da Tempi.it

Giuseppe Toniolo è un nuovo beato della Chiesa cattolica. Viene così ufficialmente riconosciuto come modello esemplare, anche se l’iter verso la santità manca ancora dell’ultimo passaggio, quello della canonizzazione. Toniolo nasce a Treviso il 7 marzo 1845, quando la città ancora appartiene ancora all’Impero asburgico, si laurea in giurisprudenza a Padova e poi si dedica all’insegnamento universitario, assumendo la cattedra di economia politica a Pisa, dove insegnerà fino alla morte nel 1918. Lo studio, dopo la famiglia, è certamente la sua vocazione principale, ma la sua attività intellettuale nel campo della sociologia e dell’economia, oltre che della storia, non può essere separata dall’impegno che lo vedrà protagonista nelle battaglie del movimento cattolico, nelle quali sarà sempre un protagonista. La sua militanza cattolica coincide in modo particolare con il pontificato di Leone XIII (1878-1904), al cui insegnamento lo studioso trevigiano si attiene sia per quanto riguarda i contenuti sia per il metodo. Toniolo cresce nell’intransigente Veneto, con i “veneti” Giambattista Paganuzzi (1841-1923) e Giuseppe Sacchetti (1845-1906) alla guida dell’Opera dei Congressi, il movimento dei cattolici italiani che avevano scelto l’intransigenza sulla Questione romana e la rigorosa fedeltà al Pontefice prigioniero del nuovo Stato italiano dopo la Breccia di Porta Pia del 1870. Docente nella laicista università italiana a Pisa, una città non certo facile per i cattolici, Toniolo riesce a “sfondare” in ambito accademico, guadagnandosi stima e riconoscimenti scientifici anche all’estero, grazie a studi seri e documentati.

Ma non sarà soltanto uno studioso. La sua personalità lo porta all’impegno pubblico, all’apostolato sia nell’Opera dei Congressi, sia come fondatore dell’Unione cattolica di studi sociali (1889) e poi della Rivista internazionale di scienze sociali (1893). Il suo impegno intellettuale e di apostolato viene segnato dalla pubblicazione dell’enciclica di Leone XIII sulla questione operaia, la Rerum novarum, nel 1891. Questa non segna certamente l’inizio della dottrina sociale della Chiesa, come spesso erroneamente si crede, ma è d’altra parte importantissima perché stabilisce che il grande cambiamento sociale introdotto dalla rivoluzione industriale e dalla soppressione dell’ordine corporativo con la Rivoluzione francese ha provocato ingiustizie così gravi e uno sfruttamento del proletariato così insopportabile che solo l’intervento dello Stato può tentare di sanare. Toniolo comprende la situazione e sposa completamente la diagnosi del Papa, anche contro l’immobilismo di molti cattolici, che non vorrebbero nè l’intervento dello Stato nè la costituzione di sindacati operai. Egli si lega con una grande amicizia e sintonia culturale con Stanislao Medolago Albani (1851-1921), il conte bergamasco con il quale si oppone alla deriva settaria dei cosiddetti giovani dell’Opera dei Congressi, guidati da don Romolo Murri (1870-1944), che lanciano un programma democratico cristiano profondamente ostile alla dirigenza dell’Opera e di sostanziale simpatia con gli ambienti socialisti. Pur non condividendo alcune delle posizioni dei suoi amici intransigenti “veneti”, Toniolo li difende dagli attacchi dei “giovani” democratici cristiani, che pochi anni dopo verranno condannati dalla Chiesa per le loro ambiguità dottrinali e per la simpatia con il modernismo, oltre che per la disobbedienza nel campo disciplinare.

La “democrazia cristiana” di Toniolo è una cosa molto diversa: essa affonda le sue radici ideali nella cristianità medioevale e in particolare nel modello comunale, un sistema di autogoverno che, unitamente al sistema corporativo, il professore pisano studierà a lungo e avrà sempre davanti agli occhi come alternativa all’individualismo della società liberale e al collettivismo della proposta socialista. Con Medolago appartiene a quella schiera di cristiano-sociali che sono in sintonia con il nuovo Pontefice che succede a Leone XIII nel 1903, san Pio X, che guiderà la Chiesa fino al 1914. Quando quest’ultimo scioglie l’Opera dei Congressi, nel 1904, e riorganizza il movimento cattolico con l’enciclica Il fermo proposito, nel 1905, sarà proprio a Medolago e a Toniolo che affiderà le sorti del nuovo organismo rinnovato con il nome di Unione popolare e mantenendo la seconda sezione dell’appena sciolta Opera dei Congressi, l’Unione economico-sociale.

Sbagliano pertanto coloro che lo considerano un precursore della democrazia cristiana, o perlomeno di una certa democrazia cristiana nata in contrapposizione con l’ideale di cristianità: la democrazia di Toniolo assomiglia invece all’actio benefica in populum, all’azione a favore delle classi più bisognose che è compito di ogni cattolico a prescindere dalle sue opinioni politiche e che è certamente una delle raccomandazioni del Magistero pontificio. Toniolo rimarrà come protagonista nella storia del movimento cattolico fino all’ultimo, attraversando il doloroso tempo della lotta contro il modernismo durante il pontificato di san Pio X e quello altrettanto doloroso della Prima guerra mondiale, scoppiata nel 1914: continuerà a studiare, a pubblicare, a tenere conferenze nelle diverse sedi, a volte scientifiche, a volte militanti, senza negarsi nessuno, all’insegna di uno spirito di apostolato che non volle mai rinnegare e che non gli verrà mai a mancare. Oggi, soprattutto in occasione della beatificazione, Toniolo viene riscoperto, ma spesso viene frainteso. Bisognerà ripartire dalle sue opere: da questo punto di vista è molto prezioso il lavoro di ricostruzione bibliografica iniziato da Fiorenza Manzalini (Elementi di economia politica in Giuseppe Toniolo, Cantagalli 2009), che si spera venga continuato e completato e favorisca la ripubblicazione dell’opera omnia. Così come è auspicabile una vera biografia, scientifica ma anche leggibile dal grande pubblico, che sostituisca le ormai introvabili vite di Toniolo scritte da Elena da Persico e da Francesco Vistalli. Ma, soprattutto, sarà importante riproporne la vita e il pensiero lontani da pregiudizi ideologici, non avendo paura di lasciar trasparire il coraggio della sua testimonianza e la sua strenua volontà di tenere insieme, opportune et importune, il rigore della ricerca con l’impegno del militante.