«Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande. Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più!»
di Pierluigi Vajra
Tratto da La Bussola Quotidiana

L’ordine a cui appartengo celebra il 28 dicembre la propria “giornata mondiale”. Abbiamo una lunga tradizione di servizio a bambini e ragazzi, e la festa dei Santi Innocenti ricorda a noi e ai nostri amici che anche oggi le forme di sopruso ed abbandono dei minori sono molteplici.

Per questo tutti noi, religiosi e laici, ci adoperiamo in diversi Paesi del mondo. Non ci occupiamo solo di orfanotrofi, l’espressione forse più antica e conosciuta, ma anche di istruzione, liberazione dal lavoro minorile, riabilitazione dei detenuti delle carceri minorili, dipendenza da sostanze chimiche come droghe o solventi, vari tipi di sfruttamento, integrazione dei Rom, giusto per citare alcune forse odierne di presenza dell’antico Erode, che aveva sacrificato i bambini alla propria sete di potere, alla propria sicurezza personale e politica. Ogni anno si promuovono iniziative per creare consapevolezza circa l’una o l’altra forma di oppressione dei piccoli.

Pochi giorni fa ho conosciuto I., un piccolo di sei anni, ospite di una nostra comunità per minori dove vari di loro non hanno più alcun familiare. La loro famiglia ora siamo noi.

I. è un bambino vivace ma ben educato, intelligente, sveglio, amichevole, affettuoso ma per nulla appiccicoso, pieno di vita, in buona salute, bello e promettente. Sprizza gioia di vivere da tutti i pori, e non lo fa per posa: è proprio così. Appena ti vede ti salta al collo, ma mica ci resta per molto: ti coinvolge in una vorticosa conversazione che spazia ampiamente oltre i confini dei pensieri che occupavano la tua mente un minuto prima.

Ma è la sua storia che mi ha fatto pensare. I. è nato da uno stupro. Può darsi che la sua giovane mamma avesse qualche responsabilità; può darsi che non tutte le persone che frequentava fossero delle più raccomandabili. Abbiamo esempi, anche recenti, in cui situazioni del genere vengono risolte sommariamente con il ricorso all’aborto. Appare persino ragionevole, per quanto sia mostruoso. I. avrebbe potuto morire prima di nascere, e non avremmo mai avuto la gioia di conoscere questo gioiello di bambino.

Qualunque fosse la sua reputazione, alla mamma di I. si dovrebbe fare un monumento. Decise di tenere il bambino, di volergli bene, di crescerlo. Questo, nonostante fosse isolata dalla famiglia ed il disgraziato che le aveva fatto violenza non avesse alcuna intenzione di prendersi le proprie responsabilità.

Pur con tutte le difficoltà del caso, I. è nato. Non solo: è evidente dall’intera sua persona che è stato profondamente amato. È decisamente un bambino al di sopra della media, in ogni senso.

Ed allora che cosa ci fa nella nostra comunità? Varie settimane fa, durante una notte mentre I. dormiva, qualcuno ha ucciso sua mamma. È stato lui ad accorgersene ed a dare l’allarme. E di punto in bianco non ha avuto più nessuno al mondo.

Tuttavia era diventato il beniamino del vicinato, e si è immediatamente iniziato a cercare una soluzione. Le autorità competenti lo hanno poi portato da noi, dove si è inserito subito benissimo ed è diventato l’anima del gruppo.

Per questo dico che alla sua giovane mamma bisognerebbe fare un monumento: contro ogni buon senso e ragionevolezza mortifera, così comune anche tra i benpensanti, ebbe il coraggio di decidere per la vita. Benedetta incosciente! Che Dio l’abbia in gloria, anche solo per questo atto.

Sappiamo invece quanti stupendi e promettenti I. muoiono ogni momento, anche ora che sto scrivendo, anche ora che qualcuno mi sta leggendo.

Erode è ancora all’opera, per liberarsi di tutto ciò che può disturbare la sua sicurezza, il suo potere, la sua apparente libertà d’azione, la sua comodità, la sua carriera. Il 28 dicembre arriva ogni anno a ricordarcelo, come un improvviso salutare schiaffo che ci risveglia dal nostro torpore.