di Fareed Khan
Un’associazione islamica ha denunciato tre sacerdoti cattolici e un laico, che avrebbero innescato le violenze a Gojra. L’amministrazione del Punjab ha sospeso i risarcimenti alle vittime, stanziati in precedenza dal governo. La comunità cristiana auspica l’abrogazione della legge sulla blasfemia e la punizione dei colpevoli.

Lahore (AsiaNews) – A più di un mese dalle violenze anti-cristiane a Gojra e Koriyan, nel Punjab, la comunità locale è ancora in attesa di giustizia ed è vittima di minacce dei leader musulmani, che fomentano l’odio inter-confessionale e montano false accuse contro i sacerdoti. La polizia pakistana ha denunciato i cristiani, molti dei quali sono costretti a vivere in tende perché le loro case sono state bruciate; l’amministrazione locale ha interrotto la distribuzione dei risarcimenti; estremisti islamici chiedono il rilascio senza processo dei colpevoli della strage e sfruttano la legge sulla blasfemia per sferrare nuovi attacchi alle minoranze religiose del Paese.
Il 30 luglio scorso migliaia di fondamentalisti islamici hanno assaltato il villaggio di Koriyan, bruciando 51 case cristiane. Il primo agosto, almeno 3mila estremisti hanno preso di mira la comunità cristiana di Gojra, bruciando vive sette persone (tra cui due bambini e tre donne) ferendone 19 e incendiando un centinaio di abitazioni. A scatenare le ire dei fondamentalisti, l’accusa di aver dissacrato il Corano a carico di due cristiani del villaggio, di cui chiedevano l’impiccagione. Su YouTube sono disponibili diversi filmati che testimoniano le violenze ai danni dei cristiani.
Padre Aftab James Paul, direttore della commissione diocesana per il dialogo interreligioso di Faisalabad, riferisce la denuncia di un’organizzazione musulmana, secondo cui il sacerdote cattolico, altri due preti e un laico sono “i veri responsabili”. La Muslim Mahaz Tanzeem for Peace, associazione islamica con sede a Gojra, accusa p. Shabir Bashir, p. Khalid Rashid, p. Aftab James Paul e Samuel Qumer di aver fornito le armi a Naveed Masih, giovane cristiano che avrebbe aperto il fuoco contro i musulmani, scatenando le violenze. L’associazione chiede che i quattro cristiani – bollati come “colpevoli” – vengano arrestati; in caso contrario l’amministrazione sarà considerata “responsabile” per una nuova e possibile ondata di violenze.
Nei giorni scorsi il responsabile del distretto amministrativo del Punjab ha disposto la sospensione dei risarcimenti per le vittime delle violenze, stanziati in precedenza dal governo locale. Lo riferisce l’emittente pakistana Royal Tv Channel, secondo cui la decisione ha scatenato le proteste dei cristiani. Nel frattempo i leader musulmani di Gojra chiamano a raccolta la popolazione, invocando manifestazioni di piazza per il rilascio dei colpevoli delle violenze senza che siano processati. Il clima di odio e di tensione ha contribuito ad alimentare una sensazione di miseria, impotenza e sfiducia fra i cristiani, che chiedono la protezione della polizia e azioni decise da parte del governo.
All’indomani delle violenze il Ministro capo del Punjab ha avviato una commissione di inchiesta, presieduta da un giudice dell’Alta Corte di Lahore, che ha registrato più di 500 testimonianze. Un documento del distretto di polizia di Faisalabad afferma che gli incidenti di Gojra e Koriyan sono “un atto di terrorismo” perpetrato da militanti islamici. Ma l’offensiva degli estremisti non si ferma, e la polizia continua a montare accuse contro i cristiani, scaricando su di loro la responsabilità.
Atif Jamil, direttore di una organizzazione non governativa locale per lo sviluppo, auspica la fine delle violenze anti-cristiane perpetrate in nome della legge sulla blasfemia, di cui chiede l’abrogazione. Egli ribadisce l’importanza di azioni decise  contro i colpevoli e il risarcimento delle vittime, alle quali va garantita la sicurezza. I partiti politici, uniti, dovrebbero infine condannare la leadership locale che ha permesso la divisione e l’odio confessionale a Gojra e nel distretto di Toba Tek Singh.