dal Vangelo secondo Mc 12,28-34 
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

La saggezza è nella qualità della risposta ad una domanda. La domanda. “Qual’è il primo dei comandamenti?”. Come dire: “Su che cosa fondare l’esistenza? Che cos’è decisivo e imprescindibile nella vita? A quale comando obbedire per vivere, e per vivere pienamente? Cosa fare per essere felici?”.

Il principio della sapienza è il timore del Signore. Temerlo, amarlo. Sperimentare la Sua presenza nella nostra vita. E che la Sua presenza è UNICA, come Lui è UNICO. La sapienza è amarlo con tutto noi stessi, consegnandogli tutto di noi. Ed è la sapienza più genuina perchè è quella che scopre l’evidenza della realtà più profonda, la verità su cui poggia l’universo: Dio esiste, ed è unico. Unico nell’amore, ad ogni uomo in qualunque situzione si trovi. Unico nella misericordia. Unico nel potere con il quale ci libera. Sul Sinai, l’incipit delle Dieci Parole di Vita, vergate con il fuoco dell’amore divino, rammentano un’esperienza. L’ascolto è preceduto e accompagnato da un’esperienza: la liberazione dall’Egitto. Nella liberazione l’esperienza di Dio. E Dio era solo, non v’era con Lui alcun dio straniero. Lui ha spiegato le Sue ali e ha liberato il Suo popolo. Ha rivelato se stesso nella forza incommensurabile del Suo amore, l’unico che ha reso possibile l’impossibile. Non vi sono altri dei, non si allineano altri signori. E’ uno. E’ Dio.

Amarlo perchè è unico. Amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze è l’unica vita ragionevole. A chi consegnare se stessi se non vi è nessun altro che Lui? Chi amare se non ci ha creato, amato e redenti se non Lui solo? Come dividere il nostro amore con idoli vani, inesistenti, incapaci d’amare e di salvare? Tutto ha origine da un’esperienza. Nella nostra concretissima vita. Non si tratta di un impegno, di buona volontà. Si tratta d’amore. Un bambino ama chi lo ama. Un bambino entra nel Regno dei cieli. Un bambino è il più saggio perchè vive rispondendo “naturalmente” ad un’evidenza: l’amore dei suoi genitori. Con i limiti della carne, con i capricci e e le marachelle che non intaccano assolutamente la saggezza dello spirito d’un fanciullo.

Dio è unico, il Suo amore è l’unico che scende con noi e in noi, nella sofferenza più profonda, nei dolori di un cancro, nelle angosce dei tradimenti e dei fallimenti, nei tormenti dei dubbi, in TUTTI gli istanti delle nostre vite. Lui è L’UNICO che ci ama così come siamo. Lui SOLO può darci la vita nella morte. L’esperienza del Suo amore genera il radicale e assoluto amore a Lui. Da esso sgorga, naturalmente, l’amore al prossimo, il dono totale financo al nemico, chè ogni uomo reca scoplito il cromosoma divino. Ascoltare è dunque amare. Ascoltare la Verità e obbedire alla Verità (In ebraico i due verbi coincidono). Nulla di sentimentale, erotico e passionale. Un amore crudo, totale, ragionevole e sapiente. L’amore crocifisso di Colui che, unico, ci ha donato tutto. Nel Suo tutto consegnato il nostro tutto consegnato. Amore per amore.

