Per la legge francese, il matrimonio è l’unione di un uomo e una donna (finora)

di Paul De Maeyer

ROMA, domenica, 30 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Il Consiglio Costituzionale di Francia – l’organo che Oltrealpe veglia sulla costituzionalità delle leggi – ha reso nota venerdì 28 gennaio la sua risposta ad una cosiddetta “Questione Prioritaria di Costituzionalità” (QPC) sollevata da due donne lesbiche – Corinne Cestino e Sophie Hasslauer – e ha stabilito che l’attuale proibizione del matrimonio omosessuale è conforme alla Costituzione del Paese.

Secondo le due donne, che convivono da circa 15 anni e sono già legate da un PACS o Patto Civile di Solidarietà, l’unico modo per tutelare al massimo i quattro figli che crescono insieme sarebbe il matrimonio. Con il sostegno attivo dei gruppi per i diritti degli omosessuali SOS Homophobie e l’Associazione dei Genitori e Futuri Genitori Gay e Lesbiche (APGL), le due donne chiedevano dunque per il bene dei loro figli il diritto di potersi sposare, cosa che il legislatore finora ha negato.

L’attuale divieto del matrimonio fra persone dello stesso sesso e specialmente gli articoli 75 e 144 del Codice Civile – così sostenevano le due donne – sarebbero contrari ai diritti e alle libertà – in modo particolare alla libertà di matrimonio, al diritto ad una vita familiare normale e al principio d’eguaglianza davanti alla legge – che la Costituzione francese garantisce nel suo articolo 66.

Nella loro risposta, consultabile sul sito Internet dell’organismo*, i “saggi” (come sono chiamati i membri del Conseil Constitutionnel) ribadiscono fra l’altro che l’articolo 66 della Costituzione, che proibisce la detenzione arbitraria, non è applicabile al matrimonio. “Il capo d’accusa derivato dalla violazione dell’articolo 66 della Costituzione è inoperante”, scrive il Consiglio nella sentenza.

I “saggi” osservano d’altronde che gli articoli 75 e 144 del Codice Civile non pongono ostacoli alla libertà delle coppie omosessuali di vivere in concubinaggio o beneficiare del quadro giuridico che offre il PACS. Inoltre, “il diritto a condurre una vita familiare normale non implica un diritto di sposarsi per le coppie dello stesso sesso”.

Il Consiglio conferma poi la sentenza della Corte di Cassazione del 13 marzo del 2007, che aveva annullato il “matrimonio” gay celebrato nel maggio 2004 dal sindaco ecologista di Bègles, Noël Mamère, e stabilisce che i due articoli “incriminati” del Codice Civile sono conformi alla Costituzione. Secondo i “saggi”, la legge è molto netta e non lascia dunque alcun dubbio. “Secondo la legge francese il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna”, si legge.

Proprio per questo motivo, continua la sentenza, “il legislatore ha, nell’esercizio delle sue funzioni […], valutato che la differenza di situazione tra le coppie dello stesso sesso e le coppie composte da un uomo e una donna può giustificare una differenza di trattamento in quanto alle regole del diritto di famiglia”.

Tocca dunque al legislatore modificare eventualmente i limiti vigenti, non ai “saggi”. “Non spetta al Consiglio Costituzionale sostituire il proprio apprezzamento a quello del legislatore [… ] in questa materia”, sottolinea la decisione del 28 gennaio.

La sentenza ha deluso la coppia querelante e amareggiato le associazioni per i diritti gay. Corinne Cestino e Sophie Hasslauer parlano di una sentenza “scandalosa”. “Le più alte istanze dello Stato istituzionalizzano l’omofobia”, hanno detto (Le Monde.fr, 28 gennaio). Il legale delle associazioni SOS Homophobie e APGL, Caroline Mécary, ha dichiarato in un comunicato che “il Consiglio Costituzionale ha mancato un’occasione storica per porre termine alla discriminazione diventata intollerabile per più di tre milioni di persone gay e lesbiche in Francia”. Probabilmente bisogna “aspettare un’alternanza politica nel 2012 per sperare che i partiti della sinistra, che si sono tutti impegnati per l’apertura del matrimonio e dell’adozione alle coppie dello stesso sesso, inizino una riforma del genere”, si legge (Agence France-Presse, 28 gennaio).

Mentre l’associazione Act Up-Paris parla persino di “accanimento omofobico”, per Noël Mamère, che nel 2004 aveva celebrato il primo “matrimonio” gay della Francia (poi annullato),  la sentenza non è una sorpresa ma è comunque “interessante, perché non chiude la porta all’apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso” (Le Monde.fr, idem).

Christine Boutin, presidente del Partito Cristiano-Democratico (PCD), ha lodato invece la sentenza e ha parlato di una “decisione che rispetta la nostra tradizione giuridico-politica”. “Coloro che hanno pensato di ottenere soddisfazione tramite la moltiplicazione di piccole procedure trovano oggi la risposta: in Francia, il diritto non è l’oggetto di tale o tale lobby” (AFP, 28 gennaio).

Anche il Collectif pour l’Enfant ha espresso la sua soddisfazione per la sentenza. “Se, in nome della libertà individuale, si autorizza delle persone a sposarsi con una persona dello stesso sesso, per quali ragioni si potrebbe mantenere i divieti relativi alla poligamia? Questo sarebbe discriminatorio verso tutte le persone che si amano”, ha detto la portavoce dell’organismo, Béatrice Bourges (Chrétienté.info, 28 gennaio).

La domanda che rimane è: cosa succederà adesso? Si potrebbe infatti interpretare la sentenza di questo venerdì come un messaggio o un invito lanciato da parte del Consiglio Costituzionale al legislatore per legiferare e modificare il Codice Civile. Questo è il timore di François de Lacoste Lareymondie. “A prima vista si potrebbe essere soddisfatti con la risposta che i saggi hanno dato alla questione prioritaria di costituzionalità”, osserva il vicepresidente dell’Association pour la Fondation de service politique (Décryptage, 28  gennaio).

Quello che preoccupa però l’autore è il fatto che nella sua sentenza del 28 gennaio il Consiglio Costituzionale ha seguito “esattamente lo stesso ragionamento” di quando ha validato nel 1975 la legge Veil sull’aborto e ha confermato “il suo rifiuto di considerare le fondamenta di ogni società politica e di chinarsi sulle questioni ontologiche”. Si può scommettere – continua l’autore – che presto il Parlamento sarà investito di una proposta a favore del riconoscimento del matrimonio omosessuale e soprattutto che il Consiglio Costituzionale non censurerà questa legge se verrà adottata: si è quasi impegnato a farlo.

* http://www.conseil-constitutionnel.fr/conseil-constitutionnel/francais/les-decisions/acces-par-date/decisions-depuis-1959/2011/2010-92-qpc/decision-n-2010-92-qpc-du-28-janvier-2011.52612.html