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	<title>Segni dei tempi</title>
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	<description>C&#039;è un mistero, c&#039;è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
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		<title>Il Cardinale Sepe con 30.000 giovani neocatecumenali</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 11:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre 30.000 giovani del Cammino Neocatecumenale riuniti, domenica 20 maggio 2012, in Piazza del Plebiscito per un incontro con gli Iniziatori del Cammino, sotto la presidenza del Card. Crescenzio Sepe e con la partecipazione di altri Presuli. I giovani provengono da tutto il Centro-Sud Italia, con rappresentanze da altri Paesi dell’Europa (Croazia, Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Albania e Malta)<br />
Quasi 500 autobus porteranno a Napoli tanti giovani del Centro-Sud Italia e ad essi si uniranno i giovani e i fratelli ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Oltre 30.000 giovani del Cammino Neocatecumenale riuniti, domenica 20 maggio 2012, in Piazza del Plebiscito per un incontro con gli Iniziatori del Cammino, sotto la presidenza del Card. Crescenzio Sepe e con la partecipazione di altri Presuli. I giovani provengono da tutto il Centro-Sud Italia, con rappresentanze da altri Paesi dell’Europa (Croazia, Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Albania e Malta)</p>
<p>Quasi 500 autobus porteranno a Napoli tanti giovani del Centro-Sud Italia e ad essi si uniranno i giovani e i fratelli delle Comunità Neocatecumenali della Campania – per un totale di oltre 30.000 persone – per un incontro particolare: testimoniare la propria fede oggi, davanti ad un mondo sempre più scettico e sempre più senza speranza, in un momento anche politicamente ed economicamente tanto difficile.<br />
Gli Iniziatori del Cammino Neocatecumenale, gli spagnoli Kiko (Francisco) Argüello e Carmen Hernández, accompagnati dal presbitero italiano D. Mario Pezzi, animeranno l’incontro, sotto la presidenza del Card. Crescenzio Sepe. E’ un evento squisitamente religioso, fatto di canti, di ascolto della Parola di Dio, dell’annuncio della Buona Notizia del Vangelo, fatto da Kiko e dalla predicazione del Card. Sepe.<br />
All’interno di esso Kiko farà una chiamata vocazionale: metterà cioè i giovani davanti al mistero dell’amore di Dio, che li ha voluti, che li ha creati, tutti, uno ad uno, con una vocazione e una missione, illuminata dal mistero della Pasqua di Cristo, della sua morte e risurrezione, che li ha strappati dal vivere solo per sé, chiusi egoisticamente in se stessi, per dare la propria vita a Cristo. Chiederà se tra i presenti ci sono alcuni che si sentono chiamati a dare la loro vita a Cristo ed essere formati come presbiteri, a servizio della Chiesa; se ci sono ragazze che si sentono di offrire la propria vita consacrandola a Dio, nella vita religiosa.<br />
L’incontro di questi 30.000 giovani a P.za del Plebiscito è il frutto di un lavoro pastorale che va nella direzione giusta: il Cammino Neocatecumenale ha sostenuto e sostiene la famiglia all’interno di una comunità cristiana che riscopre la propria fede, e la famiglia risponde a questo dono e a questa bellezza della fede, aprendosi alla vita con coraggio e l’apertura alla vita salva la Chiesa e la società di oggi.<br />
La presenza di tanti giovani provenienti da diversi paesi dell’Europa, accolti in un luogo così significativo come Piazza del Plebiscito, davanti ad un’Europa che invecchia e perde i suoi valori è un grido di speranza: Cristo dà senso, senso vero, pieno alla vita dell’uomo e questo senso, questi uomini nuovi costruiscono una società nuova, che guarda avanti con fiducia.<br />
Il Cammino, nato in Spagna nel 1964, si è esteso in oltre 100 paesi dei cinque continenti, e conta oltre 20.000 comunità in circa 800 Diocesi. Alla Giornata Mondiale di Madrid lo scorso anno ha portato 300.000 giovani e alla chiamata vocazionale, seguita al’incontro con il Santo Padre, si sono alzati 5.000 giovani e 3.500 ragazze.</p>
<p>Il Cammino Neocatecumenale in Campania</p>
<p>I 30.000 giovani, che animeranno il pomeriggio di domenica 20 maggio, fanno tutti parte di comunità neocatecumenali dove, in un cammino di iniziazione cristiana, stanno scoprendo tutta la bellezza e la ricchezza del proprio battesimo, della propria fede cristiana, tutta la gioia di sentirsi figli di Dio oggi.<br />
Il Cammino Neocatecumenale, iniziato in Campania nel 1974, è presente in Campania in quasi 200 parrocchie, con oltre 650 comunità (40 parrocchie e 200 comunità nella Diocesi di Napoli). E’ stato riconosciuto dalla Chiesa come “un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e i tempi odierni” (Giovanni Paolo II), ed è una “modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede”, come afferma lo Statuto del Cammino, approvato definitivamente dalla Santa Sede nel 2008. Anche i suoi contenuti catechetici hanno ottenuto, dopo accurato studio, l’approvazione della Santa Sede nel dicembre del 2010 e a fine dicembre dello scorso anno il Papa Benedetto XVI ne ha approvato la prassi liturgica che accompagna i vari passaggi e le vari tappe.<br />
