di Alessandro Gianmoena
Tratto dal sito Ragionpolitica.it l’8 marzo 2010

E’ in atto un vero e proprio genocidio di genere nel mondo. L’inchiesta scioccante che ha pubblicato l’Economist nel suo ultimo numero riporta la fotografia di un mondo in cui la pratica dell’infanticidio è una consuetudine consolidata.

Migliaia di bambine vengono uccise attraverso una selezione eugenetica con l’aborto, soffocate subito dopo la nascita o lasciate morire di fame.

Questa è la cruda realtà che si registra in una delle parti del mondo più popolose: il Sud-Est asiatico. Dal dopo guerra in poi a quasi 160 milioni di bambine è stata negata la vita, causando una variazione nel rapporto tra i generi, ed oggi in Cina e nell’India del Nord nascono 120 maschi ogni 100 femmine. Sono numeri che incidono sulla media mondiale, che è pari a 103-106 nascite maschili ogni 100 femminili e che alterano i meccanismi di evoluzione dell’umanità. Storicamente, infatti, il rapporto delle nascite era invertito, ma i progressi della scienza in materia di aborto hanno fatto sì che la selezione di genere sia una pratica ormai consolidata anche nelle fasce meno abbienti delle popolazioni asiatiche. Ma non solo. Se nei poveri che vivono in Oriente l’idea del figlio maschio costituisce l’unico mezzo di aiuto al sostentamento famigliare, nei ceti medi la «famiglia ristretta» è la condizione necessaria per la conservazione della ricchezza acquisita.

Sulle popolazioni asiatiche, quindi, si calano i due bracci della tenaglia di morte che le condanna ad un declino demografico e sociale, poiché alterano il rapporto naturale di nascite tra uomini e donne. Basti pensare che nella sola Cina il numero che si origina dalla differenza demografica tra i due sessi è pari all’intera popolazione maschile degli Stati Uniti. E’ una società senza futuro, incancrenita da una concezione dell’uomo in cui la vita è piegata all’arbitrio dell’uomo stesso. La selezione di genere mina le fondamenta su cui si organizza il nostro mondo e fa dell’aborto la ghigliottina dell’umanità. E’ un fattore culturale a cui le filosofie e le religioni orientali non sono in grado di offrire una risposta adeguata. La concezione della persona nella sua centralità è un retaggio tipicamente cristiano e costituisce uno dei tratti distintivi rispetto alle altre religioni.

Nella società globale il confronto culturale fa emergere le differenze valoriali ed esse arricchiscono la politica post-ideologica del nostro tempo di temi centrali per il futuro della nostra umanità, come l’espansione demografica per il futuro della nostra umanità. Le tante teorie maltusiane fondate sul controllo delle nascite delimitano, oggi, il perimetro tra il nichilismo e la ricchezza del mistero della vita. La politica, quindi, si alimenta della metapolitica ed è la chiave dello futuro dell’uomo. Le battaglie sessantottine di un tempo, che presupponevano una libertà anarcoide di gestione della propria vita e della scelta di dare la vita o no ad un figlio, ci avevano descritto la pratica dell’aborto come uno strumento di emancipazione della donna, ma, oggi, il soffio profondo dell’identità cristiana riemerge in Occidente, offrendo il vero valore della vita e nel secolo della globalizzazione l’infanticidio assume una connotazione negativa. Tutto ciò grazie anche alle parole di Papa Benedetto XVI, che ha posto la vita come il tema centrale del nostro secolo. E’ una riposta efficace al pensiero debole che pensa che il mondo sia troppo popolato per poter sopravvivere e che adotta scientemente la selezione di genere come mezzo di contenimento demografico.

Da noi, in Occidente, l’aborto è spesso l’estrema conseguenza generata da atteggiamenti superficiali: la pillola del giorno dopo diviene il mezzo di fuga dalle responsabilità; ma è anche il mezzo di selezione eugenetica per avere bambini sani. Ma la selezione di genere coinvolge, escludendo l’occidentalizzato Giappone, principalmente i Paesi orientali. La difesa dei diritti universali che danno alla donna pari dignità all’uomo è, quindi, una battaglia di civiltà e se la quotidianità spesso porta concentrarci sui nostri bisogni, non dovremmo dimenticarci che ancora oggi in Asia una bambina ha il 50% di possibilità di sopravvivenza dopo un esame ecografico.