di Marco Respinti da www.lanuovabq.it

George Kalogridis

Topolino e Minnie che folleggiano per le strade con un trans o un bisex. Hanno visto questo le centinaia di bimbi e di adolescenti cui tante mamme e tanti papà hanno deciso di regalare, dopo i sacrifici da formichine fatti per mettere via i dollari necessari, uno splendido biglietto all-inclusive per un primo week-end di giugno davvero speciale, nel fantasmagorico Disneyworld di Orlando, Florida. Sì, perché ieri sabato 1° giugno a Disneyworld i lustrini e i festoni sono stati tutti per il “Gay Day”, la giornata della sfacciataggine omosessuale che la “comunità” considera oggi uno dei più importanti appuntamenti mondiali del proprio calendario alternativo. Tant’è che li hanno subito imitati i cugini californiani di Disneyland, dove il “Gay Day” viene puntualmente celebrato ogni ottobre.

Tutto è cominciato nel 1991, un po’ sommessamente, quando 3mila fra gay e lesbiche hanno espropriato un intero giorno (accade sempre il primo sabato di giugno) del famoso parco dei divertimenti, mettendosi a girare per mano o a braccetto agghindati con magliette rosse griffate omosex per farsi pubblicità. Negli anni la cosa è cresciuta enormemente, arrivando a contare 150mila presenze per una kermesse che adesso occupa una settimana intera. Questa pagliacciata, che si è aperta martedì 28 maggio e che si chiuderà lunedì 3 giugno, è culminata con la programmazione di sabato 1° giungo. Spettacoli, feste, party in piscina, concerti, mostre a tema e persino manifestazioni pensate appositamente per i più piccoli. Da settimane i tour operator propagandano pacchetti predisposti ad hoc per i gruppi, ci sono sconti per le comitive e le agenzie di viaggio organizzano trasferte tutto compreso.

L’hotel ufficiale della manifestazione è il Doubletree by Hilton di Orlando at Seaworld (nome lungo e pomposo per un resort da mille e una notte), trasformato per l’occasione in un quartier generale dell’omosessualismo. Bene inteso, l’etichetta di “hotel ufficiale” del “Gay Day” se l’è creata e data il management stesso dell’albergo, fiero di servire anche da biglietteria per la Disneyworld diversa di sabato alla reception, benché tutto sia comunque comodamente prenotabile online.

Perché questa “Occupy Disney”? Perché così, dicono organizzatori e partecipanti, omosessuali e travestiti possono finalmente riappropriarsi di quelle gioie della fanciullezza che sono state negate loro da bambini per colpa di genitori e di una società “omofobi”. E poi si tratta di far vedere a tutti che la “famiglia gay” è una cosa normale, di educare i bambini alla banalità di sesso e omosessualismo, di dimostrare che l’essere gay o lesbica, bisessuale o transgender è solo un festoso spettacolo adatto a tutti.

Certo, se di tutto questo chiedete conto, come ovviamente è stato fatto, alla direzione di Disneyworld (nome ufficiale The Walt Disney World Resort)) quelli vi diranno che loro non c’entrano, che non ne sono gli organizzatori, che è solo una manifestazione privata. Formalmente vero: ma nessuno di quella direzione ha mai protestato per un tale vistoso sequestro di spazi e di giornate; e ovviamente questo è un understatement.

Qualche mese fa, infatti, Disneyworld ha enfaticamente e pubblicamente salutato l’insediamento del suo nuovo presidente, il quinto della sua storia, George A. Kalogridis, 59 anni, già presidente di Disneyland in California dal 2009. Come? Presentandolo con orgoglio come il primo presidente apertamente omosessuale di Disneyworld. Pare che Kalogridis stia mettendo su casa a Golden Oak, la nuova community abitativa di lusso di Disneyworld, con il suo partner Andrew Hardy, uno dei manager finanziari della Disneyland californiana. Secondo il South Florida Gay News (perché esistono anche autorevoli fonti d’informazione così), Kalogridis è con la Disney sin dal lontano 1971 e oggi si trova ai suoi massimi livelli dopo una dura gavetta. E, secondo l’Orlando Business Journal (perché esistono altre autorevoli fonti d’informazione così), Kalogridis è uno che «respira Disney». Difficile insomma pensare che la sua vita personale sia una cosa e gli affari un’altra, che Disneyworld non sappia nulla del “Gay Day”, che lui ed Andy non c’entrino niente con le politiche della “comunità” GLBT. Del resto, secondo l’informatissimo Huffington Post, che pubblica regolarmente pure una sezione intitolata Huffpost Gay Voices, Disneyworld, «ovviamente, fa da tempo la corte al codazzo gay» e ora, con il suo nuovo presidente omosessuale, «sta facendo un passo avanti».