Via tra le polemiche in Gran Bretagna alla legge che definisce «genitore» anche la partner della madre biologica inseminata artificialmente
di Elisabetta Del Soldato
Tratto da Avvenire del 30 agosto 2009

Dalla settimana prossi­ma le donne omoses­suali che avranno un figlio attraverso l’insemina­zione artificiale potranno re­gistrare il nome della loro partner alla voce “secondo genitore” sui certificati di na­scita.

Le nuove regole entra­no in vigore dopo mesi di cri­tiche da parte di chi le consi­dera un’ulteriore minaccia al valore della famiglia tradizio­nale.

E prevedono anche la can­cellazione dell’obbligo, da parte delle cliniche per la fe­condazione artificiale, di prendere in considerazione «la necesità di un padre» quando accettano di acco­gliere una paziente.

Le donne che sono già legate a un’altra donna da unione civile vedranno il nome della partner automaticamente in­serito nel certificato di nasci­ta di un figlio ottenuto grazie alla donazione di sperma e al­l’inseminazione artificiale. Le donne singol che partorian­no, dopo l’inseminazione ar­tificiale, potranno inserire nel documento un’altra donna alla voce «secondo genitore» anche se non sono unite in matrimonio. In questo caso il partner dovrà dichiarare per iscritto il consenso.

Le nuove regole saranno ap­plicate a molte delle duemi­la donne che ogni anno in Gran Bretagna accedono al­l’inseminazione artificiale da donatore anonimo. Secondo alcuni le nuove direttive mi­neranno il territorio legale vi­sto che i «secondi genitori» indicati sui certificati di na­scita assumeranno gli stessi diritti e responsabilità legali del genitore biologico.

Le direttive hanno sollevato molta preoccupazione e non solo tra le associazione a fa­vore della famiglia tradizio­nale e nella Chiesa.

Per la deputata laburista Ge­raldine Smith «avere un cer­tificato di nascita con due madri è pura follia. È molto ingiusto da parte dello Stato nascondere la paternità ge­netica a una persona. In que­sto modo si mettono davan­ti alle necessità dei bambini non ancora nati gli interessi degli adulti». Anche la parla­mentare conservatrice Nadi­ne Dorries è d’accordo: «Tut­to ci indica che il modello tra­dizionale di madre e padre che si prendono cura di un minore, funziona meglio».