lettera al Presidente Berlusconi

Signor Presidente,

di fronte all’immensità del problema “handicap mentale”, mi permetto far presente che non si può parlare di “risveglio” delle Istituzioni dopo 32 anni dall’emissione della legge 180/1978, priva del Regolamento d’Applicazione, che ha “ordinato” la chiusura dei “manicomi”, né di significativo interesse a ricercare una soluzione, in quanto ben altro e molto di più l’opinione pubblica e le famiglie si attendono in risposta agli episodi di follia con esiti drammatici che la cronaca registra con preoccupante frequenza.

In breve:

1).Chiusi i “manicomi”, il dramma dei disabili mentali continua e le sue dimensioni crescono ancora! Nell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale incorporando anche la salute mentale il “malato” è stato assimilato all’emarginato, all’anziano non autosufficiente con tutte le lacune che da troppo tempo lasciano l’assistenza psichiatrica in balia di ambiguità. Con il nuovo “Piano Sanitario 2006-2008” si è voluto riconfermare “il principio di uniformità sul territorio nazionale all’interno del federalismo sanitario”, sviluppandosi nel contesto delineato dall’intesa Stato-Regioni 23 marzo 2005, ai sensi dell’art.1, comma 173 della legge 30 dicembre 2004 n.311

Nel “Piano Sanitario 2006/2008”, a differenza di quello 2003/2005 ( molto bene programmato da parte del Suo Governo) si riscontrano carenza di programmi di sostegno alle famiglie dove insiste l’handicappato psichico, né indirizzi da apportare sul piano legislativo. Inoltre l’azione rivolta a rendere propositivi gli interventi amministrativi, quindi meno ostacoli e svantaggi per la situazione dei sofferenti psichici, è scarsamente programmata, riproponendo in sintesi, certamente non in senso positivo, quella parte riguardante la malattia mentale del “Programma di Azione del Governo per le politiche dell’handicap 2000-2003” del 28 luglio 2000. ( Testo approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta dell’allora Ministro per la Solidarietà Sociale On. Livia Turco).

Il “Piano Sanitario 2006-2008”non ha considerato impellente tra altre necessita la chiusura di strutture vergognosamente ancora aperte , ( è da ricordare che l’ultima Relazione sullo stato in atto riguardante la malattia mentale esposta al Parlamento è stata quella dell’ex-Ministro Sirchia del 21 gennaio 2005  Atti Parlamentari Doc.CXXVI n.

Gli interventi da attuare sono :

a.)   chiusura dei 7 ospedali psichiatrici privati convenzionati con 940 pazienti (2008) ;

b.)  la mancata attivazione d’interventi nel disagio psichico nelle carceri secondo quanto previsto dal D.L. 22 giugno 1999 n.230, ancora sotto le competenze del Ministero di Grazie e Giustizia.

c.)   la chiusura dei 6 ospedali psichiatrici giudiziari, con 1282 pazienti ( dati marzo 2001 dal DAP) che non solo contrastano con le leggi 180 e 833 del 1978, ma configgono addirittura con i dettami Costituzionali non adeguando la normativa penale a quella civile. Se a questi si aggiungono i circa 31.548 casi di disagio mentale ed un tasso di suicidi dieci volte superiore al mondo dei “liberi” ( dal “Tempo” di Roma 27/9/2004 pag.8) per un totale di 33.770 persone ricoverate in strutture definibili manicomiali ( senza contare i “residui manicomiali” ancora presenti in strutture protette e quelli nascosti nelle pieghe delle famiglie), si ha un quadro disarmante della situazione psichiatrica in Italia di questa “patologia seconda nel mondo”( O.M.S).

Questa “dura realtà” per un Paese civile è stata oggetto di rilevazione, non positiva, nella Relazione da parte del dr.Alvaro Gil- Robles Commissario Europeo per i Diritti Umani nella sua visita in Italia dal 10/17 giugno 2005 ( Comm. DH 2005 9 Strasburgo 14 dicembre 2005- Conclusioni 121/122 ).

