È il 14esimo «delitto d’onore» quest’anno La pena per i colpevoli è al massimo di 1 anno
Tratto da Avvenire del 13 agosto 2009

Colpevole di essere stata stuprata, dai suoi stessi cugini. U­na macchia terribile, secon­do lo zio della  ragazza, che niente, se non il sangue, a­vrebbe potuto lavare.

E così l’uomo ha compiuto quello che riteneva essere il suo «dovere»: é entrato in casa della nipote con la pistola in pugno e ha sparato. Una, due, nove volte, fin quando non è stato certo che la ra­gazza fosse ormai morta.

È avvenuto, così, in Giorda­nia l’ennesimo “delitto d’o­nore”, il quattordicesimo quest’anno. La vittima è u­na giovane di 16 anni. Due anni fa aveva subito violen­za da due uomini, suoi pa­renti di primo grado. La ra­gazza era rimasta incinta e, due mesi fa, aveva dato alla luce un bambino. I genitori l’avevano sostenuta e assi­stita durante la gravidanza. Fatto non comune: in gene­re alle donne abusate non viene consentito di tenere i piccoli nati dopo le violen­ze. Lo zio, però, era rimasto all’oscuro di tutto. Quando ha saputo della nascita del piccolo si è precipitato a la­vare l’onore “oltraggiato” della famiglia. Dopo il bru­tale omicidio, l’uomo è sta­to arrestato e resterà in pri­gione quindici giorni, il tem­po necessario affinché il giu­dice formalizzi le accuse.

Dopo potrà uscire su cau­zione. Anche se verrà con­dannato, poi, la pena sarà lieve. Gli articoli 98 e 340 del codice penale giordano concedono significative at­tenuanti in caso di “delitto d’onore”: di va dai tre mesi fino, al massimo, ad un an­no di carcere. Una normati­va arcaica che nemmeno l’impegno del re Abdallah e della regina Rania – che di recente ha fatto anche una campagna di sensibilizza­zione su YouTube – è riusci­ta a scardinare. In carcere, si trovano anche i respon­sabili dello stupro. Anche lo­ro, difficilmente, vi reste­ranno a lungo. In Giordania, secondo l’organizzazioneHuman Rights Watch, oltre la metà delle donne è vitti­ma di violenza domestica. Nel Paese, inoltre, ogni an­no, vengono commessi cir­ca venti delitti d’onore per punire comportamenti “sfrontati” di madri, sorelle, figlie. Un macabro rituale che si ripete con identica brutalità nella moderna Amman come nelle remote zone rurali.