Non a caso si voterà la Domenica delle Palme, potremmo così chiederci se, nel cuore, desideriamo liberare, Gesù o Barabba. L’amore o la Giustizia, il Cielo o il mondo.

Famiglia, vita, educazione. Poco, pochissimo. La persona umana è la grande assente di questa campagna elettorale. Qualcuno cerca di nascondere e riciclare un passato mai rinnegato, anzi, di aborti e altre mostruosità. Altri con la mano destra firmano patti con i cattolici, con la mano sinistra alleanze con gli anticlericali. E poi qualche dichiarazione sul fotofinish, qualche pennellata su famiglia e affini. Ma il cuore di questa politica batte in piazza, urla, strepita, è sconsolatamente autoreferenziale. Eppure i limiti della politica, di questa politica, emersi ancora una volta ci offrono la possibilità di distinguere alcuni criteri fondamentali. Per votare, e non solo. Per discernere nella vita. Questa campagna elettorale, in questa quaresima, può essere per tutti noi provvidenziale. Ci può aiutare a fare un esame di coscienza, guardando dentro di noi attraverso la cartina da tornasole che è questa competizione politica. Innanzi tutto comprendiamo che non possiamo chiedere alla politica quello che non essa non può darci. “Non si raccolgono fichi dai rovi o uva dalle spine…”. In una conferenza stupenda che vi invito a leggere Mons. Caffarra, parlando di educazione religiosa diceva che “quando la nostra persona impegna radicalmene se stessa con la realtà e con la vita perché ne vuole scoprire il significato ultimo [il “fondo della realtà”] , allora mette in atto il senso religioso. Che cosa dunque è il senso religioso? È la capacità che la persona umana possiede di porre le domande ultime sulla realtà e sulla vita; di discernere l’apparenza dalla realtà… l’educazione religiosa consiste nell’educazione del senso religioso. Il che significa: educare la persona ad impegnarsi colla vita ricercandone il suo significato ultimo. Rifiutarsi di farlo significa rifiutare, impedire all’uomo di vivere interamente la sua umanità, l’intera ricchezza della sua umanità”. In questa campagna elettorale abbiamo assistito proprio a questo rifiuto, allo slalom intorno a quello che realmente riguarda l’uomo. Non possiamo chiedere alla politica di educare al senso religioso, ma prevederne lo spazio, porre al centro del dibattito e delle linee programmatiche la persona umana, beh questo sarebbe lecito… Diceva Benedetto XVI lo scorso anno al convegno della Chiesa di Roma sulla famiglia, (un discorso da leggere assolutamente in questi giorni), che “la volontà di “liberare” la natura da Dio conduce a perdere di vista la realtà stessa della natura, compresa la natura dell’uomo, riducendola a un insieme di funzioni, di cui disporre a piacimento per costruire un presunto mondo migliore e una presunta umanità più felice”.

Possiamo così trarre profitto da queste imminenti elezioni italiane, come da ogni altro fatto politico, anche da ciò che sta accadendo in Spagna ad esempio. Possiamo guardarci dentro e trarre profitto spirituale. Chiedendoci ad esempio, prima di votare, che cosa desidera davvero il nostro cuore. Quanto peso hanno dentro di noi le idee, gli ideali, le ideologie, gli slogan e le parole politiche ascoltate in questi giorni. Che eredità culturale portiamo in noi, che influenza esercita il passato con le vicende familiari. Che valore ha il DNA politico dell’ambiente nel quale siamo cresciuti. Che sguardo abbiamo di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, alla povertà, agli scandali. Con che occhi guardiamo la croce piantata nella storia? Siamo davvero liberi di scegliere oggi? Sono domande molto importanti. Scrive il Papa che “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” [Benedetto XVI, Lett. Enc. Deus caritas est 1]. Allora, proprio in questi giorni, possiamo chiederci se l’incontro con Cristo ha dato vita in ciascuno di noi ad un nuovo orizzonte e una decisiva direzione alla vita.

In concreto, di fronte alle elezioni, ho il cuore sgombro e libero da incrostazioni, ho chiaro davanti a me il Destino ultimo per il quale sono al mondo e per il quale tutti siamo nati? E’ il senso religioso a guidarmi nel discernimento? “Incontrare Cristo come chiave interpretativa di tutta la vita. Gli stessi segni musicali cambiano suono se si cambia la chiave all’inizio del rigo. Sono gli stessi capitoli che compongono la biografia di un cristiano e di un ateo: ambedue nascono e muoiono; ambedue gioiscono e soffrono, ambedue lavorano e amano; ambedue vivono in una città, dentro una società politica. Il senso religioso entra in azione quando il soggetto si impegna fino al punto di mettersi alla ricerca di un senso ultimo positivo di tutto questo. L’educazione religiosa consiste nel guidare l’uomo in questa ricerca. L’educazione cristiana consiste nel guidare l’uomo ad incontrare ciò in cui la positività del reale, di ciò che viviamo, consiste e si fonda: Gesù Cristo. La vita umana cristianamente vissuta è la vita che nasce da questo incontro”. ( Mons. Caffarra…)

