di Domenico Bonvegna

Dopo il 1945, sconfitto il male assoluto nazista, cade il primo cancello; ce ne vogliono altri 46 anni per far calare definitivamente un altro “cancello”.

“La cortina di ferro” fu una barriera che divise l’Europa in due, da una parte quella della speranza, dall’altra quella della tragica utopia : fili spinati, campi minati, fino alla vergogna del Muro di Berlino. A questo proposito scrive Giorgio Zauli ne I Cancelli d’Europa, pubblicato dalle edizioni Ares ( www.ares.mi.it ): se i satanassi di guardia avessero girato per un momento gli occhi, tutti si sarebbero precipitati dall’altra parte.

Così inizia la tragedia dei cosiddetti “Stati Satelliti”, prima fra tutti la Polonia, dove nel 1941 i sovietici “liberatori”avevano soppresso oltre 20 mila ufficiali, la futura classe dirigente e poi la rivolta ungherese del 1956, repressa nel sangue. E’ scoppiata la cosiddetta “Guerra fredda”, tra Usa e Urss, la democrazia ad economia liberista da una parte, il collettivismo con i problemi economici insoluti dall’altra parte, finchè si arrivò al collasso dell’Urss proprio perché impossibilitato di seguire tecnologicamente ed economicamente i rivali americani nella “guerra stellare” del residente statunitense Ronald Reagan (in carica dal 1980 al 1988), uno statista a cui vanno molto meriti, ma forse ancora non sono stati meglio chiariti. Il grande divario tecnologico, occultato dalla propaganda e dalla credulità di tanti, al solito per ingenuità o ideologia, finì per rivelarsi un micidiale boomerang per i Russi. Infatti continua Zauli: la fine, insita in un progetto utopico e intrinsecamente malvagio, fu favorita dal Presidente-cow boy di radici hollywoodiane, che non esitò a chiamare l’Urss col suo vero nome: ‘Impero del Male’. E così mentre i pacifisti a senso unico europei tracannando birra al grido ‘Meglio rossi che morti!’, il coraggioso Ronald Reagan, deciso più che mai a non rassegnarsi alla minaccia degli SS 20 puntati su tutte le capitali occidentali (comprese quelle della vecchia e ingrata Europa atlantica), impegnò la parte avversa in quella corsa agli armamenti che l’avrebbe schiantata.

Ma un’altra figura straordinaria contribuì a far cadere l’impero del male, è Giovanni Paolo II, che dal suo primo viaggio nella sua Polonia, mise in moto un intero popolo che attraverso la grande esperienza del sindacato libero Solidarnocs, diedero una buona spallata ai regimi comunisti dell’est europeo.

Ma la Storia non è finita con il Muro di Berlino, con l’implosione del sistema comunista sovietico, dopo il 1991, nuove sfide si aprono davanti alla civiltà europea, una tra tutte è quella del terrorismo dell’islamismo fondamentalista, capeggiato da Al Qaida del famigerato Bin Laden. Arriviamo all’11 settembre 2001, il fatidico inaspettato gong dell’abbattimento delle “Torri Gemelle” di New York, che probabilmente fa aprire gli occhi a molti uomini e donne che pensavano di poter vivere felici e in pace. Per molti l’11 settembre scoppia la 4 guerra mondiale, che ha caratteristiche completamente nuove rispetto a quelle passate: non esistono confini, eserciti ben precisi, a volte neanche armi convenzionali, è l’era dei kamikaze.

E allora il Novecento, purtroppo, non ha sancito la sconfitta definitiva delle ideologie, scrive Zauli nell’ultimo capitolo del libro, si possono fare elenchi chilometrici di mali che affliggono la nostra epoca, ma i pericoli veri anche per l’autore di I Cancelli d’Europa, sono tutti interni e riconducibili a uno solo che sta alla base anche della supposta minaccia climatica e del cosiddetto pericolo islamico: è il pericolo della ‘dimenticanza’! La dimenticanza della nostra Storia, delle radici cristiane, ha portato gli Europei alla perdita dell’identità e della loro fierezza; li ha resi scontenti, pieni di vergogna per un passato che non si conosce veramente e che si accetta per come viene raccontato da altri, magari al cinema o in tv, senza riscontro delle fonti. E così che si ‘forgiano’ generazioni che non amano se stesse, che non amano Dio.

L’alto Magistero, in particolare degli ultimi due Papi, ha chiarito che, se in linea di massima tramontato il tempo della difesa della propria identità con la spada, ancorché legittimo in dati contesti storici, non lo è quello della testimonianza forte, della preghiera e della penitenza, le nuove armi del cristiano, più efficaci di cento divisioni corazzate contro il male e i pericoli materiali e spirituali che affliggono l’umanità.

E se Benedetto XVI continua a mettere in guardia che esiste un’emergenza educativa, significa che il problema numero uno della nostra epoca è che si è fermato l’albero di trasmissione dei valori fondanti la nostra civiltà.

Così il prossimo “cancello”per Zauli sarà una costruzione educativa: mattone su mattone verrà riedificato quel racconto interrotto, quel vuoto che è stato riempito da un progressismo distruttivo, da una cultura ancora imbevuta di positivismo, dominante ancorché sconfitta dalla storia, e la solidità di questo nuovo edificio poserà nelle robuste radici del passato.