Buenos Aires, 6. La Chiesa considera “molto grave” l’esito del passaggio parlamentare compiuto dalla norma sul “matrimonio omosessuale” che ieri è stata approvata dalla Camera dei deputati argentina. E particolarmente negativo è il giudizio sul fatto che queste coppie possano adottare dei bambini. È quanto ha detto il vescovo ausiliare di La Plata, Antonio Marino, responsabile dell’episcopato argentino per l’attività legislativa.
Il progetto di legge relativo al matrimonio “fra persone dello stesso sesso – ha rilevato il presule – non costituisce nessun progresso e invece va a modificare in modo rivoluzionario il concetto di società e di famiglia”. Si tratta, infatti – ha aggiunto – “di una rivoluzione concettuale e culturale con la quale la Chiesa è in disaccordo”. E, appunto, “la cosa più grave è che queste coppie gay possano adottare figli”.

Il vescovo ha sottolineato, inoltre, che la Chiesa continuerà a dialogare con le istituzioni “offrendo i propri argomenti” anche in vista del passaggio al Senato che ora sarà chiamato a fornire un voto definitivo sul provvedimento. Argomentazioni in cui si mette in guardia anche circa l’incostituzionalità di un tale progetto e i danni che deriverebbero dall’adozione di minori da parte di coppie omosessuali. “Il bambino – viene ricordato – ha il diritto di crescere e di svilupparsi nella sua dimensione psicosessuale attraverso la complementarità tra l’uomo e la donna”. Se si avrà l’approvazione definitiva, l’Argentina sarà il primo Paese latinoamericano a riconoscere e a equiparare il matrimonio tra persone delle stesso sesso a quello eterosessuale. Anche se in alcune realtà statali all’interno di nazioni federali – come il distretto di Città del Messico – o in Paesi come l’Uruguay, i diritti delle unioni omosessuali sono già stati riconosciuti.
Il voto della Camera dei deputati di Buenos Aires è arrivato dopo una lunghissima discussione parlamentare. Il provvedimento è passato con 129 voti a favore contro 109, oltre a sei astenuti. E al riguardo monsignor Marino ha lamentato il fatto che alcuni parlamentari avrebbero ceduto rispetto ai propri convincimenti di fronte “alle pressioni di alcuni gruppi minoritari”.
Già nei mesi scorsi vi erano stati alcuni tentativi da parte di coppie omosessuali di far passare il principio del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso ricorrendo ai tribunali civili di singoli Stati, a cominciare da quello di Buenos Aires che aveva dato un primo parere favorevole aprendo così anche una querelle giudiziaria. Tuttavia, da mesi diverse proposte di legge attendevano di essere discusse nel Parlamento argentino. Adesso, però, è arrivata la prima approvazione resa possibile anche da una maggioranza trasversale ai due schieramenti. La legge dovrà comunque superare lo scoglio del Senato, dove i numeri per l’approvazione sembrano più incerti e in quella sede riprenderà anche la battaglia politica e giuridica.
Il provvedimento è costituito da 43 articoli che modificano in diverse parti il codice civile e rivedono il concetto di coniuge nel matrimonio, parlando di “contraenti” invece che di uomo e donna. “Il matrimonio – si legge infatti nel testo in esame – avrà gli stessi requisiti ed effetti, indipendentemente dal fatto che i contraenti siano dello stesso sesso o di sesso differente”.
La Conferenza episcopale argentina, che non ha mai risparmiato le critiche al progetto, segue con molta preoccupazione l’iter della legge. Lo scorso 20 aprile, nel corso della 99ª assemblea plenaria, i presuli avevano diffuso un documento in cui si fa appello alla coscienza dei legislatori perché nel decidere su una “questione di tale gravità”, tengano in considerazione alcune “verità fondamentali” per il bene del Paese e delle sue generazioni future. Si sottolinea, pertanto, come “l’unione fra persone dello stesso sesso non presenta gli elementi biologici e antropologici propri del matrimonio e della famiglia”. In particolare, i vescovi argentini richiamano il dovere delle istituzioni a tutelare a livello legislativo il matrimonio tra un uomo e una donna “per assicurare e promuovere il suo insostituibile ruolo e contribuire al bene comune della società”. Poiché “una volta concesso il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso”, o equiparando tali unioni al matrimonio, “lo Stato agirebbe in contraddizione con i suoi doveri, alterando i principi dell’ordine naturale e pubblico della società”. Per i presuli l’attuale codice civile “non discrimina”, bensì “riconosce solo una realtà naturale” quando richiede la diversità dei sessi per contrarre matrimonio. Al contrario “le situazioni giuridiche di reciproco interesse tra persone dello stesso sesso possono essere sufficientemente protette dal diritto comune”.

(©L’Osservatore Romano – 7 maggio 2010)