L’uomo, in quanto animale religioso, ha bisogno di segni: di sacerdoti vestiti da sacerdoti, di chiese che sembrino luoghi sacri, e non teatri; di inginocchiatoi, e non di non sedie, per confessare i propri peccati, di giorni festivi che siano diversi da quelli feriali…

Un’esigenza, quest’ultima, testimoniata in ogni epoca, anche in quella del secolarismo: i rivoluzionari francesi aboliscono le festività sacre, ma le sostituiscono con ricorrenze naturalistiche; i positivisti alla Comte propongono di celebrare la memoria degli scienziati al posto di quella dei martiri, mentre i risorgimentali alla De Amicis vorrebbero sostituire San Pietro e san Paolo con Mazzini e Garibaldi…nessuno, insomma, vuole stare senza niente. I sistemi totalitari faranno qualcosa di analogo, essendo, in ultima analisi, surrogati dell’ esperienza religiosa.

E oggi? Oggi feste antiche, come Halloween, ricorrenza celtica, prima cristianizzata e poi spogliata del suo significato originario, mobilitano all’improvviso, in pochi anni, milioni di persone, e di euro. Un tempo, in occasione di questa festa, si ricordavano i propri cari e ci si sentiva vicini a loro, con un legame di comunione spirituale. In Sicilia ci sono zone in cui i morti portano i doni ai bambini; in Romagna “tutti si alzavano di buon’ora e i letti erano lasciati per il riposo degli antenati”. In altre regioni “si usava fare una questua per i poveri, raccogliendo pane e farina”, mentre a Bergamo si preparavano “grandi pentole colme di una speciale minestra d’orzo che veniva caritatevolmente distribuita ai poveri”. Dovunque era festa, e i defunti, tornando nella loro casa, dovevano trovare calore, cibo e ristoro (Paolo Gulisano, “La notte delle zucche”, Ancora).

Tutti modi, già pagani e poi cristiani, per affermare che la morte non è l’ultima parola, che l’uomo ha una natura immortale, e che la morte è stata sconfitta: “Dove è, o Morte, la tua vittoria? Dove è, o Morte, il tuo pungiglione?”.

Oggi, invece, Halloween è un’altra faccenda: i morti, purtroppo, sembrano morti per sempre, e possono tornare solo come figure mostruose, come zombie, come comparse in un film d’orrore, fatto di streghe, pipistrelli, gatti neri e scheletri spaventosi.

Nasce così una festa commerciale, per stressati che si divertono un po’ con giochi strani e zucche vuote, un revival di antichità pagane, una notte in cui dedicarsi ai tarocchi, o a qualche rito più o meno tenebroso. Le associazioni contro la vivisezione, infatti, si mobilitano per “evitare sacrifici di animali per riti satanici”: monitorano, di notte, i canili e le colonie feline… Per fortuna non siamo ai tempi dei celti, quando i druidi, come racconta Cesare, sacrificavano gli uomini, incendiandoli dopo averli chiusi in colossali figure umane intessute di vimini.

Eppure qualche mamma, in certe grandi città dell’America o dell’Inghilterra, preferisce tenere a casa i figli più piccoli per evitare sorprese. Si teme forse che i tempi pagani di Medea, o di Canidia, la strega di Orazio che sacrificava fanciulli, possano riapparire, insieme alle Baccanti, che si ubriacavano nelle orge, sbattevano indiavolate i tirsi sui tamburi, e finivano poi per uccidere animali o bambini: in fondo, certi locali notturni, e certa “musica di Satana”, intessuta di messaggi subliminali, di inviti al suicidio, alla droga e al satanismo, sono forse peggio delle antiche cerimonie bacchiche.

E’ curioso come un’epoca che non crede al demonio, ami poi così tanto i suoi segni: penso alla simbologie di certi gruppi rock o metal, ad alcune riviste di magia per fanciulli, al gusto per l’occulto di tanti giovani…(Walter Salin, “Il canto di satana”, Fede & Cultura).

Bisogna infine ricordare che a lanciare Halloween come festa dell’horror contribuì un film del 1978, “Halloween, la notte delle streghe”, in cui un pazzo indemoniato, tale Michel Myers, si scatena, nella notte del 31 ottobre, uccidendo e compiendo mostruosità di ogni genere.

Nella filastrocca all’inizio del film si parla di “malocchio e gatti neri, malefici misteri/il grido di un bambino bruciato nel camino….”. Quella dei sacrifici è una vecchia mania della stregoneria di ogni tempo, che troviamo anche nella recente storia, lorda di sangue, delle “bestie di Satana” di Varese.

Nel diario di una affiliata, Chiara, poi sacrificata dal suo gruppo, insieme al fidanzato, si legge: “Sinuosa e bella come una pantera….luce mia, dolce strega, in un bosco circondata sei da candele, e in mano ancora stringi il cuore palpitante del bambino sacrificato alle tenebre”.

Siamo certi che Halloween sia solo “dolcetto-scherzetto”?

Di Francesco Agnoli (del 01/11/2007 )

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