Anche i nuovi modi di comunicare tra grandi domande e risposte di fede
di Mimmo Muolo
Tratto da Avveniredel 17 agosto 2011

Come definire la Gmg 2011 che si è aperta ufficialmente ieri con la Messa nella centralissima Plaza de Cibeles, cuore di Madrid? Come ognuno dei grandi incontri che dal 1985 a oggi l’hanno preceduta, anche questa Giornata può essere guardata da più angolazioni, ma se si esamina la parabola venticinquennale degli appuntamenti tra il Papa (Giovanni Paolo II, prima, e Benedetto XVI, poi) e i giovani di tutto il mondo, viene quasi spontaneo definirla “la prima Gmg di terza generazione”. Tre, infatti, sono a ben vedere le tipologie di giovani (le generazioni, appunto), con cui questa grande staffetta dello Spirito ha dovuto misurarsi.

Quando Papa Wojtyla ebbe l’intuizione (che oggi non è esagerato chiamare profetica) di radunare per la prima volta i ragazzi dei cinque continenti intorno al Successore di Pietro, i giovani che si trovava di fronte erano quelli che avevano subito il fascino culturale del ’68. Giovani in cerca di liberazione da certi schemi avvertiti come oppressivi, ma che nell’ansia di costruire un progetto alternativo si erano consegnati quasi in blocco ad una delle più antiliberali ideologie del Novecento, salvo poi doverne constatare il fallimento storico e sociale.

Giovanni Paolo II ebbe forza e argomenti per parlare direttamente a questa “prima generazione” e di mostrare che la vera libertà dell’uomo si trova solo in Cristo. Così, quando qualche anno dopo cadde il Muro di Berlino e (da Czestochowa 1991 in poi) fu possibile anche per la Gmg respirare a due polmoni, ecco affacciarsi sulla ribalta delle Giornate Mondiali una “seconda generazione” di giovani. Anche a loro il Papa ora beato dovette però aprire gli occhi, ricordando in pratica come non basti la libertà politica per l’autentica liberazione dell’uomo anche dalla schiavitù del peccato.

E tutto il magistero di Giovanni Paolo II sulla necessità di congiungere sempre verità e libertà sta lì a dimostrarlo. Ora siamo, appunto, alla “terza generazione”, che giunge a Madrid dopo la caduta (già a Sydney e a Colonia in qualche modo anticipata) di un altro muro: il confine tra reale e virtuale. Quelli che Benedetto XVI incontrerà nella capitale spagnola sono i giovani della generazione digitale, capaci di muoversi e intessere relazioni con la stessa disinvoltura sia nella vita di tutti i giorni sia nel mondo del Web 2. 0. Generazione avanzata e positiva, dunque, ma non meno esposta ai pericoli rispetto alle precedenti.

Come Papa Ratzinger ha avvertito, fin dal messaggio preparatorio della Gmg 2011, il rischio più grande per questi giovani, disorientati da una società liquida e senza saldi punti di riferimento educativi, è cedere alle lusinghe dell’ideologia relativista, che vorrebbe eliminare i grandi valori e Dio stesso dalla vita sociale e pubblica, «prospettando di costruire un paradiso senza di Lui – sono le parole del Pontefice – mentre l’esperienza insegna che il mondo senza Dio diventa un inferno». Parlare di Cristo a questi giovani è la nuova sfida.

Ed è la sfida della Gmg di terza generazione. Benedetto XVI e gli organizzatori l’hanno già raccolta, sia quanto ai mezzi (Internet e social network sono entrati a pieno diritto negli strumenti di dialogo con i ragazzi di tutto il mondo, specie i più lontani dalla Chiesa) sia nei contenuti di cui già abbiamo avuto ieri sera un assaggio nella Messa di apertura e che saranno dispiegati pienamente da qui a domenica. Perché, in fondo, le domande dei giovani sono sempre le stesse. «Che senso ha la mia vita, quale scopo, quale direzione dovrei darle?», ha scritto di se stesso, quando era giovani, Papa Ratzinger.

Domande sotto le quali potrebbero mettere la firma, ne siamo certi, anche i giovani di oggi, credenti e no, impegnati o anche solo indignati. Quanto alle risposte, c’è una via aperta. Porta a Madrid, basta imboccarla o tenersi in collegamento virtuale con la Gmg. Per i giovani di questa “terza generazione”, in fondo, non è difficile.