Insiste una speranza, illusoria e sciagurata, che le famiglie riescano comunque a “reggere” e che, secondo consuetudine italica, non facciano troppo chiasso, mimetizzando il loro problema tra le mille questioni irrisolte della nostra convivenza civile, mentre “tutto” è precipitato sulle stesse che spesso si ritrovano o si sentono abbandonate a se stesse.

2.) Riteniamo necessario che venga recepita una meticolosa, puntuale normativa di riorganizzazione sia nel campo del Legislatore che in questo delicato ambito neuropsichiatrico, rimasta sempre lettera morta :

a.) dopo le Conclusioni della 12° Commissione Affari Sociali della Camera su “Indagine conoscitiva sulla chiusura degli ospedali psichiatrici del 16 luglio 1997”;

b.) dopo la “Risoluzione n.7-00555 allegato 1° della stessa Commissione di mercoledì 8 marzo 2000. (Atti Parlamentari- Camera dei Deputati pag.101);

Repubblica).

3.) Finché non scappa la tragedia si può sempre rimandare, assicurare interessamento, denunciare le inevitabili ristrettezze del bilancio statale ed annunciare come da quanto segue:

a.) richiesto interventi presso Istituzioni per“garanzia di uguaglianza di servizi in tutte le Regioni” ( da lettera a noi pervenuta dal Presidente della Repubblica Prot.UG n.1107 del15 giugno 2006);

b.) “sentimenti di vicinanza e solidarietà” ( da lettera a noi pervenuta prot.1404 del 4 luglio 2006 On.le Romano Prodi.);

c.)disponibilità invariabilmente future”(come quelle per l’utilizzo del “fondo per la non autosufficienza”, realizzazione di una rete di servizi domiciliari, progetto del “dopodinoi” o “durante noi”) come attesta la lettera pervenutaci dal Dipartimento delle Politiche per la Famiglia prot. n.164/Polfam 2 febbraio 2007  risposta a n/s lettera al Presidente del Consiglio dei Ministri per un “Tavolo Tecnico” sul disagio mentale.

d.) “di far esaminare profondamente il problema”, (come ci assicura il Presidente della Camera nella lettera prot.2007/0003000/PRES dell’8 maggio 2007);

e.)“di una situazione ben presente” alla Commissione Igiene e Sanità), come le assicurazioni da lettere pervenutaci dal Presidente del Senato a firma Prof. Ignazio R.Marino del 19 giugno e 2 luglio 2007 ;

f.) inoltre è significativo evidenziare che nell’apposita “Indagine Conoscitiva sullo stato dell’assistenza psichiatrica in Italia”, autorizzata dal Presidente del Senato in data 28 novembre 2005 e terminata il 1° febbraio 2006, si ammette testualmente che la “definizione di salute mentale è ancora lontana dall’essere universalmente condivisa; cionostante, non si può negare che la logica basagliana – per cui la malattia mentale rappresenta una condizione sociale da accettare e non una vera e propria patologia da curare- “si è rilevata essenzialmente fallimentare e quindi intrinsecamente debole” ( da Legislatura 14°, 12° Commissione Igiene e Sanità  –  Resoconto Sommario n.312 del 01.02.2006).

g.) Che dire, poi tra altro, “come la riforma psichiatrica ha sancito sul campo della psicobiologia con la messa a punto di psicofarmaci ad azione sempre più mirata” ( lettera pervenutaci dal Capo di Gabinetto prot.005821-P-26/06/2007 del 26 giugno 2007 GAB – Ministero della Salute ).

Tutte parole che hanno il pregio di costare poco o di dover interpretare quando rischiano di diventare troppo esigenti,  ma nella peggiore o migliore delle ipotesi si scarica sul destino cinico e baro, cioè sulla cattiva amministrazione precedente “la causa di tutti i mali”.