C’è dunque un modo cristiano di vivere e di votare, con fede. La libertà di chi pone al di sopra di tutto la volontà di Dio, il suo compimento nella propria vita e in quella di ciascun uomo. In termini pratici, la volontà di Dio si manifesta anche attraverso le parole dei Pastori, le indicazioni della Chiesa sui temi che riguardano la nostra vita. Esse ci aiutano, ci illuminano per discernere. Seguirle, sostenuti dalla Grazia, è avere fede, è mettere Dio al primo posto nella propria vita, desiderare la Sua volontà. Queste elezioni sono allora un paradigma della nostra vita. Possiamo chiederci, andando a votare, se abbiamo fede. Non è un gioco, è qualcosa di molto serio. Non a caso si voterà la Domenica delle Palme, potremmo così chiederci se, nel cuore, desideriamo liberare, Gesù o Barabba. L’amore o la Giustizia, il Cielo o il mondo. E non per dire che uno schieramento o l’altro siano il bene o il male. No, E’ dentro di noi che dobbiamo guardare. E cercare i criteri che diventano decisivi nel discernere sugli eventi. La politica, questa politica, ci parla di soldi, di lavoro, di qualità della vita, di sicurezza, di giustizia, di case. Il mondo. E tutto è confinato in questo immanentissimo appezzamento di terra dove si posano i nostri piedi. Potremmo chiederci allora se, essendo nel mondo, siamo suoi oppure no. Se i criteri per decidere e votare sono gli stessi che ci pongono innanzi i politici, allora la risposta è facile. Se le nostre passioni sono racchiuse nel grumo di slogan e di vere e presunte malefatte dei politici, allora il nostro cuore è ancora preda di questo mondo. Avere un po’ di luce su questo sarebbe comunque già un buonissimo risultato. Sarebbe vincere le nostre personalissime elezioni. Magari perdendole e scoprendoci bisognosi di urgente conversione, di alzare lo sguardo al Cielo, e che Dio passi nella nostra vita e ci liberi da quello che ci lega al mondo. Dai retaggi del passato, dalle esperienze giovanili, da quanto di viscerale e passionale emerge dai nostri cuori quando si tocca la politica.

Spesso si è capaci di aprirsi alla vita e all’opera di Dio nella prorpia famiglia sino ad aver dieci figli o più, oppure a lasciare tutto e partire per evangelizzare, ma ci si ritrova schiavi delle passioni più carnali e mondane che si nascondono nell’agone politico. L’indagine del Foglio di qualche settimana fa è illuminante. Vecchi fantasmi, esperienze studentesche, brandelli di un “ego” che reclama autonomia almeno in qualcosa, e “la politica che vuoi che sia”… Che Dio ci liberi, ci faccia Suoi figli in ogni aspetto della vita, ci apra gli occhi su quello che per Lui è davvero importante anche nelle cose del mondo, ci doni la docilità dell’obbedienza alle indicazioni dei Suoi ministri, ci conceda la Grazia di rinnegare noi stessi, i principi che hanno animato le nostre calde adoloscenze, gli ideali di giustizia e di eguaglianza che hanno colorato le nostre irruenze giovanili.

Che Dio ci faccia semplici come colombe, e astuti come serpenti, anche dinnanzi al voto. E ci faccia cittadini celesti. Nella Chiesa primitiva, al termine del catecumenato di preparazione per ricevere il battesimo vi era l’utima tappa, che si chiamava “elezione”. Gli eletti potevano passare all’acqua e diventare cristiani. Erano passati da questo mondo al Cielo, erano ormai cittadini della Patria celeste. La Lettera a Diogneto ne esprime bene le qualità, l’opera della Grazia nella debolezza della natura.

Nei dibattiti di questi giorni del Cielo non v’è traccia. Non lo possiamo chiedere, ma lo possiamo, lo dobbiamo cercare. Anche nel non detto dei politici, nel loro passato e nel loro presente, discernendo che cosa ne sia più vicino attraverso le indicazioni dei Pastori. Rimettendo la nostra vita nelle mani del Signore, anche attraverso queste elezioni, chiedendo a Dio la libertà dei Suoi figli, creature nuove che portano in sé le primizie della vita eterna, che al di sopra di tutto pongono quello che per Gesù, il loro Maestro, è davvero importante, irrinunciabile: “Tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale; riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale; tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli. Questi principi non sono verità di fede anche se ricevono ulteriore luce e conferma dalla fede. Essi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l’umanità” (Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno promosso dal PPE). Vita, famiglia ed educazione, valori non negoziabili. Che siano essi ben radicati nei nostri cuori, per diventare criteri fondanti per votare e per vivere ogni giorno. Da figli celesti del Padre celeste.

da http://segnideitempi.blogspot.com