da Il Sussidiario.net

Uno spot pro aborto, il primo della storia della televisione inglese. Andrà in onda lunedì sera sull’emittente Channel 4. Ondata di polemiche da parte delle associazioni pro life ma anche di alcune abortiste. Lo spot, trenta secondi di durata, verrà trasmesso durante la prima puntata di un nuovo show, “The Million Pound Drop”. Lo ha preparato l’associazione “Marie Stopes International”, una associazione abortista. Che ha sfruttato un escamotage legale per aggirare il divieto di pubblicità pro aborto che vige nel Regno Unito. Essendo infatti la MSI una associazione no profit (che riceve oltre 30 milioni di sterline, circa 35 milioni di euro, dal servizio sanitario inglese per praticare circa 65mila aborti all’anno) sono riusciti a sfruttare il fatto che le organizzazioni senza fini di lucro possono evitare la suddetta restrizione.

Lo spot verrà trasmesso per l’intero mese di giugno: il primo dopo le 21, tutti i successivi senza alcuna limitazione di orario. Si cercherà soltanto di non trasmetterli durante i programmi per i minorenni. Simon Calvert del “Christian Institute” ha protestato che Channel 4 è finanziata con il denaro pubblico: “La gente, già probabilmente scioccata nell’apprendere quanto denaro pubblico viene dato all’associazione per eseguire gli aborti, lo sarà ancora di più nel sapere che parte di quel denaro viene usato per promuovere iniziative a favore dell’aborto”. Non si conoscono i dettagli dello spot, se non che ha una frase slogan: “Sei in ritardo?” (riferita al ciclo mestruale) che scorre su immagini di donne preoccupate, mentre la parola “aborto” non verrebbe pronunciata. Per i responsabili della Marie Stopes è solo uno spot informativo perché le donne sappiano a chi potersi rivolgere senza essere giudicate.

Molte associazioni criticano invece l’iniziativa perché non fornisce “informazioni complete sullo sviluppo del feto, sulla procedura stessa dell’interruzione di gravidanza, sui rischi a cui si espongono le donne e sulle eventuali alternative all’aborto” e perché “è uno spot che reclamizza l’uccisione di bambini non ancora nati”. Channel 4 si difende dicendo che saranno i telespettatori a farsi la loro opinione su quanto lo spot cerca di comunicare.