Purtroppo pare difficile immaginare che si riesca a passare dalle alchimie siderali della grande politica a problemi tanto brutalmente concreti, malgrado i “buoni propositi”:a tut’oggi non si avvertono segnali di valutazionedi questo grave ed urgente problema sanitario.

4.) Ma uno dei problemi più scottanti, più difficili e di maggior rilievo che affliggono le famiglie degli handicappati psico-fisici è l’incertezza del “dopo” , del “dopo la morte” di colui/ei che sostiene il peso dell’assistenza soprattutto per non aver una ragionevole certezza e sicurezza sui vari tempi assistenziali che il proprio familiare superstite dovrà affrontare. Un “sistema” che si riveli idoneo ai bisogni assistenziali ed esistenziali della persona, in grado di garantire, anche se in maniera parziale, l’affetto familiare, ma con quella solidarietà che sappia dare quell’aiuto necessario per compensare il deficit di natura organica, motoria e sensoriale.

La n/s Associazione ha proposto nelle Petizioni al Parlamento Italiano, a quello Europeo nonché nel Ricorso n.44330/06 del 2 novembre 2006 alla “Corte Europea per i Diritti Umani” di Strasburgo di sostenere l’istituzione di un Fondo Speciale Economico a favore dei malati psico-fisici amministrato da un Ente Pubblico, quest’ultimo sempre operante ed attivo garantendo una continuità che la persona fisica non è in grado di sostenere. Anche nel quadro delle strategie comunitarie di salute pubblica, il 18 novembre 2000 il Consiglio “Sanità” della Commissione Europea ha approvato, a seguito di n/s Petizione n.146/1999 ed a norma dell’art.175 paragrafo 3 del Regolamento UE, la Risoluzione n.PE 290.531 CM/4125554IT doc., sulla promozione della salute mentale in Europa.

5.) Il definire, poi, sostegni economici, non ultimo quello dell’assegno di assistenza che attualmente è di euro 256,67 mensili, sono temi che le Istituzioni dovranno affrontare in maniera efficace, decisiva e senza indugio.

E’vergognoso non trovare, fra le pieghe del Bilancio, uno stanziamento per “aumentare” decorosamente le “provvidenze economiche”, anche, per invalidi civili, ciechi civili, sordomuti !

Nella affannosa ricerca del “risparmio”, nelle spese inutili,  perché non far rientrare viaggi all’estero, telefonini, auto blu e nell’evasione fiscale accertare se quelle “barche” parcheggiate nei porti turistici italiani od altre sedi sono in regola con il Fisco, compreso gli ingaggi e reingaggi ai calciatori, ciclisti ed altre categorie sportive, ai cantanti, agli attori, ai politici e via dicendo compreso i manager dello Stato ?

Ma perchè non pensare a quanti mettono quotidianamente in pericolo la loro vita, come i Carabinieri, la Polizia di Stato, le Forze dell’Ordine ed anche i cittadini?

Inoltre il disagio mentale è stato dimenticato nei Documenti Legislativi perché nessuno (compreso le società scientifiche, il mondo dell’associazionismo che “dice” di difendere le famiglie dei malati psichici), ha riconosciuto l’urgenza d’interventi finanziari per i cittadini affetti da disturbi psichiatrici e le loro famiglie.

Signor Presidente

accetti la sincerità, mi sono limitato a porre in evidenza, in poco, una “cosa pratica” e non vane parole.

Penso, comunque, che nessuno può essere in grado di affermare che un più efficiente intervento da parte della  medicina sarebbe in grado a prevenire l’esplodere violento dei raptus della follia, ma è certo che l’assenza di iniziative organiche o provvedimenti legislativi legittima ogni recriminazione.

In ipotesi se chiediamo leggi con principi meno enfatici, ma maggior concretezza, saremmo probabilmente tacciati di vana retorica, di qualunquismo o soffocatori di democrazia, ma noi ci permettiamo di richiederLe risposte forti ed immediate, risposte verso le famiglie che con sofferenza silenziosamente e faticosamente portano avanti il loro “peso”, risposte verso l’opinione pubblica che anela sicurezza nel vivere quotidiano, risposte urgenti e assolutamente  prioritarie.

