Passa emendamento Il medico potrà evitare scelte «contrarie alle sue convinzioni deontologiche»
di Ilaria Nava
Tratto da Avvenire del 12 maggio 2010

Procede a passo spedi­to, dopo una pausa di due settimane, il dise­gno di legge sulle dichiara­zioni anticipate di tratta­mento. Ieri pomeriggio la Commissione Affari sociali della Camera ha sciolto uno dei nodi più intricati: quello relativo alle controversie tra il medico curante e il fidu­ciario nominato dal pazien­te. L’unico emendamento approvato tra i 137 presen­tati da maggioranza e oppo­sizione all’articolo 7 è stato quello del relatore Domeni­co Di Virgilio (Pdl) che va a modificare il 3° comma del­l’articolo.

Il testo prevede che in caso di conflitto tra il fiduciario designato dal pa­ziente nella dichiarazione anticipata e il medico cu­rante, la questione sia sotto­posta alla valutazione di un collegio di medici (due spe­cialisti nella patologia da cui il paziente è affetto e un a­nestesista rianimatore) de­signato dalla direzione del­la struttura di ricovero o del­l’azienda sanitaria di com­petenza. Il parere espresso dal collegio, che deve senti­re il medico curante, «è vin­colante per il medico curan­te il quale non è comunque tenuto a porre in essere pre­stazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico». Inoltre specifica che «resta comunque sempre valido il principio della inviolabilità e della indisponibilità della vita umana». Il testo va a mo­dificare il comma 3 della precedente versione, appro­vata dal Senato nel marzo del 2009, che prevedeva sempre il ricorso a un colle­gio di tre medici. Il ddl Cala­brò affermava però che que­sto parere «non fosse vinco­lante per il medico curante, il quale non è tenuto a por­re in essere prestazioni con­trarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deon­tologico». Si dichiara soddisfatto sia del risultato sia del dibattito Domenico Di Virgilio, che annuncia un passaggio im­minente all’Aula, calenda­rizzato per giugno. Di fron­te alle critiche di ambiguità del testo, mosse da alcuni e­sponenti dell’opposizione, come l’onorevole Antonio Palagiano (Idv), che eviden­zia la contraddizione tra il parere vincolante del colle­gio e la possibilità per il me­dico di rifiutare prestazioni contrarie alle sue convin­zioni, il relatore spiega che «il giudizio del collegio si muove su un piano esclusi­vamente clinico. Per il me­dico curante, invece, oltre al giudizio clinico c’è anche la possibilità di esprimere un giudizio etico, che potrebbe indurlo a rinunciare alla pre­sa in carico del paziente qualora non concordi con il parere espresso dal collegio. Sarebbe inutile prevedere di ricorrere al parere di un col­legio se poi questo parere non viene attuato». L’altro a­spetto che ha suscitato am­pio dibattito in commissio­ne è stato quello sulla nutri­zione e idratazione assistite, su cui il testo prevede che «nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, devono essere mantenute fino al ter­mine della vita, a eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci». Esse «non possono formare oggetto di dichiarazione an­ticipata di trattamento».