Mc 12.28-34. Esegesi e interpretazione

Il modo esatto di amare il prossimo Agostino, De doctr. christ., 1, 26-29

Dunque, poich? non è necessario un ordine, perch? ognuno ami se, stesso e la propria persona, cioè, poich? ciò che noi siamo singolarmente e comunitariamente ci riguarda in modo partico-lare, amiamo con una legge fermissima che anche negli animali è stata estesa – infatti anche gli esseri inferiori amano s? stessi e i loro corpi – non rimaneva, e per quel precetto che è sopra di noi, e per quello che è presso di noi, che osservarlo, come sta scritto: « Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e con tutta la tua intelligenza » e, « Amerai il prossimo tuo come te stesso ». Da questi due comanda-menti dipende tutta la legge e i profeti (Mt. 22, 37-40). L’amore, infatti, è lo scopo del precetto, cioè, ambedue di Dio e del prossimo. Poich? se tu ti ami nella tua interezza, cioè nell’anima e nel corpo, e parimenti, il tuo prossimo, nell’anima e nel corpo -la persona umana, infatti, è composta di anima e di corpo – in questi due comandamenti non è tralasciata nessuna delle cose che bisogna amare. Precedento, infatti, l’amore di Dio ed apparendo prescritta la maniera di amarlo, tanto che le rimanenti cose sono comprese in esso, sembra che niente sia stato detto intorno al-l’amore di te stesso, ma, poich? si è detto: « Ama il tuo prossi-mo come te stesso » simultaneamente anche l’amore di te stesso non è stato disgiunto da te. Vive, infatti, una vita giusta e santa, colui che sa stimare rettamente le cose; questi inoltre, è colui che ha un amore ordinato, perch? o non ama ciò che è da amarsi, oppure non ama ciò che deve amarsi, o ama esageratamente ciò che deve amare di meno, oppure ama in maniera eguale ciò che deve amare o di meno o di pi?, poich? è da amarsi in maniera giusta. Ogni peccatore, in quanto è tale, non lo si deve amare, ed ogni uomo, in quanto è tale, deve essere amato per amor di Dio, ma Dio, per se stesso. E se si deve amar maggiormente Dio che ogni uomo, ognuno deve amare Dio più di se stesso. Parimenti si deve amare di pi? un altro uomo che la propria persona, poich? è a motivo di Dio che tutte queste cose si debbono amare, e un altro uomo può insieme con noi godere di Dio, ciò che non può il corpo, poich? il corpo vive per mezzo dell’anima, con la quale godiamo di Dio. Tutti gli uomini, inoltre, debbono amarsi in maniera giusta, ma poich? tu non puoi essere di utilità a tutti, devi provvedere in special modo a quelli che sono uniti a te pi? strettamente quasi con una certa sorte, dalle condizioni o dei luoghi, o dei tempi o di qualsiasi altra circostanza. Come, infatti, se tu fossi nell’abbondanza in qualche cosa, ciò che bisognerebbe dare a colui che non ha, non si sarebbe’ potuto dare a due persone, se ti venissero incontro due, dei quali n? il primo n? il secondo supera l’altro o per indigenza o in qualche bisogno verso di te, [e cos? agendo] non faresti niente di pi? giusto che scegliere per sorte a chi si dovrebbe dare, poich? non è possibile dare a tutti e due, cos? negli uomini, ai quali tutti tu non possa provvedere, si deve giudicare che ognuno può esserti congiunto temporaneamente dalla sorte. Inoltre, fra tutti, quelli che con noi possono godere di Dio, in parte amiamo quelli che aiutiamo, in parte quelli dai quali siamo aiutati, in parte quelli del cui aiuto abbiamo bisogno ed alla cui indigenza siamo venuti incontro, in parte quelli ai quali n? abbiamo dato alcunch? di utilità e n? da quelli da cui attendiamo che venga elargito a noi. Dobbiamo, tuttavia, volere che tutti amino Dio insieme con noi, e deve tendere tutto a quest’uni-co scopo il fatto o che noi siamo loro di aiuto, oppure essi di giovamento a noi.

