Dal Vangelo secondo Matteo 10,7-15.

E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino. 
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. 
Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, 
né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento. 
In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza. 
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. 
Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi. 
Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi. 
In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Il Regno dei Cieli è vicino. Gli Apostoli ne sono gli ambasciatori. E, con loro, anche noi. Il Vangelo di oggi getta una luce di consolazione sulla nostra vita, sulla missione alla quale siamo chiamati. Essere quel che siamo. Come diceva Giovanni Paolo II, questo equivale ad incendiare il mondo. Un Giapponese in Italia, faccia quel che faccia, ovunque vada, manifesta chiaramente la propria origine. La porta disegnata nei suoi occhi, se ne sente l’eco nell’accento, lo si intuisce dall’approccio alle cose della vita. Per gli Apostoli del Regno dei Cieli è esattamente lo stesso. Ovunque appaiano, si fa presente il Cielo. Lo recano impresso nelle loro vite, nel pensiero, nelle parole. Il Regno della Grazia, dove vivono coloro che hanno ricevuto tutto gratuitamente e gratuitamente lo donano. Ecco il cuore della missione, la fonte dello zelo: la gratuità con la quale siamo stati amati, riscattati, chiamati. Nessun merito, nessun curriculum, perchè se fosse per questi…. Purtroppo spesso ci troviamo davanti a Dio come chi molto ha dovuto sacrificare per “scegliere” di servirlo, come chi ha comunque diritti acquisiti sul campo, tra sforzi e rinunce; è il peggio che potrebbe capitare alla Chiesa e ai suoi apostoli, dimenticare la gratuità e l’insondabilità misteriosa dell’elezione. Si scivola nel moralismo che fa a pezzettini l’universo intero con le sue ingiutizie, che esibisce opzioni preferenziali per poveri e ultimi dal proprio saldo primo posto di potere e di arroganza, quello che polverizza i peccatori. Chi dimentica la propria storia, e l’amore con il quale Dio l’ha salvata, non sarà mai un apostolo di Lui, sarà piuttosto un superbo rappresentante di se stesso, del proprio egoismo rivestito di falso altruismo, lupi, travestiti da agnelli, mercenari della missione, sempre alla ricerca di se stessi, ingannatori tra i peggiori. Perchè le ultime parole di Gesù sulla sorte di chi non accoglie il Vangelo suppone che questi abbiano davvero incontrato Cristo, ascoltato la Buona Notizia e visto i segni del Regno di Dio, autentici, che contestino quelli, corrotti, del mondo. Se gli apostoli e la Chiesa presentano surrogati e caricature, il mondo e i suoi figli sono privati dell’oggetto stesso cui apririsi; se annunciamo la severa e inconcludente legge moralistica di un’etica senz’anima, se gettiamo pesi che non portiamo neanche con un dito, se trasmettiamo una serie di compromessi con il pensiero mondano per essere ben accetti, se dubitiamo del potere di Cristo perchè non abbiamo sperimentato o abbiamo dimenticato la gratuità del miracolo che ci ha sanati, purificati e perdonati, coloro ai quali siamo inviati saranno privati della libertà nella quale accogliere o rifiutare il Signore. Si troveranno dinanzi a una menzogna, e sarà loro sottratta la possibilità di essere salvati e ricevere la Pace messianica, quella portata da Cristo risorto.

