di Raffaella Frullone
Tratto da La Bussola Quotidiana il 5 aprile 2011

Succede di perdere il posto di lavoro per i motivi più disparati. In Francia è toccato al professore di storia, geografia ed educazione civica di un liceo, reo di aver fatto vedere ai suoi alunni un video che mostra le diverse tecniche di aborto utilizzate in Europa e in particolare in Francia.

La vicenda risale all’ottobre scorso e riguarda Philip Isnard, 40enne, insegnante dal 1993, da sei anni in cattedra in un liceo di Manosque, in Provenza. Come ogni anno e come richiesto dal ministero dell’istruzione francese, per le lezioni di educazione civica organizzava dei dibattiti. «Parte del mio lavoro – racconta – consiste nello stimolare discussioni su alcune tematiche attuali, i dibattiti sono lo strumento che il ministero ci esorta ad utilizzare, essi devono essere organizzati presentando le voci pro e quelle contro determinate questioni. In particolare nelle classi seconde il ministero ci chiede di approfondire il tema legato al diritto di famiglia, in quest’ottica dunque mi è sembrato importante affrontare il tema dell’aborto, cosa che per altro faccio da anni». Nel corso di questo dibattito il professore sottopone ai ragazzi materiali diversi: articoli di giornale, discorsi di politici, leggi in vigore, registrazioni audio video, non sapeva che uno di questi gli sarebbe costato il posto di lavoro.

Il video si intitola “No need to argue”, dura poco meno di 7 minuti, ed è disponibile su Youtube e dunque accessibile a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la rete. Le immagini mostrano le diverse procedure abortive in vigore in Francia e in Europa. All’inizio ci sono le immagini di un feto all’interno del grembo materno, poi ci sono i filmati delle procedure abortive praticate sia con l’operazione chirurgica di aborto, sia con l’assunzione da parte della donna di farmaci che provocano la morte del feto e poi la sua espulsione, così come avviene per esempio con l’assunzione dalla pillola Ru486. Si tratta di video realizzati durante o appena dopo l’espulsione del feto e dunque molto crude poiché si vede chiaramente il bambino già formato ucciso nel corso dell’operazione o ancora si vedono le ferite, le lacerazioni e le mutilazioni su corpicini molto piccoli, e soprattutto si distinguono chiaramente le manine, i piedini, le gambe, il viso dei bambini. Il video non è accompagnato da una voce narrante, semplicemente a tratti appaiono dei titoli che distinguono le diverse tipologie di aborto. In sottofondo solo una canzone dei Cranberries dall’omonimo titolo “No need to argue”. Nessun bisogno di argomentare. Invece questo video ha fatto discutere e non solo.

Alla fine di novembre Philip Isnard riceve una sospensione provvisoria dal posto di lavoro cui segue, a quattro mesi di distanza la revoca dell’incarico. E la genesi di questa sospensione è da brivido. «Tutto è partito dai genitori di due alunni, che sono anche due colleghi che insegnano nella stessa scuola, e sono anche due membri di Prochiox, associazione che si dichiara per la difesa delle libertà individuali e naturalmente è a favore dell’aborto. Loro per primi hanno chiesto il mio allontanamento dal posto di lavoro». Secondo quanto riporta il sito dell’associazione, Prochoix avrebbe in effetti raccolto il disappunto dei genitori verso un video ingiustamente sottoposto ai ragazzi le cui immagini erano, si legge, «talmente crude e scioccanti da aver provocato il disgusto dei ragazzi e delle alunne presenti».

Sotto accusa insomma, ci sarebbe proprio il video. Si difende Isnard: «I miei alunni sono liceali di 16 anni, potenzialmente sono persone che potrebbero essere sottoposte all’aborto o che comunque nella loro vita potrebbero decidere di non tenere un figlio che aspettano. Mi è sembrato del tutto consono dunque mostrare loro cosa significa interrompere una gravidanza, affinchè scelgano il meglio e in ogni caso non affrontino la scelta in modo leggero».

Le motivazioni ufficiali per la revoca dell’incarico sono quelle di «aver messo in pericolo gli alunni, per non aver rispettato la neutralità dell’insegnamento, per aver fatto proselitismo, e aver procurato disordini gravi nell’istituto». A sua difesa Isnard sottolinea che nella classe nella quale è stato proiettato il video in discussione, gli alunni all’unanimità hanno firmato una petizione a suo sostegno, per altro proposta da una studentessa di origine musulmana. «Non solo, ci tengo a sottolineare che nel corso del dibattitto i ragazzi sono stati dotati anche del materiale che illustrava le posizioni pro aborto tra le quali il testo della legge in vigore in Francia insieme allo storico discorso dell’allora ministro Simon Veil che difendeva il provvedimento legislativo e parlava dell’aborto come “diritto delle donne”».

Ma il punto forse sta più a monte. Isnard, che è anche presidente dell’Associazione Pro vie, spiega infatti che in Francia la sola associazione che ha diritto a entrare nelle scuole a parlare di educazione sessuale è Planing Familial e che probabilmente è a loro che il video ha dato fastidio. «Planning familial, il nome la dice lunga, è l’unico movimento autorizzato ad entrare nelle scuole francesi e naturalmente è a favore dell’aborto. Indirettamente avevo già ricevuto “avvertimenti” che il mio metodo di lavoro non era apprezzato poiché, qualcuno mi ha detto “troppo vicino alla Chiesa”».

Ed ecco che allora il gioco è fatto. Il ministro dell’educazione francese Luc Chatel revoca l’incarico a Philip Isnard. Dal punto di vista legale probabilmente non è detta l’ultima parola. Dal punto di vista culturale e sociale rimangono aperti molti interrogativi, ci limitiamo a segnalarne tre. Perché in un liceo statale non si possono mostrare le immagini di un aborto? Perché dire che l’aborto è un omicidio dà così fastidio? Perché ci sono scuole statali in cui un insegnante cattolico è considerato indegno di salire in cattedra?

Aggiornamento del 5 aprile. Questa mattina, a poche ore della pubblicazione dell’articolo, ci siamo accorti che Youtube ha rimosso il video in questione, disponibile invece fino a questa notte. Cliccando sul link appare infatti l’avviso: “Questo video è stato rimosso per una violazione della norma di Youtube sui contenuti scioccanti e ripugnanti”. Di seguito il link dell’associazione Provie, in cui il video è invece ancora disponibile “No need to argue”.