di Enrico Negrotti
Tratto da Avvenire del 23 luglio 2009

Sulle dichiarazioni anticipate di volontà cresce il dissenso al documento appro­vato a Terni dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli o­dontoiatri (Fnomceo) che definisce terapia – e quindi rifiutabile dal paziente – anche la nu­trizione e l’idratazione delle persone in stato vegetativo.

Soprattutto sul fatto che sia stato votato a maggioranza e non all’unanimità un testo che riguarda principi etici e deontologi­ci si appuntano le critiche espresse – dopo un incontro promosso dal gruppo parlamentare del Pdl sul disegno di legge Calabrò – da par­te di 18 presidenti degli Ordini provinciali (Ao­sta, Bologna, Caserta, Catania, Ferrara, Lodi, Lucca, Messina, Mantova, Milano, Oristano, Palermo, Pavia, Potenza, Roma, Rovigo, Tra­pani, Trieste). Che si augurano che sul docu­mento di Terni si giunga a una correzione di rotta da parte della Fnomceo: «Non è pensa­bile – affermano tra gli altri i presidenti degli Ordini di Roma, Messina e Ferrara – che sui principi deontologici si valuti in modo diver­so a seconda della città dove il medico risiede». Il cerino, dunque, torna nelle mani del presi­dente Fnomceo Amedeo Bianco.

Se a Terni erano 5 i presidenti di Ordine pro­vinciale contrari al documento sulle dichiara­zioni anticipate di volontà (e 7 gli astenuti), l’altro ieri sono stati 18 a sottoscrivere la lette­ra di apprezzamento per l’incontro con il mi­nistro della Salute Maurizio Sacconi, il sotto­segretario Eugenia Roccella e il presidente del­la commissione Igiene e sanità del Senato An­tonio Tomassini e lo stesso senatore Raffaele Calabrò. «Su temi così importanti è sempre u­tile il confronto – osserva il presidente del­l’Ordine provinciale di Roma, Mario Falconi – oltre tutto con una legge in itinere». «In effet­ti abbiamo potuto approfondire la conoscen­za del ddl Calabrò e fornire consigli. Nel co­municato dei 18 Ordini si osserva che su temi così particolari non è mai avvenuto che ci sia stata una votazione a maggioranza: o c’è un ac­cordo totale o non si vota. E se domani la leg­ge prescrivesse qualcosa di diverso dal docu­mento del Consiglio nazionale Fnomceo, co­me dovrebbe comportarsi un Ordine provin­ciale sul piano della deontologia?». Quanto a un possibile passo avanti per uscire dall’im­passe, Falconi osserva: «Bisognerebbe chie­derlo al presidente Bianco, ma credo che si prenderebbe una direzione sbagliata se si vo­lesse credere che il documento di Terni valga per tutti come Vangelo».

Conferma Nunzio Romeo, presidente dell’Or­dine provinciale di Messina: «L’incontro con il ministro è andato bene. La Fnomceo non può portare avanti il documento di Terni se non è condiviso dall’intera classe medica. Del resto su un tema come questo, gli stessi presidenti dovrebbero confrontarsi con i loro 15 consi­glieri. A Messina abbiamo già incaricato la no­stra commissione di bioetica (che comprende persone esterne all’Ordine) di valutarlo e poi ne discuteremo in Consiglio. Mi auguro che si riapra la partita avviata a Terni su un docu­mento molto sbilanciato. La nostra posizione su idratazione e nutrizione non coincide con quella del documento Fnomceo».

Anche Bruno Di Lascio, presidente dell’Ordi­ne provinciale di Ferrara, è perplesso: «Si è trat­tato di un errore procedurale: su aspetti etici l’unanimità è dovuta, non si può decidere in un modo a Ferrara e in un altro a Bologna. Su idratazione e nutrizione si è già pronunciato il Parlamento, ma è chiaro che per gli stati ve­getativi è un sostegno vitale, è eccessivo defi­nirle terapia. Le dichiarazioni del sottosegre­tario Roccella hanno puntualizzato la situa­zione: è importante che la legge sia chiara, non forte né mite, ma deve dare un indirizzo pre­ciso». Intanto il senatore Maurizio Gasparri insiste per avere una smentita dal presidente Bianco dell’invito che avrebbe rivolto ai presidenti di Ordine a non partecipare al convegno di mar­tedì organizzato dal gruppo Pdl.