Dal Vangelo secondo Giovanni 17,20-26.

Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo. Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato. E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

Il commento di don Antonello Iapicca

L’amore è l’unità. Per comprendere cosa siano la comunione e l’unità nella Chiesa occorre partire dall’amore, da quello con il quale il Padre ha amato il Figlio. Per questo la perfetta unità è un dono celeste, un’opera dello Spirito Santo. E’ Lui che, donato alla Chiesa, riversa l’amore di Dio nei cuori dei discepoli. E’ nello Spirito Santo che la Chiesa è una, cattolica ed apostolica. Non si tratta di sforzi, compromessi, documenti. La Chiesa non può darsi l’unità da se stessa. La Chiesa è una perché è divina, perché è il Corpo di Cristo, perché è viva nell’intimità di Dio. Possiamo allora chiederci come Dio ha amato il Figlio, come sono, tra loro, una cosa sola. Dobbiamo ripercorrere tutta la vita di Gesù. Scopriremo che in ogni istante Egli ha compiuto la volontà del Padre. E’ questa la chiave dell’unità, ed essa passa per l’obbedienza. Sappiamo che, nella Scrittura, “obbedienza” e “ascolto”, coincidono. Ecco perché nella preghiera sacerdotale Gesù accenna alla Parola che ha dato ai suoi discepoli, che diviene parola dei discepoli che chiama le genti e, creduta, genera figli alla Chiesa. La comunione e l’unità passano dunque per l’ascolto della Parola. Comprendiamo allora quanto siano fondamentali la predicazione e l’annuncio. Senza di essi l’unità non è neanche immaginabile, perché la carne rende impotenti anche i desideri e i progetti più nobili. E’ nella Parola che si dà l’intimità dell’amore da cui sgorga, naturalmente, la comunione. La preghiera di Gesù è dunque l’intercessione presso il Padre perché i discepoli prima, e il mondo poi, possano accogliere la Parola, essere custoditi in essa, sperimentarne il potere, incarnarne la Verità e divenire così testimoni autentici per compiere la missione di annunciare al mondo il Signore Gesù Cristo risorto. Nella catechesi del 25 gennaio del 2012 Benedetto XVI diceva al proposito: “Gesù prega per la Chiesa di tutti i tempi, prega anche per noi (Gv 17,20). Il Catechismo della Chiesa Cattolica commenta: «Gesù ha portato a pieno compimento l’opera del Padre, e la sua preghiera, come il suo Sacrificio, si estende fino alla consumazione dei tempi. La preghiera dell’Ora riempie gli ultimi tempi e li porta verso la loro consumazione» (n. 2749). La richiesta centrale della preghiera sacerdotale di Gesù dedicata ai suoi discepoli di tutti i tempi è quella della futura unità di quanti crederanno in Lui. Tale unità non è un prodotto mondano. Essa proviene esclusivamente dall’unità divina e arriva a noi dal Padre mediante il Figlio e nello Spirito Santo. Gesù invoca un dono che proviene dal Cielo, e che ha il suo effetto – reale e percepibile – sulla terra… L’unità dei cristiani da una parte è una realtà segreta che sta nel cuore delle persone credenti. Ma, al tempo stesso, essa deve apparire con tutta la chiarezza nella storia, deve apparire perché il mondo creda, ha uno scopo molto pratico e concreto deve apparire perché tutti siano realmente una sola cosa. L’unità dei futuri discepoli, essendo unità con Gesù – che il Padre ha mandato nel mondo -, è anche la fonte originaria dell’efficacia della missione cristiana nel mondo“. 

 

 

 

La Parola di Dio è la Verità. E la Verità è la carità di Dio fatta carne in Cristo Gesù. Essa è il vertice della comunione, il vincolo di perfezione. Amore e unità sono dunque le caratteristiche uniche e celesti con le quali la Chiesa si presenta al mondo. Esso potrà credere solo vedendo compiuti, in essa, l’amore e l’unità. Perché questo si realizzi è necessario che la Chiesa sia sempre in cammino, in conversione, in ascolto della Parola di Dio, nutrita dei sacramenti, sperimentando, passo dopo passo, nella comunità concreta dei cristiani, il compiersi, per Grazia dello Spirito Santo, dell’amore e dell’unità. E’ in questo cammino che Gesù continua a far conoscere il suo Nome, la sua persona. E’ nel cammino di un’iniziazione cristiana che formi permanentemente alla fede che i cristiani possono vivere l’intimità con il Padre, nel Figlio, per mezzo dello Spirito Santo. E’ la comunità concreta nella quale ci ha posti la Provvidenza il luogo dove discende la Gloria di Dio, la sua presenza misteriosa che guida e protegge i figli di Dio come in una nuova Arca di Noè nel diluvio del mondo. E’ la comunità il luogo dove Gesù è Figlio amato e amante, dove Egli è e i suoi discepoli sono, in un amore più forte della morte, l’amore tra il Padre e il Figlio, lo Spirito Santo vivo. Per questo la Parola del Vangelo di oggi ci chiama a perseverare nel cammino intrapreso, a non abbandonare Gerusalemme, la comunità, dove saremo rivestiti di potenza dall’alto. Stringerci alla Parola di Dio, al Verbo fatto carne nella predicazione, nella proclamazione, nella meditazione. Nutrirci, giorno dopo giorno, della Parola fatta sacramento e amore nello Spirito Santo che il Padre, nel Nome di Gesù, riversa sulla sua Chiesa. Fedeli alla Chiesa, al cammino di fede che Dio ci ha donato, alla comunità nella quale siamo gestati alla fede, per contemplare, nelle vicissitudini delle nostre vite, la Gloria di Gesù, il nostro stesso destino eterno. Il nostro e quello del mondo intero, perché tutti, per mezzo della Chiesa, siano uno in Cristo Gesù.