Storie di intolleranza e incapacità di dialogo tra credenti e mondo d’ispirazione atea

MARCO TOSATTI da Vatican Insider

Nella Parigi del Re Sole, su uno dei pochi colli che spezzano il piatto panorama della città, traversata dalla Senna, c’é la chiesa di San Medardo. E nel giardino e nella zona intorno alla chiesa avvennero strane cose; eventi legati allo spirito, convulsioni, e – sembra – guarigioni miracolose. Cose imbarazzanti, anche perché sembravano non tanto in linea con il regime. Tanto che un editto del Re proibì assembramenti e riunioni nel cimitero di San Medardo, dove amici e sostenitori di un certo Jean de Paris, ivi sepolto, in odore di santità, pareva essere il detonatore di tanta spiritualità. Accanto, apparve, affisso da mano ignota, un cartello ironico, che fingeva provenire dalla corte di Versailles: “De par le Roi – Defense a Dieu – De faire miracle – Dans ce lieu”. (Da parte del Re- Proibizione a Dio – Di fare miracoli – In questo luogo). Un fatto analogo sta accadendo in Gran Bretagna, dove la British Standards Authority (Asa) ha diffidato un gruppo di cristiani che hanno la loro sede nella città di Bath, nel Somerset, dal dichiarare e rendere pubblico, implicitamente o esplicitamente, che, grazie all’intercessione delle loro preghiere la gente può essere guarita fisicamente.

Una fondazione cristiana regolarmente registrata, che si chiama “Healing on the Streets – Bath” (Guarire nelle strade  – Bath) che agisce tramite squadre di attivisti formate da cristiani di molte appartenenze confessionali diverse ha organizzato incontri di preghiera pubblici per la gente della città per tre anni di seguito, regolarmente, di fronte all’Abbazia di Bath, e abitualmente si offre di pregare per le persone malate, che sperano di ricevere guarigione grazie alla loro richiesta.

Tutto è andato avanti tranquillamente fino a quando Hayley Stevens, di 24 anni, un’atea dichiarata, di Bradford on Avon, nel Wiltshire, che agisce come blogger e conferenziera portando avanti una campagna di carattere antireligioso a tutto campo, ha deciso di sporgere una denuncia alla British Standards Authority contro i manifesti che pubblicizzavano le attività di preghiera del gruppo cristiano, sostenendo che i risultati di guarigione ottenuti tramite le preghiere “non potevano essere sostanziati” da prove scientifiche.

Sul sito web   www.thisissomerset.co.uk , è possibile  trovare una sua diciarazione, in cui afferma: “Ho sporto denuncia all’Asa per quanto riguarda le pretese di guarire le persone con le preghiere, ed era una denuncia diretta contro i guaritori spirituali o persone che facevano dichiarazioni false per quanto concerne i metodi di cura e guarigione. Non mi ero neanche accorta che la gente di Healing on the Street erano cristiani finché non sono arrivata a casa e sono andata a visitare il loro sito web”. Hayley ha aggiunto: “La mia battaglia non è con la loro fede cristiana, è rivolta contro una situazione, potenzialmente pericolosa, di persone vulnerabili che pensano di poter essere curate di malattie serie come il cancro. Non credo che sia appropriato per loro stare fuori per strada e incontrare qualcuno, magari con problemi mentali, che dovrebbero essere trattati in maniera appropriata”.

La denuncia è stata accolta, e ora l’Authority ha ordinato al gruppo cristiano di smetterla di affermare sul loro sito web, e nel loro materiale stampato, che Dio può curare. Il fondatore del gruppo cristiano, Paul Skelton, ha dichiarato: “Altre squadre in tutto il Paese sono stati prese a bersaglio in modo analogo. Sembra molto strano a noi, che l’Asa voglia impedirci dal dichiarare sul nostro sito web la convinzione cristiana basilare che Dio può guarire”. Secondo Skelton, la British Standards Authority avrebbe chiesto ai responsabili del gruppo di firmare un documento in cui accettiamo di dire delle cose che sono “inaccettabili per noi, come senza dubbio lo sarebbero per chiunque a cui si ordinasse di non proclamare le verità di base della loro fede, o delle convinzioni filosofiche”. E in effetti l’Authority, così facendo, chiede al gruppo cristiano di non parlare di una convinzione comune, e ampiamente diffusa e fondata, che è un aspetto importante della fede cristiana. In pratica, è una richiesta di abiurare alla fede cristiana nella Bibbia. I responsabili del gruppo hanno tentato di raggiungere un compromesso; ma, ha dichiarato Skelton, “ci sono cose sulle quali non possiamo essere d’accordo, e fra questa c’è la proibizione a esprimere ciò in cui crediamo”. E di conseguenza Healing in the Street agirà legalmente per opporsi alla decisione dell’Asa, e andrà in appello.

Del caso si è interessato anche l’organizzazione internazionale chiamata “Christian Concern”, che si occupa delle violazioni dei diritti dei cristiani in tutto il mondo. Il responsabile operativo dell’organizzazione, Andrea Minichiello Williams, ha dichiarato: “Questa decisione colpisce al cuore la libertà di fede nel Regno Unito. Il prossimo passo sarà di affermare che dire alla gente che i loro peccati sono perdonati, o che possono andare in Paradiso, infrange le regole della pubblicità? E tutti i siti cristiani e i volantini cristiani saranno passibili di questo tipo di denunce? E tutta la dottrina cristiana è destinata a essere giudicata ingannevole dall’Authority”?. Secondo Mincihiello Williams “questa decisione rivela fin troppo chiaramente come le libertà di base cominciano a perdersi rapidamente in una nazione che ha scelto in maniera crescente il secolarismo contro la fede cristiana”.

“Immaginatevi di vivere in un Paese governato da dei letteralisti così autoritari che vi sia proibito dire ‘Dio guarisce’sulla base che, parlando da un punto di vista tecnico, non è vero – ha scritto un commentatore, forse l’unico a essersi interessato del caso, su un quotidiano britannico -. Bene, non avete bisogno di immaginarlo. Se leggete questo blog all’interno della Gran Bretagna, vivete già in quel Paese”.