di Valentina Fizzotti
Tratto da Il Foglio del 18 febbraio 2010

Roma. Ieri la polizia del Nottinghamshire ha arrestato “un uomo di 70 anni con l’accusa di omicidio in seguito ai commenti rilasciati al programma della Bbc Inside Out”.

A raccontare in un documentario televisivo, a parecchi anni di distanza, di aver ucciso il suo amato, malato di Aids, è stato Ray Gosling, anchorman dell’emittente pubblica britannica. Gosling si è premurato di dire subito che non rivelerà né il nome del fidanzato né il luogo della sua morte, ma non ha risparmiato altri particolari. Saputo dai medici che non c’era più nulla da fare, ha soffocato l’uomo con un cuscino, rispettando “il patto” che i due avrebbero stipulato all’aggravarsi della malattia. Lui lo amava tantissimo, ha spiegato, l’uomo soffriva e quindi “questo non è un crimine”. Al momento lo è però per la legge britannica, nonostante da mesi gruppi di pressione a favore di eutanasia e suicidio assistito tentino di modificarla a colpi di sentenze, e nonostante il Parlamento si sia già espresso due volte in tre anni per lasciarla com’è.

La rivelazione di Gosling, la cui faccia è familiare nelle case di tutti gli inglesi, arriva a pochi mesi dalla data di approvazione delle linee guida nazionali in materia di suicidio assistito. La bozza già prevede che non finiranno in tribunale i parenti che aiutano i loro cari a morire in base a una decisione “meditata e stabile”. In Italia il filosofo Gianni Vattimo ha espresso a Gosling la sua solidarietà: lui, ha raccontato al Corriere, non ha “avuto il coraggio umano”, più che legale, di fare lo stesso con un suo compagno malato.

In Olanda invece si potrebbe non dover nemmeno attendere di essere in stato terminale, ma potrebbe bastare aver compiuto 70 anni ed essere stanchi di vivere. Il Parlamento dovrà infatti discutere della legalizzazione del suicidio assistito per tutti gli anziani che lo chiedono appena riceverà la proposta del gruppo Uit Vrije Wil (“Della libera volontà”), che ha raccolto in una settimana le 40 mila firme necessarie. Tra loro, non più giovanissime star del mondo scientifico e politico. Oggi la legge olandese permette l’eutanasia soltanto in caso di dolori insopportabili e malattie incurabili. Se passasse la nuova proposta, non sarebbe più necessario altro che la carta d’identità e una richiesta alle strutture competenti. Chissà se gli attivisti pro-suicido si sono letti l’intervista al Sunday Times dello scrittore inglese Martin Amis, convinto che il massimo sarebbe avere chioschi agli angoli delle strade dove gli anziani possano chiedere un Martini e una pillola per morire. Lui, ha detto, quando si guarda allo specchio non si piace più ed è terrorizzato dall’idea che il suo talento muoia prima del suo corpo.

Invece che ammettere che curare un anziano è dispendioso per le casse statali (in pieno dibattito sulla riforma sanitaria americana Newsweek spiegò in copertina perché era proprio “il caso di staccare la spina alla nonna”) e che quello del suicidio assistito è un altro business, meglio buttarla sull’autodeterminazione. Fra i firmatari olandesi c’è l’ex ministro, ex europarlamentare di sinistra e femminista Hedy d’Ancona, una che di anni ne ha 72 e, oltre a battersi per aborto e droghe libere, spiega che questa lotta legale per il diritto di decidere dove e come morire è soltanto l’evoluzione della sua battaglia per l’emancipazione. Gli emancipati nonnini saranno “accompagnati” nella loro decisione da infermiere, psicologi e financo assistenti religiosi, pronti a capire con loro se è il caso di dar seguito alla richiesta. Poi il colloquio finale con due medici e, se del caso, si procede. Una soluzione funzionale visto che, dicono dal gruppo, oggi più di 400 over 70 l’anno tentano di uccidersi per conto loro, e spesso nemmeno ci riescono. “Attualmente un anziano potrebbe togliersi la vita con una decisione affrettata”, ha spiegato il neurologo Dick Swaab, uno dei fondatori del gruppo e presidente dell’Istituto olandese di Neuroscienze. Secondo questa proposta, invece, l’anziano depresso dovrebbe sentirsi rivolgere domande come “Vuoi morire?”. E “Ti hanno lasciato da solo, vero?”, da un’infermiera addestrata a distribuire dosi letali di morfina che affettuosamente si accerti che sul vecchio non siano state fatte troppe pressioni. D’altro canto non si può porre freno alla natura: “Nel regno animale – dice Swaab – gli individui vengono semplicemente rimpiazzati, invece che rattoppati all’infinito”. Lui ha 65 anni.