Amore di Dio e amore del prossimo Colombano Abate, Praecepta, 11, 1-4

Mosè scrisse nella legge: Dio fece l’uomo a immagine e somiglianza sua (Gen. 1, 26). Considerate, di grazia, la dignità di queste parole. Dio onnipotente, invisibile, incomprensibile, ineffabile, inestimabile, fa l’uomo con del limo, e lo nobilita con la dignità della sua somiglianza. Qual è il rapporto tra il limo e Dio? Quale, quello tra il limo e lo spirito? Dio infatti, è spi-rito (Gv. 4, 24). Enorme degnazione di Dio, il quale donò all’uomo l’impronta della sua eternità e la somiglianza dei suoi costumi! Enorme dignità per l’uomo la sua somiglianza con Dio, se questa vien conservata; ma anche poi tremenda rovina, qua-lora venga profanata l’immagine di Dio!… Tutte le virt? che Dio seminò in noi nella nostra condizione primitiva, ci ha insegnato, poi, coi suoi precetti, a restituirgliele. Questa è la prima: Amare il nostro Dio con tutto il cuore (Mt. 22, 37; Mc. 12, 30), perch? lui per primo ci ha amati (1 Gv. 4, 10), dal principio, prima ancora che fossimo. L’amor di Dio è la rinnovazione della sua immagine. Ama Dio chi ne osserva le leggi; disse infatti: Se mi amate, osservate i miei precetti (Gv. 13, 34). Il vero amore non è fatto di parole, ma di opere (cf. 1 Gv. 3, 28). Restituiamo perciò a Dio, nostro Padre, la sua immagine inviolata nella santità, perch? lui è santo (Siate santi, perch? io sono santo, Lev. 11, 44 e 1 Pt. 1, 16), inviolata nella carità, perch? lui è amore (1 Gv. 4, 8: Dio è amore), inviolata nella pietà e nella verità, perch? lui è pio e verace. Evitiamo di farci un’immagine diversa da quella di Dio; infatti sarebbe a immagine di un tiranno, chi fosse superbo, iracondo, feroce… Perch?, dunque, non ci diamo delle immagini di tiranni, dipinga in noi Cristo la sua immagine, lui che dipinse un’imma-gine, quando disse: Vi do la mia pace, vi lascio la mia pace (Gv. 14, 27). Ma che cosa vale sapere che la pace è un bene, se poi questa pace non è ben conservata? Di solito quanto pi? una cosa è buona, tanto pi? è fragile, e quanto pi? è preziosa, tanto pi? accortamente dev’essere custodita; è veramente troppo fragile ciò che si può sciupare con una sola parola o con un piccolo sgarbo… Purtroppo niente è più gradito agli uomini che interessarsi delle cose altrui, parlar di cose inutili e dir male degli assenti; perciò coloro che non possono dire: Il Signore mi ha dato una lingua raffinata, per sostener con la mia parola colui che è stanco (Is. 50, 4) tacciano e, se vogliono dir qualcosa, sia detto solo al fine di fomentar la pace… Chi non ama sta nella morte (1 Gv. 3, 14). Dunque, o non si deve far altro che amare, o non ci si può aspettar altro che la morte. La pienezza della legge, infatti, sta nell’amore (Rom. 13, 8). E che questo amore si degni ispirarci abbondantemente il Signor nostro e Salvatore Gesù Cristo, chi ci è stato donato da Dio, autore della pace e dell’amore. 

Chi ama Dio lo conosce (Agostino, De Trinit., 8, 8, 12)

