di Leone Grotti da www.tempi.it

Grazie alla richiesta della Manif pour tous, il Consiglio costituzionale valuterà il problema dell’obiezione di coscienza dei sindaci che la norma non garantisce 

francia-manif-parigiÈ una prima vittoria della Manif pour tous. La legge Taubira, che legalizza il matrimonio gay in Francia, non consente oggi ai sindaci e agli aggiunti di rifiutarsi, per ragioni legate alla propria coscienza, di celebrare nozze omosessuali. Ma il Consiglio di Stato ha deciso ieri che la mancata garanzia dell’obiezione di coscienza potrebbe essere incostituzionale. Per questo ha trasferito il problema al Consiglio costituzionale, che dovrà esprimersi nei prossimi tre mesi.

CIRCOLARE VALLS. La richiesta di riconoscere l’obiezione di coscienza era stata presentata al Consiglio di Stato il 2 luglio scorso dal Collettivo dei sindaci per l’infanzia dopo che il ministro degli Interni Manuel Valls aveva ricordato in una circolare a tutti i primi cittadini le pene previste dalla legge in caso di rifiuto di celebrare un matrimonio gay.

SINDACI OBIETTORI. Negli ultimi mesi, il primo cittadino di Arcangues Jean-Michel Colo ha rischiato di essere sospeso, di vedersi revocata la carica di sindaco, di essere condannato a tre anni di prigione e a un’ammenda pari a 45 mila euro per aver fatto obiezione di coscienza. Stessa sorte hanno rischiato Jean-Yves Clouet, sindaco di Mésanger, Marie-Claude Bompart, sindaco di Bollène, e molti altri.

PROMESSA NON MANTENUTA. Nel novembre del 2012, Francois Hollande aveva assicurato che «la legge si applica per tutti ma nel rispetto dell’obiezione di coscienza». L’opposizione del Partito socialista e soprattutto del ministro Christiane Taubira avevano poi fatto fare marcia indietro al Presidente.

INCOSTITUZIONALITÀ. Ora toccherà al Consiglio costituzionale stabilire se la mancata garanzia dell’obiezione di coscienza contrasta con le libertà fondamentali riconosciute a tutti i cittadini nella Carta francese e se la legge sul matrimonio gay deve essere modificata.