Slitta a dopo la Finanziaria, in commissione Affari sociali, l’esame dei 2600 emendamenti al ddl Calabrò
di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire del 18 novembre 2009

Acceso dibattito politico sul fine vita, nonostante in commissione Affari sociali della Camera l’effettivo esa­me dei 2600 e passa emendamenti alla pro­posta di legge approvata al Senato sia rin­viato al termine del dibattito sulla Finanzia­ria. Il difficile tentativo dei sei emendamen­ti di Domenico Di Virgilio (Pdl) di superare le critiche al testo adottato, cercando co­munque di salvaguardarne l’impianto, è re­spinto con sufficienza da Benedetto Della Vedova, che definisce «ininfluenti» le pro­poste di modifica del relatore. Indispettito dal fatto che giovedì le firme al suo emen­damento, interamente soppressivo del te­sto del Se­nato, ad una più attenta lettura sono scese da 40 a 32 (in gran parte espo­nenti finia­ni), il pidiel­lino radica­le accusa il capogrup­po Fabrizio Cicchitto di continuare le «pressioni» su quei deputati. Della Vedova considera «sbagliato etichet­tare il confronto che c’è nel Pdl come una guerra fra correnti», ma sostiene che il suo emendamento è un occasione per «saltare le distinzioni fra ex An ed ex Fi».

E Adolfo Urso, molto vicino al presidente della Camera, si pronuncia per «migliorare» l’articolato del Senato. Ma un altro finiano, il vicecapogruppo alla Camera Italo Bocchi­no, considera gli emendamenti di Di Virgi­lio «un’ottima mediazione tra le varie posi­zioni interne alla maggioranza», a suo dire migliorativi dell’articolato di Palazzo Mada­ma, considerato «un’ottima base di parten­za». Di fronte a posizioni che chiederebbe­ro «più rigidità» e altre «più flessibilità», se­condo Bocchino «i gruppi di maggioranza hanno il dovere di far quadrato sul testo del Senato» come modificato dagli emenda­menti del relatore. Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, però, «il testo uscito dal Senato va benissimo», anche se non rifiuta di vedere eventuali cambiamenti «condivi­si». Ma Della Vedova insiste puntando il di­to contro «un regime di caserma» nel Pdl. Un’evocazione «totalmente smentita pro- prio da ciò che sta accadendo», ribatte Cic­chitto, esprimendo «condivisione» agli e­mendamenti di Di Virgilio, ed evidenziando la necessità di evitare un Far west determi­nato «da diversificati orientamenti della ma­gistratura». Il capogruppo riceve l’apprez­zamento del coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: «lavoro prezioso». La «soft law» sol­lecitata da Della Vedova, mette in chiaro Raf­faele Calabrò (Pdl), «non è sufficiente ad af­frontare il tema». «Nella maggioranza si è aperto uno squar­cio», sostiene intanto il capogruppo del Pd in commissione, Livia Turco, che rivendica «il merito della battaglia dell’opposizione» e torna a reclamare «una legge più umana» definendo «pessima» la legge detta ‘Cala­brò’. L’ex ministro della Salute chiede poi «attenzione» per gli emendamenti del suo gruppo sulle dichiarazioni anticipate di trat­tamento (dat), sul consenso informato e gli stati vegetativi.

«Superflue» le richieste della Turco, rispon­de Di Virgilio, in quanto già contenute nel­l’articolato del Senato e «soprattutto» nei suoi emendamenti. Il relatore si augura che le 2. 400 proposte di modifica dei radicali non siano «un larvato ostruzionismo», rimar­cando che l’abrogazione del testo base vo­luta da Della Vedova «lascerebbe aperti i campi all’intervento della magistratura, non lascerebbe il medico libero di agire in scien­za e coscienza, e disconoscerebbe che un paziente può lasciare le dat». Il relatore spie­ga inoltre che uno dei suoi emendamenti «intende estendere la normativa a tutti i ca­si in cui si riscontrino dal medico curante u­na incapacità di comprendere le informa­zioni e non solo nello stato vegetativo». Un altro emendamento, modificando il ddl Ca­labrò prevede una vincolatività del parere di un collegio di specialisti, in caso di contro­versia tra fiduciario e medico curante. Que­st’ultimo, tuttavia, non è tenuto ad effettua­re le prestazioni indicate se contrastano con le sue convinzioni scientifiche e deontolo­giche.

Alimentazione ed idratazione, infine, con­ferma un’altra proposta di modifica di Di Virgilio, non possono formare oggetto di dat, devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui risul­tino non più efficaci nel fornire i fattori nu­trizionali necessari alle funzioni fisiologiche.