Un frate mantovano ha frugato gli archivi del Kgb per trovare i documenti ufficiali sul clero romano perseguitato e ucciso in 70 anni dal regime comunista • «All’inizio i credenti videro con speranza la rivoluzione d’Ottobre: pensavano che Lenin li avrebbe trattati meglio che sotto gli zar» • «Nel 1917 i cristiani latini erano 5 milioni. Nel 1923 il primo processo collettivo a 15 sacerdoti; oggi 12 sono in via di beatificazione»
di Andrea Bernardini
Tratto da Avvenire del 10 novembre 2009

La chiesa del Sacro Cuore a San Pietroburgo ha il sapore della fede bagnata dal sudore di gente semplice. Iniziarono a co­struirla, in epoca zarista, 15mila o­perai polacchi, che lavoravano nel­la vicina fabbrica di porcellane.

Tuttavia non è mai stata completa­ta, perché i tre sacerdoti che – dal 1917 al 1937 – vi si sono succeduti, sono stati più volte arrestati. L’ulti­mo in ordine di tempo, padre Epi­fanio Akulov, fu fucilato durante u­na celebrazione religiosa. Quando, sessant’anni più tardi, il frate mino­re Fiorenzo Emilio Reati, 68 anni, mantovano di origine, tornò a cele­brare messa in quella chiesa, uti­lizzò il corporale macchiato del sangue del suo predecessore. «Po­tete immaginare – confida oggi – l’emozione che provai quando di­stesi quella tela di lino inamidato sopra l’altare. Io successore di un martire: in che avventura mi ero cacciato!». Quattro anni fa si è a­perto il processo di beatificazione di padre Akulov. Nel frattempo il re­ligioso italiano si è andato a leggere i documenti degli archivi desecre­tati del Kgb per ricostruire la storia dei tanti confratelli zittiti dal regi­me sovietico con la fucilazione o con l’allontanamento dal Paese. Da questa ricerca è nato, sei anni fa, un tascabile Dio dirà l’ultima paro­la. La persecuzione della Chiesa cat­tolica in Russia in epoca sovietica (Arca edizioni). Preludio ad un la­voro enciclopedico che uscirà tra non molto e dove saranno raccolti documenti e testimonianze di arre­sti, processi-farsa, decreti di con­danne, fucilazioni che, in ot­tant’anni di storia, hanno interes­sato vescovi e preti cattolici e orto­dossi.

Come vivevano i cattolici della Russia imperiale?
«Il cattolicesimo ai tempi degli zar era la confessione dei cittadini op­pressi. Le loro insurrezioni per le li­bertà civili e politiche furono re­presse con la forza. A farne le spese fu anche la gerarchia ecclesiastica. Vescovi e preti faticarono non po­co, tra l’altro, a mantenere autono­mia e libere relazioni con il Vatica­no».

Quanti erano i cattolici in Russia all’epoca degli zar?
«Cinque milioni, assistiti da 27 ve­scovi e 2194 sacerdoti; si ritrovava­no in 1500 chiese».

Poi la Rivoluzione d’ottobre del 1917 portò il partito bolscevico al potere e con esso Lenin.
«Un evento che anche i cattolici, al­lora, salutarono con speranza. Il potere sovietico – pensavano – in­cline a promuovere il bene dei la­voratori, non avrebbe oppresso la Chiesa da sempre perseguitata in Russia».

Mai speranza fu così vana…
«Sì, ben presto il potere bolscevico mostrò i suoi umori antireligiosi. Lenin, con alcuni decreti, privò la Chiesa di terreni, accademie teolo­giche, convitti e seminari. L’inse­gnamento della religione divenne un crimine, il matrimonio religioso illegale. Anche le chiese furono re- quisite: le comunità religiose pote­vano prenderle in affitto dallo Sta­to, a condizione di riceverne il pre­ventivo permesso dalle autorità.

