FORLI’ – Centosettanta forlivesi pellegrini a Medjugorje. Sono dieci anni esatti che Gabriele Lotti, capogruppo della Fraternità “Madre del Carmelo e Regina della Pace” di Forlì, organizza dei viaggi di preghiera al celeberrimo santuario mariano in Bosnia-Erzegovina, teatro dal 1981 delle presunte apparizioni della Vergine a sei giovani veggenti del posto. Quaranta, quarantacinque persone al massimo: per trasportarli è sempre stato sufficiente un pullman. Quest’anno saranno il triplo.

Quest’anno, per il pellegrinaggio dal primo al 6 maggio, Lotti deve far fronte al triplo di richieste, al punto da “bloccare” ben tre autocorriere ed un pulmino. Per non parlare della quindicina di persone in lista d’attesa. “Credo proprio – afferma l’artigiano forlivese – che i nodi stiano venendo al pettine. La gente è stufa della confusione che regna sovrana in questa nostra società, del cattivo esempio che stanno dando i politici, dei messaggi di consumo sfrenato di sé e delle cose di cui si dispone, che non trovano alcun riscontro nella realtà”.

L’età media dei fedeli in viaggio per Medjugorje è elevata, ma non mancano i giovani e i giovanissimi. “Alcuni anni fa – racconta Paolo – mi sono convertito proprio a Medjugorje. Mi sembrava di stare bene con me stesso, poi mi hanno tirato per la giacca alcuni amici e ho accettato per curiosità”. “Ero già credente – s’intromette Valeria – ma venivo da uno dei periodi più neri della mia vita. Poi sono andata là e ho cambiato registro: ora mi affido completamente al Signore”.

Come a dire: provare per credere. Il gruppo di preghiera di Lotti si ritrova il primo sabato del mese dalle Clarisse del Corpus Domini per la recita del Rosario, e l’ultimo sabato, sempre al Corpus Domini, per l’adorazione eucaristica. Sono molto partecipate anche la “lectio divina” e la preghiera per i defunti nella chiesa del Carmine, rispettivamente il secondo e il terzo giovedì del mese. E’ probabile che agli occhi di molti abbia influito anche la conversione repentina di icone televisive del calibro del giornalista Paolo Brosio.

Anche se non c’è bisogno di toccare il fondo per decidere di andare a Medjugorje: “Un pellegrinaggio nei luoghi delle apparizioni – riprende Lotti – serve comunque a darsi una regolata, scoprendo la gioia che deriva dal seguire l’invito alla conversione della madre celeste”. Il programma della visita a Medjugorje, località balcanica distante venti chilometri dal capoluogo dell’Erzegovina Mostar, prevede cinque giorni di “full immersion” nella preghiera mariana, culminanti nella salita meditata al Krizevac, il monte della Croce, messa ed adorazione eucaristica quotidiana, visita alla tomba del padre spirituale dei veggenti Slavco Barbaric, ma soprattutto raccoglimento sul “Podbrdo”, la collina delle prime apparizioni, il clou dell’intero “mistero” di Medjugorje.

La “specialità” della località bosniaca, mai riconosciuta dalla chiesa di Roma ma capace, in ventinove anni, di accogliere oltre 30 milioni di pellegrini da tutto il mondo, sta nell’invito pressante della Madonna alla conversione sacramentale, al pentimento, alla preghiera intensa e al digiuno. Ed è qui punto: qualcuno obietterà che la chiesa di Roma continua a non pronunciarsi, a tanti anni dalle prime apparizioni: “Ma è proprio quella – attesta Lotti – la prova sacrosanta della loro genuinità: se fosse tutta una montatura, credete che il papa non sarebbe già intervenuto?”.

Piero Ghetti da Romagna Oggi