intervista a José Miguel García
Tratto da Il Sussidiario.netil

«Molti giovani hanno intrapreso un cammino di fede nel contesto della Giornata mondiale della gioventù, ritrovando Cristo e la Chiesa».

È un fatto, questo, che schianta ogni polemica ideologica, come quella dei gruppi più radicali che non perdono l’occasione per andare contro la Chiesa e il papa, come El País, che ha parlato di «saldi di fine agosto» a proposito della facoltà, concessa ai confessori dal vescovo di Madrid card. Antonio María Rouco Varela, di assolvere le giovani che hanno praticato l’aborto. «La vera caratteristica del momento attuale è che in qualche modo le minoranze radicali, che ormai fanno parte della storia della Spagna, sono ben viste dal governo» dice a ilsussidiario. net José Miguel García, teologo, delegato per la Cultura nell’organizzazione della Gmg. Tutte le iniziative culturali della Giornata, spiega García, sono state pensate con lo scopo di offrire una «testimonianza della fede, proprio per far vedere che la fede è il vero senso della vita».

José Miguel García, qual è l’importanza di questo evento per la Spagna e la sua gente?
Vedo questo evento in chiave provvidenziale. Se il Papa ha accettato la proposta della Spagna, e sicuramente c’erano sul tavolo altre proposte, è perché vuole favorire la fede del nostro popolo, le radici cristiane che sono all’origine della nostra identità e di tutta la nostra storia. Sicuramente gioca anche il problema della scristianizzazione, oggi dilagante. Quello che vedo chiaramente, avendo a che fare con tanti giovani, è che tutti coloro che hanno un compito educativo – dalle famiglie agli ordini religiosi – non riescono a tramandare la fede alle giovani generazioni. Oggi la gioventù spagnola è una gioventù pagana. Hanno sicuramente qualche idea residua del cristianesimo, ma non ne hanno mia fatto esperienza. Ecco perché questa Giornata è un dono straordinario.

Le Gmg hanno ormai una storia collaudata, se pensiamo al successo che hanno sempre ottenuto sia con Giovanni Paolo II, sia dopo di lui con Benedetto XVI. Moltissimi giovani hanno detto di essere stati cambiati da questo evento. Com’è possibile secondo lei?
Hanno ragione! Per la mia esperienza posso senz’altro dire che molti giovani hanno intrapreso un cammino di fede nel contesto della Gmg, ritrovando Cristo e la Chiesa. Secondo me ci sono due aspetti. Prima di tutto ogni Gmg è un’esperienza ecclesiale molto intensa, che i giovani vivono in compagnia di persone della loro età. E poi vedono e seguono un adulto «speciale»: prima Giovanni Paolo II, adesso Benedetto XVI. Il Papa è un padre, un adulto che fa loro una proposta umana e cristiana fortissima, personale, aperta a tutti. I giovani la desiderano, ma molti di essi non trovano oggi adulti all’altezza. La testimonianza del Papa desta in loro, come nessun’altra, il desiderio di poter fare anch’essi questo cammino.

Lei è tra i principali organizzatori. Ci sono delle novità particolari in questa Gmg di Madrid rispetto alle altre?
Sì, soprattutto dal punto di vista culturale. Rispetto alle altre edizioni, nelle quali la proposta culturale si sostanziava soprattutto nelle forme dell’intrattenimento comune, in questa edizione si vuole soprattutto offrire una testimonianza di fede in tutte le arti: pittura, scultura, danza, teatro, cinema, attraverso mostre, esposizioni e concerti. Attraverso questa ricchezza si vuole favorire l’incontro con Gesù e con la bellezza della Chiesa. Molte proposte sono arrivate al centro organizzativo da tutto il mondo; abbiamo fatto una scelta molto oculata, perché da 700 proposte circa ne abbiamo scelte 250, non di più.

Ma in tutto questo fiorire di proposte, anzi in tutta la serie di eventi che terranno i giovani impegnati fino a domenica prossima, qual è il vero «centro» cui guardare?
Non può non essere l’incontro con il Papa. Quest’anno ci sono due novità: la prima, la via crucis viene fatta al cospetto di 14 sculture, vere opere d’arte della nostra epoca barocca, una per ognuna delle 14 stazioni. E la seconda è l’incontro del Papa con i professori universitari giovani, tutte persone sotto i 40 anni, che si terrà nella basilica dell’Escorial. Il Papa ha fortemente voluto questo incontro, che richiamerà solo dalla Spagna più di duemila giovani docenti.

E il momento culminante degli incontri col Papa?
Secondo me sarà la veglia del sabato, quando giovani di tutti i continenti faranno delle domande sulla fede, affrontando problemi che loro sperimentano nel contesto culturale dei giorni nostri. E poi l’omelia di Benedetto XVI, domenica, nella Messa conclusiva.

In che modo un evento di questo genere parla alla Spagna, dove lo scontro tra cattolici e gruppi laicisti è così acceso? Il movimento del 15 M, quello degli indignados, ha deciso di assecondare una marcia contro il Papa…
In Spagna, per ragioni storiche, c’è una minoranza radicale che ha criticato e critica ferocemente la Chiesa. Non è dunque una novità e non deve sorprendere. Direi invece che la vera caratteristica del momento attuale è che in qualche modo essa viene ben vista dal governo, dal potere politico. Da questo punto di vista non si vieta nessuna manifestazione, magari non la si incoraggia pubblicamente, ma non si fa niente per impedirla e per evitare di guadagnare a queste iniziative la simpatia della gente. Avranno successo? Dipende dallo spazio libero concesso dalla polizia e dal potere politico.

In Italia il Corriere ha riportato che i confessori a disposizione dei pellegrini potranno, in via eccezionale, assolvere anche chi ha abortito. El País ha per questo ironizzato sui «saldi di agosto».
Che in occasione di questa Gmg il vescovo, l’unico che ha canonicamente il potere di perdonare il peccato dell’aborto, decida di concederlo, è una iniziativa opportuna e intelligente: purtroppo tanti ragazzi in Spagna, ma non solo, in un modo a volte incosciente, a volte cosciente ma sempre favorito dalla cultura e dalla politica dominante, usano l’aborto come metodo anticoncezionale. Alla luce di come i media hanno trattato la cosa, non so se la Chiesa ha saputo comunicare il problema nel migliore dei modi, ma questa è un’altra questione. Resta il fatto, eloquente, che molta stampa ha fatto un attacco frontale, perché vuol continuare a favorire l’aborto nel modo più aperto e spudorato possibile. In realtà, tutto questo che cosa dice? Che se i ragazzi vanno a confessarsi, percepiscono in quella scelta una non-umanità di fondo, una colpa.

Cosa ha voluto dire per lei lavorare all’organizzazione di questa Giornata?
È come toccare con mano che la chiesa viene costruita dallo spirito di Cristo e sostenuta di continuo nella storia proprio perché c’è Lui. Altrimenti sarebbe impossibile; proprio lavorando qui, si sperimenta tutto il limite di cui l’uomo è capace. Ma al tempo stesso ho potuto toccare con mano come tramite questa realtà umana, Cristo genera una speranza e dà nuovo gusto alla vita di tanti giovani che avevano ceduto al cinismo e al disincanto, e che qui a Madrid hanno offerto gratis la loro opera. E questo è un miracolo.