Dal Vangelo secondo Giovanni 3,31-36.

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui». 

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Obbedire è ascendere al Cielo. Lasciarsi afferrare dal Signore per farsi condurre nel luogo dal quale Egli è disceso. Obbedire è abbandonare terra e carne per indossare Cielo e Spirito. Nulla di alienante o spiritualistico però. Piuttosto quanto di più autentico e incarnato vi sia: la fede che illumina la carne e la terra con le Parole di Dio, impregnando ogni istante di Spirito ricevuto senza misura: “Gesù riassume tutto il processo della sua vita, del portare, cioè, la vita naturale umana alla vita divina e in questo modo trasformare l’uomo:divinizzazione dell’uomo e così redenzione dell’uomo, perché la volontà di Dio non è una volontà tirannica, non è una volontà che sta fuori del nostro essere, ma è proprio la volontà creatrice, è proprio il luogo dove troviamo la nostra vera identità. Dio ci ha creati e siamo noi stessi se siamo conformi con la sua volontà; solo così entriamo nella verità del nostro essere e non siamo alienati. Al contrario, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto. In verità, l’obbedienza a Dio, cioè la conformità, la verità del nostro essere, è la vera libertà, perché è la divinizzazione. Gesù, portando l’uomo, l’essere uomo, in sé e con sé, nella conformità con Dio, nella perfetta obbedienza, cioè nella perfetta conformazione tra le due volontà, ci ha redenti e la redenzione è sempre questo processo di portare la volontà umana nella comunione con la volontà divina” (Benedetto XVI, Incontro con i parroci di Roma, 2010).

La prova dell’esistenza di Dio, del suo amore e della sua salvezza è esattamente la nostra accoglienza della sua Parola discesa dal Cielo. Credere è innanzi tutto accogliere, non guardando a se stessi, ma, come Abramo, dar credito ad un annuncio che oltrepassa ogni speranza. Credere oggi che questi istanti che abbiamo tra le mani, la tela che intreccia le nostre relazioni, i nostri amori, il lavoro, la scuola, la famiglia, che tutto quel che ci appartiene può, miracolosamente, qui ed ora, trasformarsi in un anticipo di Cielo. La carne e la terra trasfigurati nell’abbandono confidente ad un amore che è disceso da lassù per annientare limiti e morte ed innalzare questo nostro quotidiano quaggiù sino al cuore del Padre. Ed è tutto molto concreto. Obbedire appoggiandosi all’amore che vince la morte è sperimentare, in tutto, la libertà del Cielo. Pazienza, mitezza, misericordia ad esempio. Tutto ci è donato, perchè tutto quello che fa del Cielo la vita stessa di Dio è consegnato nelle mani del Figlio. Essere suoi, appartenere a Lui è vivere con Lui in Cielo già da ora, pur attraverso le prove e le ferite della vita terrena. Obbedire è amore, la chiave che dischiude le porte della Vita che non muore.

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Confessioni XI, 2.3

« Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura »

Dio mio, luce dei ciechi e virtù dei deboli, e anche luce dei veggenti e virtù dei forti ; volgi la tua attenzione sulla mia anima e ascolta chi grida dall’abisso (Sal 29, 1). Se non fossero presenti anche nell’abisso le tue orecchie, dove ci volgeremmo ? A chi grideremmo ?

« Tuo è il giorno e tua la notte » (Sal 73, 16), al tuo cenno trasvolano gli istanti. Concedimene un tratto per le mie meditazioni sui segreti della tua legge, non chiuderla a chi bussa (Mt 7, 7). Non senza uno scopo, certo, facesti scrivere tante pagine di fitto mistero ; né mancano, quelle foreste, dei loro cervi (Sal 28, 9), che vi si rifugiano e ristorano, vi spaziano e pascolano, vi si adagiano e ruminano. O Signore, compi la tua opera in me, rivelandomele.

Ecco, la tua voce è la mia gioia, la tua voce una voluttà superiore a tutte le altre. Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata. Ti confesserò quanto scoprirò nei tuoi libri. Oh, « udire la voce della tua lode » (Sal 25, 7), abbeverarsi di te, contemplare le meraviglie della tua legge (Sal 118, 18) fin dall’inizio, quando creasti il cielo e la terra, e fino al regno eterno con te nella tua santa città.

Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorso per Natale

« Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio »

Come Maria, ogni serva di Dio deve assai sovente fare il silenzio e la calma in se stessa, ritirarsi nell’intimo, nascondersi nello spirito per sottrarsi e sfuggire ai sensi, e fare in se stessa un luogo di silenzio e di riposo interiore. Di questo riposo interiore si canta… : “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, dal cielo si lanciò la tua parola onnipotente” (Sap 18,14-15), il Verbo eterno sgorgando dal cuore del Padre. In mezzo al silenzio, proprio nel momento in cui tutte le cose sono immerse nel più profondo silenzio, quando regna il vero silenzio, allora si intende il Verbo in verità. Se vuoi infatti che Dio parli, ti occorre tacere; perché egli possa entrare, tutte le cose devono uscire.

Quando il nostro Signore Gesù è entrato in Egitto, tutti gli idoli del paese sono crollati. I tuoi idoli sono tutte le cose che impediscono a questa nascita eterna di compiersi in te in modo vero e immediato, per quanto buone e sante esse possano parere. Il nostro Signore disse: “Sono venuto a portare una spada” (Mt 10,34) per tagliare tutto ciò che lega l’uomo… Infatti ciò che ti è più vicino, ecco il tuo nemico: quella molteplicità di immagini, che in te nascondono il Verbo.