Dal Vangelo secondo Marco 8,27-33.

Poi Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: «Chi dice la gente che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista, altri poi Elia e altri uno dei profeti». Ma egli replicò: «E voi chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E impose loro severamente di non parlare di lui a nessuno. E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: «Lungi da me, satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

 

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca


Una domanda e un rimprovero, le parole di Gesù rivolte ai discepoli, a Pietro, a ciascuno di noi. Il Vangelo di oggi è stretto in questa morsa perchè fuoriesca il pus che giace nascosto nei nostri cuori e nelle nostre menti. Pensare secondo gli uomini. Ecco il veleno.

La parola greca che nel Vangelo indica il pensiero, assume una gamma di significati che ci aiutano a comprendere il senso di quanto detto da Gesù. Tutti ruotano attorno a quello più profondo di “sapienza”. La stessa che diviene astuzia nel caso del serpente di Gen. 3. Ma anche la sapienza creatrice di Dio, come appare in più testi della letteratura sapienziale, dove l’uso del vocabolo secondo il greco della traduzione della LXX assume il senso di giudizio, perspicacia, discernimento. Nei Vangeli, il termine indica spesso una sapienza capace di valutare, di aspirare ad una meta, di prendere posizione. Il pensiero è legato alla sapienza, che può essere secondo la carne o secondo Dio.

Il pensiero-sapienza è una sorta di Dna spirituale. Nella natura, esso rappresenta la molecola chiave nell’economia della cellula. Come in una “catena” di informazioni, nel Dna è contenuta l’informazione genetica dalla quale partono tutte le informazioni su come deve essere fatta e su cosa deve produrre una cellula. L’informazione viene poi trasmessa alle generazioni successive.

Potremmo chiederci quale sapienza vi sia all’origine dei nostri pensieri, delle aspirazioni, e delle scelte, e dei nostri atti. Se il nostro Dna spirituale stia scrivendo una catena carnale o una catena divina. Se in noi tutto è scomposto, frammentato, se i dubbi la fanno da padrone, o se si può riscontrare un centro, un origine che infonde pace, gioia, gratitudine. “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero… La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde – gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo ad un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo e così via. Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie” (J. Ratzinger, Omelia nella Missa pro eligendo Romano Pontifice). La dittatura del relativismo che governava anche i pensieri dei contemporanei di Gesù, la gente che diceva su di Lui le cose più diverse. Esattamente come farà Pietro prendendo in disparte il Signore per rimproverarlo. La gente ha i propri schemi, il Dna del pensiero disegna sugli eventi presenti una catena di informazioni che inducono a prendere posizione, a discernere, a fissare obiettivi,ma sono tutti secondo la carne. Le risposte della “gente” circa l’identità di Gesù sono tutte confinate in un passato – Giovanni Battista, Elia, uno dei profeti – che si proietta sul presente allungandosi sul futuro. E’ la traccia evidente dell’opera di satana, il suo Dna millantatore e ingannatore. Gli effetti si rivelano in Pietro, adirato, scandalizzato, in contrapposizione con la stessa opera di Dio della quale si protestava addirittura difensore.

Gesù infatti lo apostroferà con il nome che smaschererà l’origine del suo pensiero. Pietro ha intuito, perchè il Padre glielo ha rivelato, la vera identità del suo Maestro, ma la concupiscenza della carne impedisce lo sguardo di fede, e ne incita la ribellione. San Paolo descrive bene nel capitolo 8 della Lettera ai Romani la realtà di Pietro. identica alla nostra. Appartiene a Cristo chi ne ha lo Spirito, potremmo dire il pensiero secondo altri testi paolini. Pensare secondo la carne, seguirne i desideri significa essere nemici di Dio. Pietro con i suoi pensieri umani, carnali, era un nemico di Dio, sino ad identificarsi con esso, con il nemico, Satana. Diventava così scandalo, l’inciampo sul cammino di obbedienza che il Figlio doveva percorrere. Il pensiero di Pietro si era posto innanzi e di traverso a quello di Dio. Gesù doveva soffrire ed essere rifiutato per risorgere. Era questa la missione di Cristo, del Messia, che Pietro aveva pur riconosciuto e confessato. Era il Figlio dell’uomo, l’Uomo che realizzava il pensiero di Dio. Era la Sapienza stessa di Dio, la scandalosa Sapienza della Croce. Per questa sapienza Egli doveva donare la vita, e non era un dovere morale, ma, come suggerisce l’originale greco, era una necessità di tipo naturale. Era nel Suo Dna l’amore per i propri amici e anche per i propri nemici, sino alla morte. Lui pensava un amore infinito.

Altro aveva in mente Pietro. Altro abbiamo in mente noi. Anziani, sacerdoti, scribi, sono tutte categorie che portiamo dentro. Costituiscono la catena del Dna dei nostri pensieri. Prestigio, potere, intelligenza, religione. Sì, anche la religione, come un totem capace di soddisfare i nostri desideri. Gesù sarà rifiutato proprio dai nostri pensieri, la cui immagine appare chiaramente nelle categorie “religiose” che storicamente lo condurranno al supplizio: “Sono le tre maschere dell’unico male, l’egoismo… Corrispondono alle tre concupiscenze sulle quali si struttura il mondo…e ai tre aspetti seducenti e illusori del frutto proibito, che già ad Eva parve buono, bello e desiderabile” (S. Fausti,Ricorda e racconta il Vangelo). Il veleno di satana, il Dna impazzito dei nostri pensieri.