Osserviamo quanto l’apostolo Giovanni ci raccomandi l’amore fraterno: Colui che ama il suo fratello, egli dice, dimora nella luce, e nessuno scandalo è in lui (1 Gv. 2, 10). È chiaro che egli ha posto la perfezione della giustizia nell’amore del fratello; perch? colui nel quale non c’è scandalo è perfetto. E tuttavia sembra aver taciuto dell’amore di Dio, cosa che non avrebbe mai fatto se nello stesso amore fraterno non sottintendesse Dio. Poco dopo infatti, nella stessa Epistola, dice in modo chiarissimo: Carissimi, amiamoci vicendevolmente perch? l’amore viene da Dio; colui che ama è nato da Dio, e conosce Dio. Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perch? Dio è amore (1 Gv. 4, T8). Questo contesto mostra in maniera sufficiente e chiara che questo amore fraterno – infatti l’amore fraterno è quello che ci fa amare vicendevolmente -non solo viene da Dio, ma che, secondo una cos? grande autorità, è Dio stesso. Di conseguenza, amando secondo l’amore il fratello, lo amiamo secondo Dio. N? può accadere che non amiamo prin-cipalmente questo amore, con cui amiamo il fratello. Da ciò si conclude che quei due precetti non possono esistere l’uno sen-za l’altro. Poich? in verità Dio è amore (1 Gv. 4, 8.16), ama certamente Dio, colui che ama l’amore ed è necessario che ami l’amore colui che ama il fratello. Perciò poco pi? innanzi l’apo-stolo Giovanni afferma: Non può amare Dio, che non vede, colui che non ama il prossimo che vede (1 Gv. 4, 20), perch? la ra-gione per cui non vede Dio è che non ama il fratello. Infatti chi non ama il fratello, non è nell’amore e chi non è nell’amore non è in Dio, perch? Dio è amore (1 Gv. 4, 16). Inoltre chi non è in Dio non è nella luce, perch?: Dio è luce, e tenebra alcuna non è in lui (1 Gv. 1, 5). Qual meraviglia, dunque, se chi non è nella luce non vede la luce, cioè non vede Dio, perch? è nelle tenebre (1 Gv. 1, 9-11)? Vede il fratello con sguardo umano che non permette di vedere Dio. Ma se amasse colui che vede per sguardo umano, con carità spirituale, vedrebbe Dio, che è la carità stessa, con lo sguardo interiore con cui lo si può vedere. Perciò chi non ama il fratello che vede, come potrà amare Dio che non vede, precisamente perch? Dio è amore (1 Gv. 4, 8.16.20), amore che manca a colui che non ama il fratello? E non si ponga più il problema di sapere quanto amore dobbiamo al fratello, quanto a Dio. A Dio, senza alcun confronto, pi? che a noi. Al fratello poi tanto, quanto a noi stessi. Amiamo infine tanto pi? noi stessi quanto più amiamo Dio. 

L’amore fa abitare Dio in noi. Agostino, In Io. ep. tract., 8, 12

Nessuno vide Dio. Ecco, dilettissimi: Se ci amiamo vicende-volmente, Dio resterà in noi, e il suo amore in noi sarà perfetto. Incomincia ad amare e giungerai alla perfezione. Hai cominciato ad amare? Dio ha iniziato ad abitare in te; ama colui che iniziò ad abitare in te affinch?, abitando in te sempre pi? perfettamen-te, ti renda perfetto. In questo conosciamo che rimaniamo in lui e lui in noi: egli ci ha dato il suo Spirito (1 Gv. 4, 12-13). Bene, sia ringraziato il Signore. Ora sappiamo che egli abita in noi. E questo fatto, cioè che egli abita in noi, da dove lo conosciamo? Da ciò che Giovanni afferma, cioè che egli ci ha dato il suo Spi-rito. Ed ancora, da dove conosciamo che egli ci ha dato il suo Spirito? S?, che egli ci ha dato il suo Spirito, come lo sappiamo? Interroga il tuo cuore: se esso è pieno di carità, hai lo Spirito di Dio. Da dove sappiamo che proprio a questo segno noi cono-sciamo che abita in noi lo Spirito di Dio? Interroga Paolo apostolo: La carità di Dio è diffusa nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo che è dato a noi. 

La legge dell’amore. Giovanni Crisostomo, Comment. in Matth., 1, 5

Ges? Cristo ci insegna ciò che è giusto, onesto, utile, e tutte le virt?, in pochissime parole, chiare, comprensibili a tutti, come quando dice: In due comandi si riassumono la legge e i profeti (Mt. 22, 40), cioè nell’amore verso Dio e nell’amore verso il prossimo; oppure, quando ci dà questa norma di vita: Fate agli altri tutto ciò che voi volete ch’essi facciano a voi. Sta in questo la legge e i profeti (Mt. 7, 12). Non c’è contadino, n? schiavo, n? donna semplice, n? fanciullo, n? persona di limitata intelligenza che non riesca a comprendere facilmente queste parole: nella loro chiarezza, infatti, è il segno della verità, e l’esperienza ha dimostrato questo. Mc 12,28-34 
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

IL COMMENTO

La saggezza è nella qualità della risposta ad una domanda. La domanda. “Qual’è il primo dei comandamenti?”. Come dire: “Su che cosa fondare l’esistenza? Che cos’è decisivo e imprescindibile nella vita? A quale comando obbedire per vivere, e per vivere pienamente? Cosa fare per essere felici?”.