Nelle Parrocchie che accolgono questa modalità di iniziazione cristiana si formano delle comunità che danno inizio ad un processo di maturazione della propria fede cristiana, rivivendo tappa dopo tappa il proprio battesimo, così come faceva la Chiesa primitiva.<br />
Queste comunità non sono dei gruppi “in più” nella Parrocchia. Sono una risposta al processo di secolarizzazione in atto oggi nel mondo. Il Beato Giovanni Paolo II lo ha detto espressamente: “In una società secolarizzata come la nostra, dove dilaga l’indifferenza religiosa e molte persone vivono come se Dio non ci fosse, sono in tanti ad avere bisogno di una nuova scoperta dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, specialmente di quello del battesimo. Il Cammino è senz’altro una delle risposte provvidenziali a questa urgente necessità”.<br />
L’attenzione catechetica posta sulla famiglia cristiana e sulla trasmissione della fede ai figli ha fatto sì che le famiglie del Cammino siano numerose e che i figli, in una percentuale altissima, restano fedeli al loro battesimo, inserendosi in altre comunità neocatecumenali per il loro cammino di fede.<br />
Da questa iniziazione cristiana profonda che coinvolge tutta la vita, che conduce ognuno a porre gradualmente la propria vita sotto la lampada della Parola di Dio, tanti matrimoni sono ricostruiti dal perdono e dalla misericordia del Signore.<br />
La gratitudine che nasce da questo amore di Dio, sperimentato nella grazia della comunità cristiana e dei sacramenti, mette in movimento la famiglia: nasce la disponibilità di tante coppie alla missione, l’amore alla vita, la gioia di avere figli presbiteri: e dalla famiglia parte la prima opera vocazionale che sbocca in queste chiamate.<br />
Nei suoi 40 anni di vita, il Cammino ha già aiutato 86 Diocesi ad aprire un Seminario Diocesano Missionario, dove sino ad oggi sono stati ordinati oltre 1.500 sacerdoti e dove altri 2.000 giovani si stanno formando.<br />
Insieme all’opera vocazionale, le famiglie sono state coinvolte direttamente nella missione, come “famiglie in missione” e come “missio ad gentes”: nuclei familiari (3/4, con numerosi figli) si inseriscono in zone scristianizzate, dove i segni cristiani non sono più presenti o sono rifiutati, costituendo una comunità cristiana, una chiesa viva che dà i segni della fede, mediante l’amore: “Amatevi come io vi ho amato, in questo segno vi riconosceranno come miei discepoli”, e l’unità: “Padre, che siano perfettamente uno come tu ed io siamo uno perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.<br />
E’ il contributo che il Cammino sta dando direttamente alla nuova evangelizzazione. Le Parrocchie che accolgono il Cammino e che lo fanno secondo le indicazioni volute dalla Santa Sede ed approvate nello Statuto, senza decurtazioni o interpretazioni personali, hanno in esso uno strumento prezioso, certamente non l’unico, per ravvivarle e renderle veri centri di fede, vere sorgenti di vocazioni. La Parrocchia, perché il Cammino “è una modalità diocesana di iniziazione cristiana”, ha qui un “dono di Dio per la sua Chiesa” (Benedetto XVI) per rianimare la missione della Chiesa.</p>
<p>da <a href="http://www.julienews.it/">http://www.julienews.it</a></p>
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		<title>I 10 comandamenti infernali – VIII – Non dire falsa testimonianza</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Post-it]]></category>
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		<description><![CDATA[Demonietti cari, questa è facile, se avete seguito tutto il corso fino ad ora. Vediamo se siete stati attenti.<br />
Tu, tu con il corno storto. Come dici? No, non ci siamo. Non so se raggiungerai la sufficienza nel test finale, se ragioni così. Ma che cosa significa “Dobbiamo indurre i mortali a mentire”? Proprio non vi entra nella zucca, eh?<br />
Non esiste una cosa come “mentire”. E’ tutta propaganda del Nemico. Il vero, il falso, sono categorie che hanno tentato ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Demonietti cari, questa è facile, se avete seguito tutto il corso fino ad ora. Vediamo se siete stati attenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu, tu con il corno storto. Come dici? No, non ci siamo. Non so se raggiungerai la sufficienza nel test finale, se ragioni così. Ma che cosa significa “Dobbiamo indurre i mortali a mentire”? Proprio non vi entra nella zucca, eh?</p>
<p style="text-align: justify;">Non esiste una cosa come “mentire”. E’ tutta propaganda del Nemico. Il vero, il falso, sono categorie che hanno tentato di appiopparci fin dal primo momento, il modo in cui tentano di controllarci. Ma non esistono.<br />