Permesso che spesso non arrivava.
I sacerdoti cattolici, ma anche i loro collaboratori furono privati dei di­ritti elettorali. Altre misure dettero inizio a una guerra aperta contro la venerazione delle reliquie: scoper­te, furono in parte disperse e in parte rinchiuse nei musei statali».

Come si difesero i cattolici?
«In molte parrocchie nacquero ‘Comitati parrocchiali di fedeli lai­ci’ a difesa della Chiesa e dei suoi sacerdoti. Purtroppo, però, in di­versi casi, in questi comitati si infil­trarono collaborazionisti del regi­me».

Finita la prima guerra mondiale, nacquero nuovi Stati indipenden­ti.
«La Polonia, la Lituania, la Lettonia e l’Estonia. Molti cattolici vi fuggi­rono – per fame o per terrore dei bolscevichi. Per loro la vita in Rus­sia era del resto divenuta impossi­bile. A marzo del 1923 le autorità citarono in giudizio l’arcivescovo Cepliak e 14 sacerdoti di Pietrobur­go, tra i quali padre Costantin Budkievicz, prete molto amato per la sua fama di santità. Fu quello il celebre processo collettivo al clero cattolico. Padre Budkievicz morì nelle cantine della polizia segreta, la Ceka, divenendo il primo martire del calendario dei martiri cattolici. Molti altri processi sommari al cle­ro e a comunità monastiche si sa­rebbero verificati negli anni succes­sivi. E per 12 sacerdoti è in corso la causa di beatificazione».

Dopo la morte di Lenin salì al po­tere Josif Dzugasvili, detto Stalin. Cambiò qualcosa?
«Per i cattolici no. Poiché, nonostante tutte le restrizioni, i sacerdoti continuavano a lavorare segretamente, il nuovo regime pensò di abbattere il cattolicesimo anche culturalmente, attraverso la propaganda atea. Nacque la Lega dei militanti atei, una casa editrice, l’Ateo, un giornale, il Giornale dei senza Dio, edito in tutte le lingue dei popoli viventi in Unione sovietica e diffuso in 44 milioni di copie. Nel Paese vennero aperti migliaia di musei dell’ateismo e per diffondere la cultura atea nella nuova Russia venivano organizzate manifestazioni di piazza. Nelle scuole vennero istituiti corsi di ateismo scientifico».

Il Papa come si comportò?
«Pio XI cercò di ricostruire la gerarchia ecclesiastica. Senza successo: i prelati nominati in segreto furono subito sottoposti alla repressione. Il 9 febbraio 1930 scrisse una lettera-denuncia sull’Osservatore romano, suscitando consensi e sostegno in tutto il mondo civile. I russi protestarono, ma per un certo  periodo moderarono i metodi barbarici impiegati nella lotta antireligiosa. Non durò molto: dal 1937 al 1939, in pieno terrore staliniano, furono 150 i preti fucilati; a Levashova (nei pressi di Pietroburgo), a Sandormock (nel centro della Cariglia) e soprattutto nel gulag delle isole Solovki dove persero la vita anche moltissimi ortodossi. Nel 1941 in Russia rimanevano aperte solo due chiese, una a Mosca e l’altra a Leningrado, scampate alla chiusura perché appartenenti all’ambasciata francese, mentre nel Paese vivevano un solo vescovo – peraltro straniero – e 20 preti in libertà».

Una tensione che si stempererà solo negli anni Ottanta del secolo scorso. E che si concluderà con la «perestroika» di Gorbaciov, che nel 1989 decretò la libertà di culto di tutte le professioni religiose. Qual è lo stato di salute della Chiesa cat­tolica in Russia oggi?
«Molte chiese sono state riaperte. I cattolici sono stimati in un milione e 200mila, per lo più anziani. I preti sono 200, quasi tutti stranieri. In­somma, gli effetti di decenni di a­teismo si fanno sentire ancora oggi. Ma dobbiamo sperare per il futuro: i seminari sono tornati a sfornare giovani preti locali».