E proprio qui appare la salvezza, per Pietro e per ciascuno di noi. L’amore infinito di Gesù, che chiama per nome il nostro pensiero corrotto, per tirar fuori ed espellere il veleno che ci distrugge. Satana. Pietro. Tu. Ed io. Satana che occulta la verità scoprendone solo un pezzettino. Satana che mostra il rifiuto e la morte e nasconde la risurrezione. E Pietro ci casca, e sgrida il Signore. Non ha sentito, non ha potuto ascoltare la buona notizia che il Signore aveva annunciato subito dopo l’annuncio della passione, si era bloccato alla parte che riguardava il dover soffrire, il suo pensiero inquinato gli aveva sottratto l’epilogo di Gloria. Non aveva compreso l’amore, il dover morire per risuscitare, il dover caricarsi del rifiuto e dei peccati, per cancellarli e per risorgere, garanzia del perdono e della vita eterna. Lo capirà più tardi, quando l’evento annunciato si farà carne in Lui, la carne santificata dallo Spirito di Cristo risorto. Quando il pensiero sarà, per mezzo dello Spirito Santo, lo stesso pensiero di Cristo, e guiderà la sua carne ad essere offerta in una missione identica a quella del Signore. Sino alla Croce. Quello che ora rifiuta sarà il suo destino, la morte con la quale glorificherà chi ha rifiutato. E così per noi. Esattamente quello che stiamo oggi rifiutando sarà il nostro trofeo, il candelabro sul quale brillerà la luce del Padre in noi. Malattie, fallimenti, rifiuti. La nostra croce.

Per ora però, Pietro deve scendere, tornare, convertirsi. Tornare a camminare dietro Gesù. La traduzione scelta non ci aiuta a capire l’amore di Gesù verso Pietro. In greco non dice “lungi da me” ma “dietro di me”. Quest’ultima è l’espressione che caratterizza il discepolo. Gesù vuole Pietro vicino. Ci vuole con Lui, ma al nostro posto. Non ci giudica, ci illumina. Ci dice la verità e svela quel che abbiamo nel cuore e nella mente. E ci attira a sé con amore, per imparare a seguirlo, a camminare umilmente ogni giorno con Lui, per conoscerlo negli eventi della vita. Seguirlo e conoscerlo nella misura in cui conosciamo noi stessi. Siamo oggi chiamati a pregare con San Francesco “Chi sei tu Signore, e chi sono io?” (Consid. sulle stimmate). Camminare con Lui per ricevere da Lui, in dono, il Suo Spirito, il Dna sano della Sapienza celeste, quella della Croce, per pensare le cose secondo Dio, quelle di lassù per vivere quaggiù. “Noi, invece, abbiamo un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo. É lui la misura del vero umanesimo. “Adulta” non è una fede che segue le onde della moda e l’ultima novità; adulta e matura è una fede profondamente radicata nell’amicizia con Cristo. É quest’amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità” (J. Ratzinger, Omelia nella Missa pro eligendo Romano Pontifice).


San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa

 

 

 

 

Catechesi 13, 1-4 : PG 33, 771-778

 

 

 

 


« E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell’uomo doveva molto soffrire. »
Non dobbiamo vergognarci della croce del Salvatore, ma anzi gloriarcene. Perché se è vero che la parola della croce è « scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani » (1 Cor 1, 18.23), per noi è fonte di salvezza. Se per quelli che vanno in perdizione è stoltezza, per noi che siamo stati salvati è fortezza di Dio. Infatti non era un semplice uomo colui che diede la vita per noi, bensì il Figlio di Dio, Dio fatto uomo. Se una volta quell’agnello, immolato secondo la prescrizione di Mosè, teneva lontano l’angelo sterminatore, non dovrebbe avere maggior efficacia per liberaci dai peccati « l’Agnello che toglie il peccato del mondo » (Gv 1, 29) ?

Sì, Gesù ha veramente sofferto per tutti gli uomini. La croce non era un simulacro. Altrimenti anche la redenzione sarebbe stato un simulacro. La morte non era un’illusione ; la Passione fu reale. Cristo è stato veramente crocifisso ; non dobbiamo vergognarcene. È stato crocifisso ; non dobbiamo negarlo. Anzi, lo dico con fierezza… Riconosco la croce perché ho conosciuto la risurrezione. Se il crocifisso fosse rimasto nella morte, forse non avrei riconosciuto la croce e l’avrei nascosta, come pure avrei nascosto il mio Maestro. Invece la risurrezione ha fatto seguito alla croce, e non mi vergogno di parlare di essa.

San Giovanni della Croce (1542-1591), carmelitano, dottore della Chiesa

 

 

 

Cantico spirituale, 36-37

 

 

 

« Tu non pensi secondo Dio »

Per quanti misteri e meraviglie abbiano contemplato le anime sante in questa vita, la maggior parte è rimasta inespressa e ancora da comprendere. Resta molto da approfondire nel Cristo! Egli è come una ricca miniera piena di molte vene di tesori, delle quali, per quanto sfruttate, non si riuscirà mai a toccare il fondo o a vedere il termine; anzi, in ogni sinuosità, qua e là, si trovano nuovi filoni di altre ricchezze. Ciò faceva dire a san Paolo, parlando del Cristo: « O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio ! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie » (Rm 11,3). Oh, se l’anima riuscisse a capire che non si può giungere nel folto delle ricchezze e della sapienza di Dio, se non entrando dove più numerose sono le sofferenze di ogni genere, riponendovi la propria consolazione e il proprio desiderio ! Come chi desidera veramente la sapienza divina, in primo luogo brama di entrare veramente nello spessore della croce !… Per accedere alle ricchezze della sapienza divina la porta è la croce. Si tratta di una porta stretta (Mt 7,13) nella quale pochi desiderano entrare, mentre sono molti coloro che amano i diletti a cui si giunge per suo mezzo.