Non si può ancora assistere ad una “mattanza” di persone innocenti, perché sussiste una carenza di servizi, strutture, cure adeguate e provvedimenti legislativi concreti.

La comunità sociale dovrebbe essere il posto dove la persona umana in condizioni di infermità, sia fisica che mentale, deve trovare solidarietà, difesa e protezione, piuttosto che l’espressione di quanti riconoscono maggiormente il valore degli animali e che in tale maniera pongono l’uomo allo stesso livello, se non sotto!.

La politica “molto distratta” non coglie l’essenza di queste necessità, occupata come è nelle “dispute dispersive”, ma la risoluzione di questo grave ed urgente disagio sociale non si può lasciare ad una lenta ed insanabile burocrazia !

Dobbiamo riconoscere che se i compiti dei NAS dei Carabinieri sono indirizzati, come è avvenuto fin’ora, alla tutela dei diritti e della dignità dei “malati psichici”, allora la Benemerita svolge un’opera meritoria ed abbiamo fiducia che continui in questa azione meritoria, umanitaria e di garanzia giuridica. Le numerose incombenze cui attendono, non impediscono di seguire con altrettanta attenzione l’evolversi delle vicende sociali.

Non possiamo dimenticare, inoltre, le Opere Religiose Cattoliche come don Orione, don Guanella, ed altre Opere Religiose che ben sostituendo il “pubblico” danno cure ed attenzioni adeguate.

Ancora una volta esprimo la nostra viva riconoscenza per le parole di sostegno e di denuncia coraggiosa della situazione malattia mentale espressa dai Vescovi e da Papa Ratzingher rivolte alla comunità internazionale e nazionale con invito ad operare con modalità prioritarie e propositive per un radicale cambiamento legislativo ed istituzionale. “C’è bisogno”, al riguardo dice il Pontefice,” di promuovere politiche che creino le condizioni nelle quali gli esseri umani possono sopportare degnamente malattie incurabili” ( Benedetto XVI Messaggio per la “Giornata Mondiale del Malato 2007) In questa ottica anche nel Messaggio per la “16° Giornata Mondiale del Malato” il Santo Padre ricorda i malati ed ha voluto dedicare una specifica preghiera per i disabili psichici durante il mese di febbraio 2008.

Signor Presidente,

l’opinione pubblica attende che Lei ed il Suo Governo con senso di responsabilità e solidarietà esprima una normativa di riorganizzazione dell’assistenza psichiatrica, come suggerito dalle nostre Petizioni ( n.5 alla 12° Commissione Igiene e Sanità e col n.6 alla 3° Commissione Affari Esteri del  Senato della Repubblica ) e ( n.9 e alla 12à Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati) che intendono tutelare i diritti alla salute degli handicappati psico-fisici a difesa di tutti i cittadini.

E’ significativo che nella 14° Legislatura era in esame un Testo di Legge Unificato sull’assistenza psichiatrica, dove era anche abbinata la n/s Petizione (n.23 alla Camera e n.13 al Senato della Repubblica),“Testo di Legge Unificato”( Burani-Procaccini) sparito dalla scena parlamentare per “cause ignote”!).

Ma a quante morti violente, procurate da menti psichicamente tarate, dobbiamo ancora assistere prima di “costruire” strutture atte alla prevenzione, cura ed eventuale inserimento sociale di questi “malati”?

Mi permetto di richiedere, conoscendo la Sua sensibilità verso i problemi sociali, un Suo intervento diretto ad interessare quelle necessità che da ben  14 anni portiamo avanti ed esposte nelle Petizioni, onde avviare l’iter necessario ed utile al fine di concretizzare questo urgente e grave problema sociale che investe anche l’opinione pubblica.

Grato per una cortese risposta, porgo deferenti ossequi.

Felice Previte

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