Non solo Egitto e mondo arabo: dalla Cina alla Cecenia cresce la persecuzione dei cristiani nel mondo. Un libro-inchiesta in Francia
di Daniele Zappalà
Tratto da Avvenire del 6 gennaio 2011

«I cristiani martirizzati in O­riente, nel mondo musul­mano e nel mondo indui­sta, sono degli sconosciuti per la maggioranza dei francesi e per l’in­sieme degli europei». Parte da que­st’amara riflessione, una lunga in­chiesta che ha cercato di rompere Oltralpe il silenzio ancora diffuso sul­le persecuzioni anticristiane. Raphael Delpard, giornalista e mili­tante di lungo corso dei diritti uma­ni, ammette fin dall’introduzione di essere ateo. Ma è stato spinto a scri­vere dal bisogno di raccontare l’uni­ca forma di barbarie contempora­nea che molti media europei troppo spesso «rifiutano di raccontare». Pubblicata con il titolo La persecu­zione dei cristiani oggi nel mondo (e­dito da Michel Lafon), l’inchiesta è il frutto di numerosi viaggi e di decine d’incontri spesso clandestini in una ventina di Paesi. Dall’Algeria fino al­la Corea del Nord, passando per la Bielorussia, l’Iraq o l’Iran.

Delpard sottolinea che in molti Pae­si le persecuzioni hanno conosciuto di recente un’accelerazione inquie­tante. È il caso dell’Egitto, dove «gli attacchi assassini contro le chiese copte s’intensificano di anno in an­no». Il volume di Delpard è uscito prima della strage di San Silvestro ad Alessandria e ricorda, fra gli episodi più gravi che continuano a tormen­tare la memoria della comunità cop­ta, gli assalti avvenuti ad Alessandria nel 2006, una settimana prima della Pasqua ortodossa: «Armati di basto­ni e di pietre, delle orde di fanatici musulmani, sotto lo sguardo impas­sibile dei poliziotti intervenuti solo di fronte ai marciapiedi già cosparsi di morti, hanno attaccato dei cristiani durante i funerali di un copto pu­gnalato il giorno prima». Negli ulti- mi anni, anche l’atteggiamento del potere centrale è parso sempre me­no neutro. Delpard ricorda ad e­sempio che «il Cairo ha sospeso a tempo indeterminato l’istruzione di un caso di minorenni cristiane rapi­te, violentate, costrette a convertirsi all’islam e sposate a musulmani pra­ticanti». Storie come quelle di Ingy Nagy Edwar e Theresa Ghattass, di­ciannovenni cristiane rapite e con­vertite in modo forzato, lasciano scie di dolore difficili da cancellare. È an­che l’eco terribile di tanti episodi come questi, rac­conta Delpard, a spingere negli ultimi anni molti e­giziani copti verso l’esilio. Ma in generale sono an­cora tanti i Paesi in cui «oc­corre divenire temerari per dichiararsi cristiani». In Turchia, ad esempio, «con­viene farsi dimenticare», confidano molti cristiani. In regimi comunisti come quello nordcoreano, poi, «i cristiani sono considerati come i peggiori ne­mici dello Stato». Un atteggiamento ostile che ha dato vita a un’autenti­ca ossessione anticristiana: «In Co­rea del Nord, circolano per le strade dei poliziotti in borghese. Se si ac­corgono di un individuo che chiude gli occhi, sembra parlare a se stesso o meditare, si tratta per loro neces­sariamente di un cristiano che pre­ga. Procedono allora all’arresto im­mediato senza fornire la minima spiegazione». Nel Paese, vivono al­meno 200 mila cristiani e c’è chi par­la di mezzo milione. Ma la stessa Europa non sfugge a for­me di discriminazione più o meno gravi. La vita dei musulmani france­si che si convertono al cristianesimo, qualche migliaio ogni anno, «è un calvario». Mantenendo l’anonima­to, un ventiseienne nato in Francia confessa che «i suoi genitori, a par­tire dalla sua conversione, gli volta­no le spalle, i suoi amici non gli ri­volgono più la parola, e peggio an­cora, gli uni e gli altri lo accusano d’a­postasia». Delpard ricorda che esistono solo sti­me più o meno attendibili sul nu­mero di cristiani ancora in prigione per la loro testimonianza di fede in Paesi come Siria, Giordania, Yemen, Sudan, Etiopia e Cina. Risale solo a 3 anni fa un evento rimasto come una ferita indelebile nella memoria del­la minoranza cristiana in Eritrea: «Il 12 settembre 2007, dieci donne so­no arrestate in piena preghiera e con­dotte in un campo militare dove do­vranno subire quotidianamente se­dute di tortura, con l’obiettivo di far loro rinnegare la fede cristiana».

Dopo aver analizzato nel dettaglio una lunga serie di fatti e destini in­dividuali, Delpard non rinuncia a mettere in guardia sui crescenti ri­schi futuri dell’attuale indifferenza, ancora diffusa in Occidente, verso il «mondo malato d’anticristianesi­mo». Per l’autore, occorre infrange­re rapidamente il muro di gomma, dato che «restare in silenzio signifi­ca accettare il crimine come una sor­ta di fatalità». Del resto, non esisto­no scusanti: «I cristiani perseguitati sono lontani dal nostro sguardo, pensiamo talora per giustificare la nostra inazione. Che errore. Vivono a due ore appena dal nostro comfort!».