L’Arcitaliano di Giuliano Ferrara
Tratto da Panorama del 15 maggio 2009

Era contrario al diritto di insegnare per un omosessuale, ora riceve le associazioni gay e prepara una legislazione sulle coppie di fatto.

Firmatario della legge Bossi-Fini, considerata come un rigetto draconiano dell’immigrazione illegale, ora è attento al diritto d’asilo come un alto funzionario dell’Onu. Girava con l’impermeabile bianco per le borgate romane teatro di atroci delitti compiuti da disperati del sottomondo migrante, si comportava come una specie di icona del cittadino Joe, il vendicatore sociale delle paure più diffuse, ma ora è il censore di ogni passaggio del decreto sulla sicurezza che possa ledere diritti di cittadinanza in nome di un’ideologia che a sinistra chiamano «sicuritaria» (dal francese gauchiste «sécuritaire»).

Potrei continuare con altre decine di esempi, ma ci siamo già capiti.

La svolta o conversione di Gianfranco Fini è seria, ho notato la settimana scorsa che gli dà forza personale, prestigio e capacità efficace di azione politica e parlamentare, tanto più in quanto è una svolta solitaria, in evidente distacco dalla maggioranza del suo elettorato tradizionale e dalla maggioranza del suo partito; ma il paradosso nel paradosso è che per diventare un leader istituzionale accettato e compreso come tale, per disporre di un profilo culturale convincente, un leader di destra deve assumere, senza tante sottigliezze, senza tanti distinguo, senza una elaborazione in proprio, l’intelaiatura di idee e lo spettro di sensibilità che sono tipici della sinistra.

Extra ecclesiam (liberal) nulla salus. Se vuoi tagliare il traguardo della leadership, prendi il manuale delle ideologie di sinistra, della religione progressista, e abbeverati. Non c’è apparentemente altra via.

I giornalisti del Secolo d’Italia, il quotidiano che fu del vecchio Msi e poi di Alleanza nazionale, dicono che non è vero questo destino di assimilazione a sinistra per un leader di destra e sono disposti a credere e a farci credere che tutto era già scritto nella storia del neofascismo o postfascismo italiano, che aveva una sua vena libertaria, laica e tollerante. Nessuna conversione di Fini, il capo è sempre coerente con se stesso. In parte hanno ragione, nel senso che la destra non è mai solo una destra e la sinistra non è mai solo una sinistra. Non esistono distillati puri e chimismi non contaminabili nelle culture politiche: basti pensare a quanto di protofascista ci fosse nel socialismo interventista di Benito Mussolini e a quanto di socialista ci fosse nel suo fascismo.

Ma la sostanza resta la stessa. Vuoi avere un diritto di tribuna per parlare in modo egemone, con risultati trasversali, al complesso della società italiana? Ebbene, non importa come voti il popolo, non importa quale sia il parere effettivo della maggioranza, non importa se l’Italia è «a destra» o addirittura si è antropologicamente trasformata con il consumo televisivo, come dicono con sicurezza Nanni Moretti e Michele Serra; se vuoi guidare istituzionalmente il Paese farai meglio comunque a prendere le tue idee da un bagaglio culturale di sinistra, perché un conto è vincere le elezioni e organizzare il consenso del popolo e un altro conto è essere ammessi in un establishment culturale e civile.

Solo così, solo se sei «in» sarai rispettato in Italia e all’estero.