Una giornata per «onorare i genitori in tutto il mondo». Con questo obiettivo, l’Organizzazione delle nazioni unite (Onu) ha indetto la Giornata mondiale dei genitori, celebrata ieri per la prima volta. Secondo quanto stabilito dalla risoluzione 66/292 adottata dall’Assemblea generale lo scorso 17 settembre, ogni anno, il 1° giugno, dovrà essere dedicato a questa celebrazione. In Italia, la Giornata è stata celebrata con diverse iniziative, che hanno coinvolto soprattutto le scuole, che hanno sensibilizzato le famiglie degli studenti e gli organismi collegiali. «Questa Giornata – ha detto la deputata dell’Udc, Paola Binetti – è necessaria per mettere a fuoco, ancora di più, come i cambiamenti sociali stanno creando un nuovo modello di famiglia e di genitori. La politica deve prendere atto del fatto che crescere ed educare i figli oggi comporta difficoltà al livello economico ed organizzativo». «La Giornata – prosegue la parlamentare – serve per riflettere ed agire su proposte di legge che riguardino donne e lavoro, giovani coppie e prima casa, scuole e nidi accessibili per consentire il rientro al lavoro delle madri». «I genitori – conclude Binetti – si trovano troppo spesso di fronte a problemi come la disoccupazione e l’impossibilità di conciliare tempi di lavoro e di cura della famiglia, i benefit sono sempre di meno. La Giornata mondiale dedicata ai genitori può contribuire a rafforzarne l’importante ruolo a livello sociale e a prendere provvedimenti più rapidi sulle difficoltà quotidiane delle famiglie. Essere genitori e fare famiglia è il primo indice di ripresa (economica e non solo) di un Paese». Sulla Giornata è intervenuta anche la parlamentare del Pdl, Eugenia Roccella. «I genitori, cioè un padre e una madre: in tutta Europa, nonostante in molti Paesi siano attivi provvedimenti in favore delle famiglie, il declino demografico sembra essere un fenomeno inarrestabile – dichiara allarmata –. Anche laddove le percentuali sono leggermente superiori alla media, come in Svezia e in Francia, non si arriva al tasso di sostituzione, e i nati vanno complessivamente diminuendo. È un problema culturale e non solo legato alla crisi economica, ed è il primo che l’Europa dovrebbe porsi, se vogliamo un vero sviluppo anche sul lungo periodo».


«Se rompiamo la continuità fra generazioni, la trasmissione di cultura e valori, creiamo una cultura senza radici, in cui l’ideale sembra l’autosufficienza. È la cultura della solitudine. Gli altri danno quasi fastidio …». Per Blanca Castilla de Cortazar, docente e ricercatrice in antropologia interdisciplinare in diverse università spagnole – tra cui l’Istituto Giovanni Paolo II di Madrid – e autrice di libri come “Complementarietà Uomo-Donna. Nuove ipotesi” e “Persona femminile, persona maschile”, la celebrazione della prima Giornata Mondiale dell’Onu dedicata ai Genitori è «un fatto importantissimo. Perché nella paternità e nella maternità è l’inizio della vita e dell’organizzazione della società. Il problema, oggi, è che non si sa bene cosa siano paternità e maternità …».

In che senso? Abbiamo perso la direzione?
Nella storia dell’umanità, c’è stata una divisione netta fra l’organizzazione della famiglia e la costruzione della cultura, la civilizzazione e le istituzioni. Una netta separazione fra sfera privata e pubblica. Alla donna non è stato consentito l’accesso all’ambito pubblico per molto tempo e questo ha provocato che le due sfere si sviluppassero unilateralmente: nella storia è mancata la madre e nella famiglia è mancato il padre. Un risultato grave. Anche perché solo la paternità e la maternità, in età matura, sono il modo proprio di amare dell’uomo e della donna. Una giornata dedicata ai genitori è un momento fondamentale proprio per riflettere sull’essenza della paternità. Negli Stati Uniti, ma anche in Europa, studi sociologici sempre più stringenti parlano di “società senza padre”.

Un vuoto allarmante. Come correre ai ripari?
Siamo nel cuore del terzo millennio: bisogna cercare di costruire una famiglia con il padre e una storia e una cultura con la madre. Nell’età moderna l’individuo ha voluto emanciparsi da qualsiasi padre, rompendo con l’obbedienza, la dipendenza, la genealogia e l’eredità. Dietro a tutto ciò c’è un’antropologia specifica: l’emancipazione dal padre, appunto. Ricordiamo Freud che parlava di “uccidere il padre”. Ma con questa rottura, arriviamo alla cultura della solitudine. I figli – e nemmeno i genitori – non hanno più maestri, modelli, confidenti. La famiglia diventa nucleare. I ragazzi non hanno più né genitori, né nonni, perché a loro volta madre e padre hanno rotto con la generazione degli anziani.

Come fermare questo circolo vizioso?
L’importante è riuscire ad armonizzare il lavoro con la paternità e la maternità. Ma attenzione. Non molto tempo fa Simone de Beauvoir diceva che per fare carriera, professionalmente, una donna non può avere figli né famiglia. Beh, questo concetto è molto radicato ancora oggi, purtroppo. E anche chi non lo dice, alla fine lo vive. Perché alle donne si richiede di lavorare come se non avessero figli.

La maternità è il punto chiave, dunque?
Sì, perché oggi in tanti Paesi le leggi attaccano le madri. Se in età moderna si è cercato di uccidere il padre, ora quello che si vuole è sradicare la maternità, ovvero l’ultima roccaforte dell’amore incondizionato.

C’è una soluzione, secondo lei?
L’unica cosa che salverà la maternità, dunque il mondo, è che gli uomini scoprano veramente la loro paternità. Non parlo solo di essere genitore di figli biologici. L’uomo deve permettere che la donna partecipi alla vita pubblica – alla costruzione della storia e delle istituzioni e della cultura, appunto – ma con il suo punto di vista femminile, materno, senza essere obbligata a trasformarsi in un uomo. Oggi le condizioni lavorative imposte ovunque sono praticamente maschili. Non solo. Anche agli uomini viene chiesto di lavorare come se non avessero una famiglia, una casa. Uccidere la paternità è uccidere l’amore. Se la società non ha più genitori, non avrà più amore disinteressato. E diventeremo un bosco di lupi, dimenticheremo il senso della protezione. E quindi il senso autentico della vita.

Michela Coricelli da www.avvenire.it