Il cardinale olandese Adrianus Johannes Simonis: «Se non si crede più ad un Dio personale, non si pensa più di peccare. Il nostro paese è pieno di “qualchecosisti”, persone che credono in un’entità astratta: per questo non si accorgono di peccare». L’invito non è a seguire una precettistica morale, ma «a usare la ragione per accorgersi della presenza di Dio». 
Tratto da Tempi

«Ormai da 40 anni – ha affermato il Cardinale – la Confessione è completamente perduta, e lo sa perché? Perché gli olandesi non peccano! Nel senso che non sanno più che cos’è il peccato». Lo ha detto il il cardinale olandese Adrianus Johannes Simonis a Zenit, in una bella intervista pubblicata sul sito cattolico. Parlando con Zenit della nuova evangelizzazione e della confessione come sua forma, Simonis ha raccontato della difficoltà degli olandesi ad entrare in confessionale. Proprio perché, come ha detto il Papa, non conoscono il Cristo vivente.

Secondo Simonis il concetto di peccato «è legato alla coscienza di Dio, se non si crede più ad un Dio personale, non si pensa più di peccare. Il nostro paese è pieno di “qualchecosisti”, persone che credono in un’entità astratta, che esista qualcosa ma non un Dio personale: per questo non si accorgono di peccare». Se manca la percezione dell’amore di Dio non si capisce neppure quando ce ne allontaniamo e la mancanza di questo riconoscimento, ha proseguito Simonis, ha un’altra grave conseguenza: «La gente non prega più». In Olanda, ad esempio, «non si prega perché non si crede in un Dio personale, ma solo in un ente vago. Perciò dico per prima cosa di imparare a pensare, a riflettere. E poi pregare, pregare, pregare. La preghiera è importantissima, è e deve essere il fondamento della vita umana».

Secondo Simonis il grande pericolo non è a livello del comportamento morale, che è una conseguenza, bensì nell’incapacità dei giovani «di usare la ragione per accorgersi della presenza di Dio». Per questo, «Benedetto XVI vuole farci riflettere. Il suo invito è pensare e riflettere, usare la ragione».