Il principio della sapienza è il timore del Signore. Temerlo, amarlo. Sperimentare la Sua presenza nella nostra vita. E che la Sua presenza è UNICA, come Lui è UNICO. La sapienza è amarlo con tutto noi stessi, consegnandogli tutto di noi. Ed è la sapienza più genuina perchè è quella che scopre l’evidenza della realtà più profonda, la verità su cui poggia l’universo: Dio esiste, ed è unico. Unico nell’amore, ad ogni uomo in qualunque situzione si trovi. Unico nella misericordia. Unico nel potere con il quale ci libera. Sul Sinai, l’incipit delle Dieci Parole di Vita, vergate con il fuoco dell’amore divino, rammentano un’esperienza. L’ascolto è preceduto e accompagnato da un’esperienza: la liberazione dall’Egitto. Nella liberazione l’esperienza di Dio. E Dio era solo, non v’era con Lui alcun dio straniero. Lui ha spiegato le Sue ali e ha liberato il Suo popolo. Ha rivelato se stesso nella forza incommensurabile del Suo amore, l’unico che ha reso possibile l’impossibile. Non vi sono altri dei, non si allineano altri signori. E’ uno. E’ Dio.

Amarlo perchè è unico. Amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze è l’unica vita ragionevole. A chi consegnare se stessi se non vi è nessun altro che Lui? Chi amare se non ci ha creato, amato e redenti se non Lui solo? Come dividere il nostro amore con idoli vani, inesistenti, incapaci d’amare e di salvare? Tutto ha origine da un’esperienza. Nella nostra concretissima vita. Non si tratta di un impegno, di buona volontà. Si tratta d’amore. Un bambino ama chi lo ama. Un bambino entra nel Regno dei cieli. Un bambino è il più saggio perchè vive rispondendo “naturalmente” ad un’evidenza: l’amore dei suoi genitori. Con i limiti della carne, con i capricci e e le marachelle che non intaccano assolutamente la saggezza dello spirito d’un fanciullo.

Dio è unico, il Suo amore è l’unico che scende con noi e in noi, nella sofferenza più profonda, nei dolori di un cancro, nelle angosce dei tradimenti e dei fallimenti, nei tormenti dei dubbi, in TUTTI gli istanti delle nostre vite. Lui è L’UNICO che ci ama così come siamo. Lui SOLO può darci la vita nella morte. L’esperienza del Suo amore genera il radicale e assoluto amore a Lui. Da esso sgorga, naturalmente, l’amore al prossimo, il dono totale financo al nemico, chè ogni uomo reca scoplito il cromosoma divino. Ascoltare è dunque amare. Ascoltare la Verità e obbedire alla Verità (In ebraico i due verbi coincidono). Nulla di sentimentale, erotico e passionale. Un amore crudo, totale, ragionevole e sapiente. L’amore crocifisso di Colui che, unico, ci ha donato tutto. Nel Suo tutto consegnato il nostro tutto consegnato. Amore per amore.

