di Leone Grotti da www.tempi.it

È quanto successo a James E. Mungas, che viveva a Great Falls nel Montana (Usa). La storia è stata raccontata in una lettera della moglie al giornale cittadino.  

eutanasia«Mio marito, dottor James E. Mungas, era un medico e chirurgo molto rispettato qui a Great Falls (città americana, Stato del Montana, ndr). Quando ha contratto la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) ho deciso di prendermi cura di lui in prima persona. La sua mente è sempre stata lucida ed è sempre stato contrario all’eutanasia e al suicidio assistito». Oggi il dottor Mungas è morto perché «di fatto l’hanno ucciso con l’eutanasia contro la sua volontà».

TROPPA MORFINA. La storia è raccontata in una lettera del 14 marzo al giornale Montana Great Falls Review dalla moglie Carol Mungas. «Dovevo assentarmi per un giorno e mezzo. Così abbiamo deciso che in mia assenza l’ospedale locale si sarebbe preso cura di James. Lì, le infermiere hanno cominciato a somministrargli la morfina. Dopo la prima dose, mio marito si è reso conto che la quantità era eccessiva e per questo ha scritto un messaggio per chiedere una terapia respiratoria. Ma quel giorno nessuno arrivò ad assisterlo».

UCCISO CONTRO LA SUA VOLONTÀ. «Nei giorni seguenti – continua la lettera di Carol – [James] combatteva per respirare e per rimanere cosciente per comunicare, ma le infermiere continuavano a dargli la morfina. Sia io che mio figlio non sapevamo fino a che punto la morfina creasse problemi al suo sistema respiratorio, poi l’abbiamo capito». Secondo Carol, «non si è trattato né di cura palliativa né di gestione del dolore, hanno accelerato la sua morte. Gli hanno fatto l’eutanasia contro la sua volontà, non ha avuto la possibilità di scegliere. È davvero traumatico ripensare che le sue ultime parole sono state per chiedere aiuto».

EUTANASIA ILLEGALE. In Montana eutanasia e suicidio assistito sono illegali. Negli Stati Uniti, solo gli Stati dell’Oregon e di Washington ammettono il suicidio assistito e consentono ai medici di prescrivere ai loro pazienti una medicina letale, se si prevede che questi abbiano meno di sei mesi di vita. Per prevenire il rischio di incomprensioni, il Senato del Montana sta provando ad approvare la legge HB 505 che definisce il «suicidio assistito come un crimine» e proibisce di «aiutare o spronare qualcuno al suicidio».

IL CASO IN MONTANA.  In Montana il suicidio assistito è diventato un caso dopo il processo Baxter versus State. L’uomo aveva chiesto il suicidio assistito, permesso accordatogli nel dicembre 2008 da una Corte distrettuale. Il caso è poi finito in appello, quando Baxter era già morto per cause naturali, e alla Corte suprema, che il 31 dicembre 2009 ha sentenziato così: la Costituzione non garantisce il diritto al suicidio assistito, ma non c’è «nessun precedente nei casi giudiziari in Montana e nello statuto del Montana che indichi che il suicidio medico assistito è contro le politiche pubbliche». Ecco perché il Senato del Montana sta studiando la legge HB 505 che, come recita il finale della lettera della signora Mungas, è necessaria visto che «molti dottori sostengono che il suicidio assistito in Montana sia già legale. Ma come dimostrato dal caso di mio marito, i dottori e le infermiere abusano del loro potere, ecco perché non si può permettere che il loro potere aumenti legalizzando il suicidio assistito».