Centocinquantamila rifugiati oltre confine
Tratto da L’Osservatore Romano del 10 aprile 2011

Yamoussoukro, 9 – Sono più di centocinquantamila i profughi dalla Costa d’Avorio, riprecipitata nella guerra civile, rifugiatisi nei Paesi confinanti.

Lo ha comunicato ieri l’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), specificando che il flusso dei profughi continua, mentre ad Abidjan, la principale città ivoriana, proseguono i combattimenti. La maggior parte dei profughi, 135. 000, sono fuggiti a ovest, in Liberia. L’Unhcr precisa che nella sola giornata di mercoledì oltre 4. 500 ivoriani sono entrati nella contea liberiana di Maryland. Due riportavano ferite da arma da fuoco. Alcuni hanno raccontato di essere fuggiti a causa degli scontri esplosi nella città costiera di Tabou, oltre il fiume Cavally. Altri invece hanno deciso di fuggire dopo aver sentito parlare del massacro di oltre ottocento persone a Duékoué. In tale città, ieri i caschi blu dell’Onuci, la missione dell’Onu in Costa d’Avorio, hanno trovato una fossa comune con oltre cento cadaveri. Si dirige invece a est, verso il Ghana, la popolazione in fuga da Abidjan, dove continuano a resistere le residue milizie del presidente uscente Laurent Gbagbo, asserragliato in un bunker nella sua residenza. In Ghana questa settimana sono entrati circa duemila ivoriani, portando il totale a 7. 200. Altri 2. 300 profughi hanno attraversato tutto il territorio ghanese, arrivando in Togo. In tutto – afferma l’Unhcr – dodici Paesi della regione hanno ricevuto rifugiati ivoriani dall’inizio della crisi provocata dal rifiuto di Gbagbo di cedere il potere ad Alassane Ouattara, vincitore delle elezioni del 28 novembre scorso e riconosciuto dalla comunità internazionale come legittimo presidente. Gbagbo continua a respingere tutte le intimazioni di resa e le sue forze residue, limitate di numero – appena un migliaio di uomini tra soldati ivoriani e mercenari stranieri – ma dotate di armi pesanti, nelle ultime ore sono anzi passate alla controffensiva nei quartieri di Cocody e Plateau, per rompere l’accerchiamento di quelle di Ouattara, secondo quanto riferito dal comandante dell’Onuci, Alain Le Roy. In precedenza, testimoni hanno riferito che elicotteri della missione francese Liocorne hanno bombardato l’area attorno al bunker di Gbagbo. Le milizie di Gbagbo hanno risposto con colpi di mortaio contro la residenza dell’ambasciatore francese.