Mc 12.28-34. Esegesi e interpretazione

Il modo esatto di amare il prossimo Agostino, De doctr. christ., 1, 26-29

Dunque, poich? non è necessario un ordine, perch? ognuno ami se, stesso e la propria persona, cioè, poich? ciò che noi siamo singolarmente e comunitariamente ci riguarda in modo partico-lare, amiamo con una legge fermissima che anche negli animali è stata estesa – infatti anche gli esseri inferiori amano s? stessi e i loro corpi – non rimaneva, e per quel precetto che è sopra di noi, e per quello che è presso di noi, che osservarlo, come sta scritto: « Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e con tutta la tua intelligenza » e, « Amerai il prossimo tuo come te stesso ». Da questi due comanda-menti dipende tutta la legge e i profeti (Mt. 22, 37-40). L’amore, infatti, è lo scopo del precetto, cioè, ambedue di Dio e del prossimo. Poich? se tu ti ami nella tua interezza, cioè nell’anima e nel corpo, e parimenti, il tuo prossimo, nell’anima e nel corpo -la persona umana, infatti, è composta di anima e di corpo – in questi due comandamenti non è tralasciata nessuna delle cose che bisogna amare. Precedento, infatti, l’amore di Dio ed apparendo prescritta la maniera di amarlo, tanto che le rimanenti cose sono comprese in esso, sembra che niente sia stato detto intorno al-l’amore di te stesso, ma, poich? si è detto: « Ama il tuo prossi-mo come te stesso » simultaneamente anche l’amore di te stesso non è stato disgiunto da te. Vive, infatti, una vita giusta e santa, colui che sa stimare rettamente le cose; questi inoltre, è colui che ha un amore ordinato, perch? o non ama ciò che è da amarsi, oppure non ama ciò che deve amarsi, o ama esageratamente ciò che deve amare di meno, oppure ama in maniera eguale ciò che deve amare o di meno o di pi?, poich? è da amarsi in maniera giusta. Ogni peccatore, in quanto è tale, non lo si deve amare, ed ogni uomo, in quanto è tale, deve essere amato per amor di Dio, ma Dio, per se stesso. E se si deve amar maggiormente Dio che ogni uomo, ognuno deve amare Dio più di se stesso. Parimenti si deve amare di pi? un altro uomo che la propria persona, poich? è a motivo di Dio che tutte queste cose si debbono amare, e un altro uomo può insieme con noi godere di Dio, ciò che non può il corpo, poich? il corpo vive per mezzo dell’anima, con la quale godiamo di Dio. Tutti gli uomini, inoltre, debbono amarsi in maniera giusta, ma poich? tu non puoi essere di utilità a tutti, devi provvedere in special modo a quelli che sono uniti a te pi? strettamente quasi con una certa sorte, dalle condizioni o dei luoghi, o dei tempi o di qualsiasi altra circostanza. Come, infatti, se tu fossi nell’abbondanza in qualche cosa, ciò che bisognerebbe dare a colui che non ha, non si sarebbe’ potuto dare a due persone, se ti venissero incontro due, dei quali n? il primo n? il secondo supera l’altro o per indigenza o in qualche bisogno verso di te, [e cos? agendo] non faresti niente di pi? giusto che scegliere per sorte a chi si dovrebbe dare, poich? non è possibile dare a tutti e due, cos? negli uomini, ai quali tutti tu non possa provvedere, si deve giudicare che ognuno può esserti congiunto temporaneamente dalla sorte. Inoltre, fra tutti, quelli che con noi possono godere di Dio, in parte amiamo quelli che aiutiamo, in parte quelli dai quali siamo aiutati, in parte quelli del cui aiuto abbiamo bisogno ed alla cui indigenza siamo venuti incontro, in parte quelli ai quali n? abbiamo dato alcunch? di utilità e n? da quelli da cui attendiamo che venga elargito a noi. Dobbiamo, tuttavia, volere che tutti amino Dio insieme con noi, e deve tendere tutto a quest’uni-co scopo il fatto o che noi siamo loro di aiuto, oppure essi di giovamento a noi.

