Nella serie televisiva prodotta in Iran  viene crocifisso Giuda, mentre Cristo fa una vita normale. Ora vogliono trasmetterla in Libano, ma è polemica
di Fausto Biloslavo
Tratto da Il Giornale del 15 agosto 2010

Gesù si salva dalla croce e quando muore va dritto in Paradiso senza risorgere. Invece è Giuda che finisce crocifisso. «Il Cristo» secondo l’Iran è una fiction che Hezbollah, gli amici degli ayatollah, volevano mandare in onda in Libano durante il Ramadan, il mese del digiuno islamico.

La ventina di puntate presentavano Gesù secondo il Corano, che non lo considera figlio di Dio, ma un tormentato profeta giudeo, che attende l’avvento di Maometto. Mercoledì è andata in onda la prima puntata, ma i cristiani del Paese hanno protestato con forza. Nel Libano multiconfessionale una fiction del genere può avere l’effetto di una bomba. Non a caso la Direzione generale della sicurezza di Beirut aveva chiesto per prima che «il Cristo» fosse sospeso.

La fiction doveva andare in onda su Al Manar, la tv di Hezbollah, il partito armato degli sciiti libanesi. In contemporanea, sarebbe stata trasmessa dell’Nbn, emittente televisiva legata al movimento sciita Amal. Due bastioni mediatici dell’alleanza con Siria e Iran.

«È il più grande insulto a Gesù Cristo e alla sua Chiesa», ha tuonato il vescovo Beshara Raii, della chiesa maronita di Jbeil, in un’intervista al sito Naharnet. Il religioso si è fatto portavoce del malcontento che serpeggia nella comunità cristiana libanese. La fiction si basa sulla ricostruzione della vita di Gesù tratta dal Vangelo di Barnaba, che è un apocrifo e non riconosciuto dalla Chiesa. Raii ha ricevuto le 17 puntate in anteprima essendo responsabile della Commissione episcopale sui media in Libano. «È negata la divinità di Cristo, che non risorge e al suo posto, sulla croce, ci va Giuda. È una distorsione dell’ideologia cristiana», ha protestato il vescovo.

Gli sciiti del tubo catodico sembravano tener duro. «Non colpisce affatto i cristiani – ha detto Qassem Sweid, direttore generale di Nbn – Ci siamo accertati che sia stata prodotta in conformità al Corano e non c’è ragione che possa indurci a sospenderne la messa in onda».

In un Paese che ha vissuto una sanguinosa guerra civile, dove la religione continua a mescolarsi con la politica, basta una scintilla per far saltare tutto in aria. La fiction «mina le fondamenta di tutte le religioni e alimenta contrasti», sostiene il vescovo. E i contrasti nel Paese dei cedri si risolvono spesso a raffiche di kalashnikov.

Alla fine gli amici degli ayatollah hanno dovuto capitolare. Ieri, il ministro dell’Informazione, Tarek Mitri, ha convocato una conferenza stampa annunciando che la messa in onda de «Il Cristo» era stata cancellata. Altri parlano solo di sospensione.

La fiction è tratta da un film da 5 milioni di dollari finito di girare nel 2007 dal regista iraniano Nader Talebzadeh. Un sostenitore del presidente Mahmoud Ahmadinejad, scettico sull’11 settembre. Il Cristo iraniano sembra più un hippy invasato che Gesù. L’attore che lo interpreta si chiama Ahmad Soleimani-Nia. Prima di darsi al cinema ha fatto il soldato degli ayatollah e poi il saldatore per l’Ente atomico iraniano.

Il titolo originale è «Gesù, lo spirito di Dio». Il film ha ottenuto pure un premio in Italia, nel 2007, al festival del cinema sulle religioni. Proiettato alla rassegna di Filadelfia ha invece scatenato le proteste cristiane in California. Il regista considera la pellicola «una risposta islamica alla Passione di Cristo di Mel Gibson».