di Benedetta Frigerio da www.tempi.it

Il giallo nei laboratori dell’università Bicocca di Milano. Angelo Vescovi, scienziato che fa ricerca sulle cellule staminali adulte: «Un sabotaggio ai miei studi e ai successi ottenuti rispettando la vita umana». 

vescovi-staminali-sla-embrionali-adulte_0-jpg-crop_display«Alle 10 mi chiamano dal laboratorio per dirmi che era successo qualcosa di inspiegabile. Un tecnico ha trovato un feto di 4 mesi in uno dei freezer»: questa è la reazione del professore Angelo Vescovi, ricercatore e professore all’università Bicocca e direttore scientifico dell’istituto “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo.

I FATTI. Vescovi è uno scienziato che, seppure a fatica, fa ricerca sulle cellule staminali adulte in Italia per cercare di curare malattie come la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Le sue sperimentazioni, al contrario di quelle sulle staminali embrionali che richiedono la distruzione di vite umane, stanno dando grandi risultati e secondo Vescovi questo non va a genio a molti, tanto che prima di questo episodio le ricerche del professore erano già state ostacolate da due «sabotaggi». Venerdì scorso, nelle stanze dell’università milanese dove l’équipe da lui diretta fa ricerca, è accaduto un fatto altrettanto grottesco che Vescovi non esita a definire «un altro sabotaggio contro i miei studi». Un ricercatore laureando del dipartimento di bioscienze e biotecnologie stava riponendo nel freezer del materiale, notando al suo interno la presenza di una scatola di polistirolo. Aprendola ha scoperto che conteneva un feto all’incirca di 4 mesi, poi portato per l’autopsia all’istituto di medicina legale di Piazzale Gorini. Un fatto strano, visto che l’équipe di Vescovi non preleva cellule dagli embrioni.

«VOGLIONO COLPIRE LE MIE RICERCHE». Come si spiega? Vescovi ha risposto oggi a Repubblica che il freezer non era «nel nostro laboratorio, ma in uno spazio comune». Facendo emergere le condizioni di ristrettezze economiche in cui lavora ha spiegato che il freezer «aveva una serratura ma si è rotta e non abbiamo soldi per ripararla». Vescovi aveva già dichiarato ieri che secondo lui questo fatto potrebbe c’entrare con un altro: «Venerdì dovevo fare un trapianto su un paziente affetto da Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). E prima che compissi questo intervento, qualcuno evidentemente ha voluto colpire me e le mie ricerche. Vorrei inoltre ricordare che in passato, a causa della mia posizione sulle ricerca sulle cellule staminali e la legge 40, sono stato oggetto di minacce insieme alla mia famiglia». Questa, dunque, potrebbe essere un’altra intimidazione. In effetti, «durante la campagna elettorale del 2005 (referendum sulla fecondazione assistita, ndr), toccarono anche la mia famiglia. Ci spaventammo e rinunciammo alle vacanze. Ho sempre tollerato tutto, ma questa volta sono pronto alla guerra».

I SABOTAGGI SUBITI. Nel 2009, sempre nello stesso laboratorio, il frutto del suo lavoro di sette anni, staminali adulte conservate nell’azoto liquido, andò perso: «Il lucchetto venne forzato e il contenuto versato sul pavimento. Quattro anni prima avvenne lo stesso al San Raffaele». Perché? «Sono convinto che l’embrione sia vita umana e non vada toccato per fare ricerca. Questa posizione etica è in controtendenza con la maggioranza degli scienziati italiani». Vescovi non è ben visto dal business delle embrionali, che non è mai riuscito a ottenere risultati importanti come i suoi con le staminali adulte: «Stiamo conducendo una sperimentazione con tutte le autorizzazioni del Ministero sulla Sla. Abbiamo trapiantato finora cinque pazienti, tutti con il tessuto di un unico feto. Nessuno ha avuto effetti collaterali e i risultati sono incoraggianti».

«ME NE VADO IN CANADA». L’intenzione del professore questa volta però non è solo quella di dimostrare la sua innocenza, per cui «mi farò rivoltare come un calzino, dimostrerò che sono estraneo alla vicenda», ma di andarsene dall’Italia, togliendo al paese una delle poche eccellenze in questo ambito. Dopo avere combattuto per restare in Italia più volte, questa volta Vescovi sembra stanco: «Prenderò il primo aereo, andrò a fare ricerca in Canada e in questo paese non tornerò più».