Amore di Dio e amore del prossimo Colombano Abate, Praecepta, 11, 1-4

Mosè scrisse nella legge: Dio fece l’uomo a immagine e somiglianza sua (Gen. 1, 26). Considerate, di grazia, la dignità di queste parole. Dio onnipotente, invisibile, incomprensibile, ineffabile, inestimabile, fa l’uomo con del limo, e lo nobilita con la dignità della sua somiglianza. Qual è il rapporto tra il limo e Dio? Quale, quello tra il limo e lo spirito? Dio infatti, è spi-rito (Gv. 4, 24). Enorme degnazione di Dio, il quale donò all’uomo l’impronta della sua eternità e la somiglianza dei suoi costumi! Enorme dignità per l’uomo la sua somiglianza con Dio, se questa vien conservata; ma anche poi tremenda rovina, qua-lora venga profanata l’immagine di Dio!… Tutte le virt? che Dio seminò in noi nella nostra condizione primitiva, ci ha insegnato, poi, coi suoi precetti, a restituirgliele. Questa è la prima: Amare il nostro Dio con tutto il cuore (Mt. 22, 37; Mc. 12, 30), perch? lui per primo ci ha amati (1 Gv. 4, 10), dal principio, prima ancora che fossimo. L’amor di Dio è la rinnovazione della sua immagine. Ama Dio chi ne osserva le leggi; disse infatti: Se mi amate, osservate i miei precetti (Gv. 13, 34). Il vero amore non è fatto di parole, ma di opere (cf. 1 Gv. 3, 28). Restituiamo perciò a Dio, nostro Padre, la sua immagine inviolata nella santità, perch? lui è santo (Siate santi, perch? io sono santo, Lev. 11, 44 e 1 Pt. 1, 16), inviolata nella carità, perch? lui è amore (1 Gv. 4, 8: Dio è amore), inviolata nella pietà e nella verità, perch? lui è pio e verace. Evitiamo di farci un’immagine diversa da quella di Dio; infatti sarebbe a immagine di un tiranno, chi fosse superbo, iracondo, feroce… Perch?, dunque, non ci diamo delle immagini di tiranni, dipinga in noi Cristo la sua immagine, lui che dipinse un’imma-gine, quando disse: Vi do la mia pace, vi lascio la mia pace (Gv. 14, 27). Ma che cosa vale sapere che la pace è un bene, se poi questa pace non è ben conservata? Di solito quanto pi? una cosa è buona, tanto pi? è fragile, e quanto pi? è preziosa, tanto pi? accortamente dev’essere custodita; è veramente troppo fragile ciò che si può sciupare con una sola parola o con un piccolo sgarbo… Purtroppo niente è più gradito agli uomini che interessarsi delle cose altrui, parlar di cose inutili e dir male degli assenti; perciò coloro che non possono dire: Il Signore mi ha dato una lingua raffinata, per sostener con la mia parola colui che è stanco (Is. 50, 4) tacciano e, se vogliono dir qualcosa, sia detto solo al fine di fomentar la pace… Chi non ama sta nella morte (1 Gv. 3, 14). Dunque, o non si deve far altro che amare, o non ci si può aspettar altro che la morte. La pienezza della legge, infatti, sta nell’amore (Rom. 13, 8). E che questo amore si degni ispirarci abbondantemente il Signor nostro e Salvatore Gesù Cristo, chi ci è stato donato da Dio, autore della pace e dell’amore. 

Chi ama Dio lo conosce (Agostino, De Trinit., 8, 8, 12)