Per questo gli Apostoli chiamati nella gratuità, donano se stessi gratuitamente, come un frutto maturo dell’opera di Cristo: si comprende allora perchè non portano con sé alcuna sicurezza, alcun appoggio se non la Parola per la quale sono stati inviati. La Parola che conferma le loro parole, che rende evidente la loro natura, quella di figli di Dio, cittadini del Cielo. La volontà di Dio si compie in loro per pura Grazia. Monete, sandali, bisacce non fanno per loro. Il loro bagaglio, come fu per per Davide dinanzi a Golia, sono solo le cinque pietre, i cinque libri della Torah, la Parola trafitta delle cinque piaghe del Signore. Il potere di curare e guarire li accompagna, per schiudere il Cielo, la vittoria sul mondo e la corruttibilità della carne, la vita più forte della morte. La vita divina operante nella carne, è questo il miracolo più grande. Essa è un dono del Cielo, del Padre. Le virtù teologali, fede, speranza e carità, i connotati della Grazia battesimale. La Chiesa è il segno per eccellenza del Cielo, dell Regno che si avvicina. Senza timore essa opera prodigi, per questi è inviata nel mondo. Non serve se perde il sapore della Croce, il sale che purifica, sana e scaccia i demoni dai giovani, dai matrimoni, liberando chi è schiavo del peccato! La Chiesa compie ciò che annuncia, perchè Cristo è vivo in Lei, e si mostra a chiunque da essa è raggiunta.

Vivere in questa Grazia, a questo sono chiamati e inviati gli Apostoli. A questo siamo chiamati ed inviati anche noi. Ogni giorno sulle strade della nostra vita. Essere quel che siamo. La vita celeste in noi, lo Spirito Santo che ispira, guida e compie in noi le opere di vita eterna che ogni uomo attende, che tutti hanno diritto di vedere, per credere, per essere salvati. Nessun piano preventivo, nessun programma se non quello di Benedetto XVI: essere docile alla volontà di Dio, alla Sua Grazia. Ad essa attingere ogni istante, come Maria ai piedi di Gesù, ascoltare la sua Parola sussurrata tra le pieghe della vita. Anche oggi siamo dunque inviati ad accendere il mondo. Essendo quel che siamo, deboli, infarciti di difetti, peccatori. E per questo amati. Gratuitamente. Istante dopo istante. Al lavoro, in famiglia, nella malattia, nella sofferenza o nella gioia, l’amore del quale siamo amati è la nostra manna, che non imputridisce. Non portiamo due tuniche, non possiamo prendere e assicurarci il futuro. Ogni giorno dobbiamo uscire e attingere il Suo amore, nell’ascolto della Parola e nei sacramenti. Precari ma pieni di speranza. Ogni giorno sul treno della vita fin dove il Signore ci condurrà. Ad essere accolti oppure no, in ogni circostanza la pace, il dono messianico, l’aria del Cielo, nessuno potrà togliercela. Essa è con noi per sempre.

San Cipriano (circa 200-258), vescovo di Cartagine e martire Sull’unità della Chiesa cattolica


« La vostra pace scenda sopra di essa »

Lo Spirito Santo ci dà questo avvertimento : « Cerca la pace e perseguila » (Sal 34, 15). Il figlio di pace deve cercare e perseguire la pace. Chi conosce e ama il vincolo della carità deve preservare la sua lingua dal peccato della discordia. Fra le sue prescrizioni divine e i suoi comandamenti di salvezza, il Signore, la vigilia della sua Passione, ha aggiunto questo: « Vi lascio la mia pace, vi do la mia pace. » (Gv 14, 27) Tale è l’eredità che ci ha lasciata: la promessa di tutti i doni, di tutte le ricompense che vediamo in prospettiva, è stata legata alla custodia della pace. Se siamo eredi di Cristo, rimaniamo nella pace di Cristo. Se siamo figli di Dio, dobbiamo essere pacifici : « Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio. » (Mt 5, 9) Bisogna che i figli di Dio siano pacifici, miti di cuore, semplici nelle parole, in perfetto accordo di sentimenti, uniti fedelmente con il vincolo di un pensiero unanime.

Questa concordia esisteva un tempo, sotto l’autorità degli Apostoli. In questo modo, il nuovo popolo dei credenti, fedele alle prescrizioni del Signore, mantenne la carità. Da lì sorge l’efficacia delle loro preghiere : potevano essere sicuri di ottenere tutto ciò che domandavano alla misericordia di Dio.