Un secolo fa il 66 per cento dei cristiani viveva nel Vecchio continente, ora solo uno su quattro. Boom di credenti in Africa e America latina
di Maurizio Caverzan
Tratto da Il Giornale

Le famose «radici cristiane dell’Europa» che a lungo hanno alimentato il dibattito tra gli intellettuali e i politici del Vecchio Continente durante la stesura della Costituzione europea hanno sempre minor influenza nel mondo. Non è una notizia inedita né sconvolgente, tanto è sotto gli occhi di tutti la progressiva scristianizzazione del mondo occidentale.

Del fenomeno della secolarizzazione si occupò con grande autorevolezza già nel 1985 il sociologo Sabino Acquaviva in «L’eclissi del sacro nella civiltà industriale», considerato dagli esperti la pietra miliare della materia. Ora ad aggiornare le statistiche arriva il rapporto del Pew Forum on Religion & Public Life, autorevole centro-studi statunitense, che fa il punto sulla situazione del cristianesimo mondiale e registra il ruolo calante dell’Europa, e in generale dell’Occidente, e il peso sempre maggiore che Asia e Africa assumono per i seguaci di Gesù Cristo. Stando ai ricercatori americani solo il 25,9% dei cristiani vive oggi in Europa, mentre un secolo fa, nel 1910, erano il 66,3.

L’asse della cristianità si sposta nel Sud del mondo, America Latina e Africa. Tuttavia di queste ricerche si dovrebbero conoscere meglio i criteri usati per attribuire l’appartenenza alle varie confessioni. Ci si dichiara semplicemente credenti? Si è solo battezzati? Si è regolarmente praticanti o solo saltuariamente? Ogni quanto si accede ai sacramenti? Tuttavia molto di vero ci dev’essere nel ridimensionamento del ruolo del cristianesimo occidentale nel mondo se lo scorso anno Benedetto XVI ha voluto istituire «motu proprio» il Ministero per l’evangelizzazione dell’Occidente affidandolo a monsignor Rino Fisichella.

Ma, come detto, i dati del Pew Forum vanno letti con attenzione perché in cento anni tutto lo scenario è mutato. E non di poco. Il numero complessivo dei cristiani è più che triplicato, passando da 600 milioni nel 1910 a oltre due miliardi nel 2010. Ma la popolazione mondiale complessiva è cresciuta proporzionalmente, da circa 1,8 miliardi nel 1910 a 6,9 miliardi nel 2010. I cristiani, di conseguenza, rappresentano sostanzialmente la stessa percentuale oggi (32%) rispetto a un secolo fa (35%), ossia un terzo della popolazione mondiale. Sebbene, però, Europa e America siano ancora la patria della maggioranza dei cristiani del mondo, la percentuale è ben diversa rispetto al 1910. L’Europa è scesa al 25,9% mentre le Americhe dal 27,1 son passate al 36,8. È come se il processo di laicizzazione avesse colpito maggiormente il Vecchio Continente. Che vecchio lo è non solo perché «culla della civiltà». Ma anche per l’età media della popolazione in quanto in Europa si fanno meno figli e la popolazione diminuisce. Mentre sono gli immigrati di religione musulmana a entrare nei nostri Paesi. Il calo demografico influenza parecchio le statistiche di questi fenomeni, mentre al contrario risulta determinante l’elevato tasso di natalità delle popolazioni africane e sudamericane, da molti decenni terreno di evangelizzazione delle varie confessioni. Non a caso il cristianesimo è cresciuto enormemente nell’Africa sub-sahariana, dove ormai vive un cristiano su quattro (dall’1,4 al 23,6%), nell’Asia e nell’area del Pacifico (dal 4,5% al 13,1). «Circa il 90% dei cristiani vive in Paesi dove i cristiani sono in maggioranza. Solo il 10% circa dei cristiani del mondo vive come minoranza», sottolinea lo studio. Con un miliardo e centomila persone, il cattolicesimo rappresenta circa la metà dei cristiani. Il 47,5% dei cattolici si trova nelle Americhe, il 23,9 in Europa, il 16,1 nell’Africa sub-sahariana e il 12 nell’Asia e nel Pacifico. Il Brasile ha il maggior numero di cattolici (134 milioni). «Ci sono più cattolici nel solo Brasile che in Italia, Francia e Spagna messe insieme». In Italia ci sono 50 milioni e 250mila persone, pari all’82% della popolazione, ossia il 4,6% dei cattolici mondiali.