Osserviamo quanto l’apostolo Giovanni ci raccomandi l’amore fraterno: Colui che ama il suo fratello, egli dice, dimora nella luce, e nessuno scandalo è in lui (1 Gv. 2, 10). È chiaro che egli ha posto la perfezione della giustizia nell’amore del fratello; perch? colui nel quale non c’è scandalo è perfetto. E tuttavia sembra aver taciuto dell’amore di Dio, cosa che non avrebbe mai fatto se nello stesso amore fraterno non sottintendesse Dio. Poco dopo infatti, nella stessa Epistola, dice in modo chiarissimo: Carissimi, amiamoci vicendevolmente perch? l’amore viene da Dio; colui che ama è nato da Dio, e conosce Dio. Chi non ama, non ha conosciuto Dio, perch? Dio è amore (1 Gv. 4, T8). Questo contesto mostra in maniera sufficiente e chiara che questo amore fraterno – infatti l’amore fraterno è quello che ci fa amare vicendevolmente -non solo viene da Dio, ma che, secondo una cos? grande autorità, è Dio stesso. Di conseguenza, amando secondo l’amore il fratello, lo amiamo secondo Dio. N? può accadere che non amiamo prin-cipalmente questo amore, con cui amiamo il fratello. Da ciò si conclude che quei due precetti non possono esistere l’uno sen-za l’altro. Poich? in verità Dio è amore (1 Gv. 4, 8.16), ama certamente Dio, colui che ama l’amore ed è necessario che ami l’amore colui che ama il fratello. Perciò poco pi? innanzi l’apo-stolo Giovanni afferma: Non può amare Dio, che non vede, colui che non ama il prossimo che vede (1 Gv. 4, 20), perch? la ra-gione per cui non vede Dio è che non ama il fratello. Infatti chi non ama il fratello, non è nell’amore e chi non è nell’amore non è in Dio, perch? Dio è amore (1 Gv. 4, 16). Inoltre chi non è in Dio non è nella luce, perch?: Dio è luce, e tenebra alcuna non è in lui (1 Gv. 1, 5). Qual meraviglia, dunque, se chi non è nella luce non vede la luce, cioè non vede Dio, perch? è nelle tenebre (1 Gv. 1, 9-11)? Vede il fratello con sguardo umano che non permette di vedere Dio. Ma se amasse colui che vede per sguardo umano, con carità spirituale, vedrebbe Dio, che è la carità stessa, con lo sguardo interiore con cui lo si può vedere. Perciò chi non ama il fratello che vede, come potrà amare Dio che non vede, precisamente perch? Dio è amore (1 Gv. 4, 8.16.20), amore che manca a colui che non ama il fratello? E non si ponga più il problema di sapere quanto amore dobbiamo al fratello, quanto a Dio. A Dio, senza alcun confronto, pi? che a noi. Al fratello poi tanto, quanto a noi stessi. Amiamo infine tanto pi? noi stessi quanto più amiamo Dio. 

L’amore fa abitare Dio in noi. Agostino, In Io. ep. tract., 8, 12

Nessuno vide Dio. Ecco, dilettissimi: Se ci amiamo vicende-volmente, Dio resterà in noi, e il suo amore in noi sarà perfetto. Incomincia ad amare e giungerai alla perfezione. Hai cominciato ad amare? Dio ha iniziato ad abitare in te; ama colui che iniziò ad abitare in te affinch?, abitando in te sempre pi? perfettamen-te, ti renda perfetto. In questo conosciamo che rimaniamo in lui e lui in noi: egli ci ha dato il suo Spirito (1 Gv. 4, 12-13). Bene, sia ringraziato il Signore. Ora sappiamo che egli abita in noi. E questo fatto, cioè che egli abita in noi, da dove lo conosciamo? Da ciò che Giovanni afferma, cioè che egli ci ha dato il suo Spi-rito. Ed ancora, da dove conosciamo che egli ci ha dato il suo Spirito? S?, che egli ci ha dato il suo Spirito, come lo sappiamo? Interroga il tuo cuore: se esso è pieno di carità, hai lo Spirito di Dio. Da dove sappiamo che proprio a questo segno noi cono-sciamo che abita in noi lo Spirito di Dio? Interroga Paolo apostolo: La carità di Dio è diffusa nei nostri cuori, per mezzo dello Spirito Santo che è dato a noi. 

La legge dell’amore. Giovanni Crisostomo, Comment. in Matth., 1, 5

Ges? Cristo ci insegna ciò che è giusto, onesto, utile, e tutte le virt?, in pochissime parole, chiare, comprensibili a tutti, come quando dice: In due comandi si riassumono la legge e i profeti (Mt. 22, 40), cioè nell’amore verso Dio e nell’amore verso il prossimo; oppure, quando ci dà questa norma di vita: Fate agli altri tutto ciò che voi volete ch’essi facciano a voi. Sta in questo la legge e i profeti (Mt. 7, 12). Non c’è contadino, n? schiavo, n? donna semplice, n? fanciullo, n? persona di limitata intelligenza che non riesca a comprendere facilmente queste parole: nella loro chiarezza, infatti, è il segno della verità, e l’esperienza ha dimostrato questo.