di Marco Rusconi

Tempo fa in un mio articolo dal titolo “Servire! Non Servirsi!” abbracciai la teoria secondo la quale i politici sono i camerieri dei banchieri.

Non è che abbia cambiato idea, di questi tempi sarebbe anche difficile farlo, però sono doverose alcune precisazioni, come si suol dire, non possiamo fare di tutta l’erba un fascio.

Dopo Nigel Farage, che considero una delle poche voci adibite al controcanto all’interno del lobotomizzato coro formato dalla stragrande maggioranza dei parlamentari europei, c’è un’altra figura politica che inizia a godere della mia stima, si tratta del premier ungherese Viktor Orban.

L’Ungheria di Orban, approvando il testo della nuova Costituzione, ha dato il via ad un processo mirato a riqualificare il ruolo delle proprie istituzioni mettendo al centro Dio,la persona e la profonda identità del suo popolo legata alla tradizione cristiana che si identifica con la figura del Re Stefano, la cui sacra corona rappresenta l’unità della nazione. Viene stabilito in modo inequivocabile che il matrimonio è da intendersi solo ed esclusivamente come l’unione tra uomo e donna, che la vita dell’embrione deve essere protetta fin dal suo concepimento e che il cristianesimo è elemento fondante della nazione.

Oltre a ciò sono stati limitati i margini di manovra della BCE attraverso il controllo di istituzioni statali democraticamente elette, sono state poste in essere misure finalizzate alla statalizzazione dei fondi pensione e sono nate nuove tasse nei confronti di grandi gruppi stranieri che operano in settori chiave come alimentare, telecomunicazioni e credito.

Tutte regole basate su principi che fanno rima con “autodeterminazione” e che per questo motivo debbono essere banditi, censurati, considerati “junk” (il declassamento ad orologeria da parte delle agenzie di rating è puntualmente arrivato) da ogni persona amante di questo grosso contenitore di persone ma non di valori, nonché super-stato, chiamato UE.

Quelli sopra elencati sono provvedimenti presi da uno stato sovrano, il cui parlamento è stato democraticamente eletto che sente il bisogno di vedere riaffermati all’interno dei propri confini quei principi e quei valori fondanti la nostra società che per millenni hanno rappresentato al di là di valori morali, valori tradizionali e culturali dai quali nessuna agenzia di rating potrà mai separarci.

Pensare che oggi, nella nostra Europa nata da interessi economici, che perirà per interessi economici, vi siano governanti disposti a mettere la propria faccia contro i poteri forti in difesa dell’identità del proprio popolo mi rincuora e mi fa pensare che qualcuno ancora non si sia arreso a questo modello per cui uno stato è democratico e responsabile solo ed esclusivamente se d’accordo con la burocrazia bancaria che comanda l’Europa serva di Moody’s, Fitch e Standard & Poor’s.

Mi dicono che Budapest sia una città bellissima, chissà che presto non vi faccia visita per rendere onore a chi ha anteposto l’interesse del proprio popolo a quello delle plutocrazie europee.