Si chiama «drunkoressia» dall’inglese «drunk», ubriaco, e anoressia, la patologia psichiatrica che colpisce soprattutto le donne e che provoca il graduale rifiuto del cibo.

Ragazzi giovanissimi, in particolare tra i 14 e i 17 anni, si alzano al mattino, bevono un caffè senza mangiare nulla, per tutto il giorno, fino ad arrivare all’ora dell’aperitivo dove assumono grandi quantità di alcol insieme agli amici. Lo scopo? Vivere le occasioni di socializzazione a tutto tondo senza per questo dover rinunciare a una linea perfetta.

L’alcol infatti, si sa, ha un apporto calorico molto elevato che, se assunto in grandi quantità, porta a un inevitabile aumento del peso. Fatto inaccettabile per molti adolescenti che nell’aspetto fisico riconoscono il loro status quo, la loro sicurezza, complice soprattutto la società che sempre di più fa coincidere bellezza con successo. Astenersi dal cibo per potersi permettere aperitivi e superalcolici, insomma, bilancino delle calorie alla mano.

La «drunkoressia» è un fenomeno di disturbo del comportamento alimentare importato dagli Stati Uniti che recentemente ha cominciato a diffondersi anche in Italia. Il ministero della Salute l’ha definito «una variante specifica nel novero dei disturbi da comportamento alimentare classici quali anoressia, bulimia, nutrimento compulsivo eccessivo e altri». Non si mangia per poter bere di più ma, secondo dati ministeriali, si beve smodatamente anche per anestetizzare in modo più efficace la fame che deriva dal comportamento anoressico e senza rimanere isolati, instaurando un circolo vizioso tra digiuno e assunzione di alcol, di cui uno diventa il rinforzo dell’altro.

Vino, vodka, spritz e cocktail sono sostanze che, se abusate, possono dare una forma di dipendenza in cui i rischi fisici e psicologici propri dell’anoressia si aggiungono a quelli derivanti dall’abuso di alcol. Il ministero ha rilevato che attualmente la «drunkoressia» colpisce circa 300mila ragazzi, il 10% dei 3 milioni di giovani italiani che soffrono di disturbi alimentari, con una incidenza molto più alta tra le femmine (80%) rispetto ai maschi (20%). La fascia d’età più colpita è quella adolescenziale, ma non mancano casi anche oltre i vent’anni.

La gravità dei danni provocati da questo fenomeno è in stretto rapporto con la giovane età della popolazione colpita: fino ai vent’anni il cervello umano risulta ancora in fase di assestamento e, non a caso, le agenzie di sanità pubblica prescrivono la totale astensione dal consumo di alcolici fino ai sedici anni.

Ulteriori problemi derivano dal fatto che la «drunkoressia» riguarda soprattutto le ragazze il cui organismo è strutturalmente più esposto alle lesioni provocate dall’alcol. Nella donna, infatti, a pari quantità di bevande alcoliche assunte rispetto all’uomo, corrisponde un livello di alcolemia maggiore che porta a uno sviluppo più rapido di complicazioni epatiche, cardiovascolari e psichiatriche correlate. In Italia nel 2011 l’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato che il 14% dei ragazzi e quasi il 10% delle ragazze al di sotto dei sedici anni è a rischio di danni correlati all’alcol.

Si tratta in tutto di 338.000 minori, cifra molto più alta degli anni precedenti. Nel decennio 2001-2011, infatti, l’Istat ha messo in evidenza una forte crescita dei consumi di sostanze alcoliche fuori pasto tra i giovani consumatori, dove la prevalenza è passata dal 36% al 42%. Il digiuno forzato, unito alla dose eccessiva di alcol, ha conseguenze gravi anche a causa della riduzione del controllo delle inibizioni e della percezione del rischio che può portare a situazioni di grave pericolo sul piano sanitario e sociale sia per se stessi che per gli altri. La Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps) è stata tra le prime agenzie che hanno segnalato la comparsa di questo disturbo alimentare tra i giovani. Un problema che, al di là delle misure restrittive, si può affrontare solo lavorando sulla prevenzione.

Caterina Dall’Olio da www.avvenire.it