di Massimo Introvigne

Se si ricorda quanto questa figura sia stata una bandiera nel XIX secolo nel confronto fra cattolici e anticlericali in Francia, su cui si giocavano la stessa natura e il significato della politica, il fatto che Benedetto XVI abbia dedicato l’udienza generale del 26 gennaio a santa Giovanna d’Arco (1412-1431) appare particolarmente interessante.

Il Papa ricorda che Giovanna è «citata più volte nel Catechismo della Chiesa Cattolica» ed è un esempio di «quelle “donne forti” che, alla fine del Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende della storia».

Dopo avere ricordato, contro le polemiche di ieri e di oggi, che le fonti sulla vita di Giovanna sono considerate dalla scienza storica del tutto sicure e affidabili, così che non si tratta di leggende, il Papa ricostruisce la giovinezza di questa contadina illetterata, figlia però di «contadini agiati, conosciuti da tutti come ottimi cristiani. Da loro riceve una buona educazione religiosa, con un notevole influsso della spiritualità del Nome di Gesù, insegnata da san Bernardino da Siena e diffusa in Europa dai francescani. Al Nome di Gesù viene sempre unito il Nome di Maria e così, sullo sfondo della religiosità popolare, la spiritualità di Giovanna è profondamente cristocentrica e mariana».

A tredici anni, «attraverso la “voce” dell’arcangelo san Michele, Giovanna si sente chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la liberazione del suo popolo. La sua immediata risposta, il suo “sì”, è il voto di verginità, con un nuovo impegno nella vita sacramentale e nella preghiera: partecipazione quotidiana alla Messa, Confessione e Comunione frequenti, lunghi momenti di preghiera silenziosa davanti al Crocifisso o all’immagine della Madonna. La compassione e l’impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio».

Dunque «uno degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra esperienza mistica e missione politica. Dopo gli anni di vita nascosta e di maturazione interiore segue il biennio breve, ma intenso, della sua vita pubblica: un anno di azione e un anno di passione».

La storia è nota. Giovanna riesce a liberare la Francia, ma è catturata, condannata come strega e bruciata sul rogo. Il suo processo, afferma il Papa, «è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, è “allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione” (LG, 8). E’ l’incontro drammatico tra questa Santa e i suoi giudici, che sono ecclesiastici. Da costoro Giovanna viene accusata e giudicata, fino ad essere condannata come eretica e mandata alla morte terribile del rogo». I suoi giudici «sono teologi ai quali mancano la carità e l’umiltà di vedere in questa giovane l’azione di Dio. Vengono alla mente le parole di Gesù secondo le quali i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti ai dotti e sapienti che non hanno l’umiltà (cfr Lc 10,21). Così, i giudici di Giovanna sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima: non sapevano  di condannare una Santa».

Il «Mistero della carità di Giovanna d’Arco», afferma il Papa, sarà descritto adeguatamente solo da un grande poeta, Charles Péguy. Al cuore del mistero, secondo Benedetto XVI, c’è il fatto che «nell’Amore di Gesù, Giovanna trova la forza di amare la Chiesa fino alla fine, anche nel momento della condanna», che pure le viene da teologi e vescovi.
Giovanna non è solo «un bell’esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili». La santa introduce al tema grande e misterioso dell’esistenza di un’ascetica e di una mistica anche della politica. Un grande antidoto alle piccole miserie del nostro tempo.

da La Bussola Quotidiana