succede in Cina, quel che conta è fare affari, affari. Harry Wu ricorda che in Cina, esiste l’aborto forzato, la sterilizzazione delle donne, e soprattutto il commercio degli organi legato alle esecuzioni capitali. La Cina è l’unico paese al mondo dove il numero dei prigionieri giustiziati sta crescendo. Oggi in Cina c’è un nuovo sviluppo, si usano i corpi morti dei prigionieri per la “plastinazione”, ricostruire il corpo con la plastica, una tecnologia recentemente sviluppata da un professore tedesco. Tutte queste cose, agli imprenditori americani, compreso Bill Gates, interessa qualcosa? Si chiede Wu. Per esempio la maggior parte dei telefonini Motorola è prodotta in Cina. Che cosa direbbe Harry Wu agli imprenditori americani che fanno affari con la Cina. A questa domanda di Verdiglione, il dissidente cinese, racconta di aver conversato con degli ex amministratori della Boeing Aircraft, il quale candidamente affermano che per i diritti umani non possono fare nulla, non si possono perdere i contratti economici con i cinesi, altrimenti si devono chiudere le fabbriche e lasciare a casa i lavoratori.

Conversando con un ex amministratore della Eastman Kodak, Harry Wudiscute sulla questione licenziamento delle donne cinesi qualora avessero delle gravidanze illegali, il dirigente della Kodak, risponde: “Noi non lo sappiamo, perché è il sindacato comunista cinese a gestire i dipendenti. Si, vediamo che i prodotti sono di buona qualità e arrivano puntuali, vediamo la produzione, ecco tutto. Noi paghiamo l’ammontare di tutti gli stipendi, non paghiamo i singoli lavoratori. Se ne occupano i cinesi”.

Concludendo la due giorni di studio della casa editrice, Harry Wu è sicuro che tra quarant’anni, cioè nel 2037, la Cina non sarà più governata dai comunisti. “Ho molta speranza, ma i cinesi dovranno percorrere una lunga strada”. Anche se per la Cina, Wu immagina che il “prossimo dominatore o controllore del paese non sarebbe proprio di tipo democratico(…) un dittatore intelligente, come Putin in Russia”.

Il libro, Laogai. L’orrore cinese, è corredato da interessanti documenti in allegato, in particolare quello dei reporter di Stern, MatthiasSchepp e Rico Carisch, su le asportazioni illegali di organi da prigionieri giustiziati in Cina. Infine il libro offre al lettore un ricco album fotografico di ben 31 pagine.