di Rino Cammilleri
Tratto da La Bussola Quotidiana

Nell’ultimo libro di Paolo Brosio, già bestseller (Viaggio a Medjugorje, Piemme), oltre ai nuovi miracoli di Medjugorje e una ricca dotazione di foto, c’è un capitolo finale in cui si riporta un documento che svela parte del complotto organizzato dai servizi segreti comunisti per screditare il fenomeno delle apparizioni e il clero locale.

Brosio, messo al corrente dell’uscita di un libro in croato (Misterij Medugorja, indagine di quattro giornalisti: Zarko Ivkovic, Zvonimir Despot, Sinisa Hancic, Robert Bubalo), se lo è fatto tradurre in italiano e ne ha riprodotto una piccola parte. E’ uno dei rapporti della SDB (il servizio segreto jugoslavo) in cui si informano i superiori delle misure intraprese per seminare zizzania tra il clero diocesano, i religiosi e il vescovo Pavao Zanic (ora defunto, da principio favorevole alle apparizioni e poi decisamente contrario). L’operazione aveva nome in codice Crnica (il complesso collinare di cui fa parte il monte delle apparizioni, il Pdbrdo). Si trattava di infangare l’immagine del frate Tomislav Vlasic (inizialmente direttore spirituale dei veggenti), nome in codice Oto, e padre Jozo Zovko (nome in codice Luio), parroco di Medjugorje.

Gli spioni di regime scoprirono che Vlasic aveva avuto, molti anni prima, un figlio con una ex suora che lavorava nella Ddr come badante di un anziano. Il quale era, con tutta evidenza, sul libro-paga dei servizi tedesco-orientali. La documentazione venne mandata a Roma (e anche al mariologo René Laurentin, che aveva scritto libri su Medjugorje). Roma, naturalmente, la inviò al vescovo competente, Zanic. Ma adesso lasciamo la parola al rapporto: «Maggiormente ha distrutto Oto il fatto che Zanic abbia reso noto ai “veggenti” del suo legame extraconiugale e di suo figlio, per questo si è ritrovato in uno stato di shock e per circa un mese non è riuscito ad alzarsi dal letto». Notiamo per inciso l’uso improprio di «extraconiugale» (al posto di «illecito») per frati e suore, ma da un agente comunista non si può pretendere di più. Risultato: «L’attività del vescovo Zanic sopra descritta, in merito al caso Oto, provocata dai nostri piani per questa azione, non solo ha portato a compromettere e rendere passivo Oto, nostro scopo nella prima fase dell’operazione combinata, ma siamo arrivati a compromettere lo stesso vescovo Zanic, sia nei confronti dei sacerdoti, sia nei confronti della gerarchia ecclesiastica, a causa della posizione che lo stesso ha assunto nel caso Oto e nei confronti delle “apparizioni” di Medjugorje».

Il rapporto in questione è molto lungo e in altri punti spiega come incastrare con lo stesso sistema p. Jozo: «una pellegrina italiana» che nel 1986 il frate avrebbe «baciato morbosamente» e una austriaca che nel 1987 sarebbe stata vista in atteggiamenti equivoci con Luio. «Pensiamo che con questa intelaiatura si sono create circostanze favorevoli per prendere ulteriori misure operative nei confronti di Zanic.

L’obbiettivo di queste misure, al primo posto, era di creare nuovi dissidi e renderli più profondi di quelli esistenti fra la parte reazionaria del clero francescano e del clero diocesano in Erzegovina, e soprattutto provocare ulteriore sfiducia verso il vescovo Zanic». E giù lettere anonime fatte circolare all’uopo. Com’è noto, Vlasic finì ridotto allo stato laicale e allontanato. Jozo, in mancanza di meglio, fu messo in galera e pestato. Il giornalista Ivkovic, intervistato da Luca Colombo sulla rivista «Medjugorje, presenza di Maria», ha detto che i documenti di cui è venuto in possesso sono solo la punta dell’iceberg, perché l’intero dossier su Medjugorje negli archivi statali è ancora tutto da esplorare.

Così, non sappiamo ancora perché il vescovo Zanic cambiò radicalmente idea sulle apparizioni, e il suo successore, Ratko Peric, «non ha mai parlato ai veggenti e ancora oggi si rifiuta di parlare di Medjugorje con i giornalisti».