Il vero è ciò che pensiamo e che vogliamo noi, purché siamo in grado di ottenerlo. Se sono un debole il mio vero diventa falso. Ci siamo ribellati al Nemico proprio per fare diventare vero quello che volevamo noi.</p>
<p style="text-align: justify;">In altre parole, verità è forza. Verità è dominazione. Voi siete obbligati a credere questo perché io sono più forte e potente di voi. Siccome il Nemico asserisce di essere il più potente, allora pretende anche di dettare a noi la verità. La sola alternativa per asserire noi stessi è la rivolta, la negazione di quello che Lui dice che siamo, e l’affermazione di quello che Nostro Padre che sta quaggiù vuole per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà quindi diventa quello che vogliamo noi. Testimoniamo quello che dovrebbe essere, perché quello che sarebbe dovuto essere diventi la realtà. Tutto ciò che non vi rientra deve essere eliminato, o ignorato se non fosse possibile altrimenti.<br />
Vorrei insistere particolarmente su questo. Non lasciate che quello che accade vi svii. Siete voi a fabbricare, o rifabbricare la realtà. Con ogni mezzo.<br />
Il nostro comandamento è quindi:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>VIII - Rendi la realtà quello che dici</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Esercitazione pratica. E’ innaccettabile che qualcuno che partecipa a questo corso non ne abbia recepito ancora i fondamentali. Vorrebbe dire il mio fallimento come insegnante. Quindi non esiste nessun demone dal corno storto che abbia frequentato o risposto a domande. Chiaro? Anche per la Vigilanza? Bene. E, per favore, chiudete le porte che se no le urla non fanno sentire gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">da <a href="http://berlicche.wordpress.com">Berlicche</a></p>
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		<title>Se un bambino nel pancione già “ascolta” la sua mamma</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il feto già riconosce la voce della madre quando ancora è nel pancione.<br />
<br />
Questo è quanto mostra uno studio francese – il primo autore è Renaud Jardri -pubblicato sulla rivista International Journal of Developmental Neurosciences di aprile. Questa capacità è stata mostrata con l’uso di raffinate tecniche di risonanza materna, che registrano l’attivazione della corteccia cerebrale temporale già dalla trentesima settimana di gestazione. E uno studio canadese fatto al Kingston General Hospital mostra che il battito del cuore si ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Il feto già riconosce la voce della madre quando ancora è nel pancione.</h2>
<div align="justify">
<p>Questo è quanto mostra uno studio francese – il primo autore è Renaud Jardri -pubblicato sulla rivista International Journal of Developmental Neurosciences di aprile. Questa capacità è stata mostrata con l’uso di raffinate tecniche di risonanza materna, che registrano l’attivazione della corteccia cerebrale temporale già dalla trentesima settimana di gestazione. E uno studio canadese fatto al Kingston General Hospital mostra che il battito del cuore si accelera nel feto quando sente la voce della mamma. Cosa impara da questi studi chi accetta di non avere pregiudizi? In primo luogo che la scienza è un’apertura alla bellezza: cosa c’è di più bello di vedere uno spettacolo normalmente nascosto come quello della vita prenatale, per millenni restato nel mistero del buio uterino? Il secondo punto è la chiarezza che il feto è davvero un bambino, e che reagisce, ricorda, impara proprio come un bambino già nato. Dentro l’utero c’è un universo in rapido sviluppo: è il mondo della nostra vita prenatale, come ricordava a suo tempo anche Pier Paolo Pasolini, che ricordava alla sinistra come si era allontanata dal sentire del popolo per seguire le sirene di un egoistico individualismo. Il feto in sviluppo sente le voci, i sapori, gli odori, e anche il dolore se disgraziatamente gliene facciamo. Proprio per questo si è sviluppata anche l’arte di somministrare analgesici al feto durante gli interventi chirurgici che può subire prima di nascere. Già, perché il feto può anche essere curato chirurgicamente, in un paradossale susseguirsi di stati: dalla vita fetale a quella all’aria aperta seppur attaccato al cordone ombelicale quando si opera, e poi ancora vita fetale, fino alla nascita naturale. Chi suppone che la vita inizi alla nascita ha il suo bel daffare per giustificare questo paradosso di una non-vita che diventa vita, poi torna non vita e poi ancora vita… Proprio come accade per il feto di canguro che esce dall’utero e nasce, ma poi torna a passare la seconda parte della sua vita fetale nel marsupio, fino alla seconda nascita.</p>
<p>Paradossi che ci fanno riflettere: la nascita non cambia proprio niente nello stato morale e davvero poco nello stato fisico di un individuo, perché la vita è un continuum sin dal concepimento, e perché solo una grossolana disattenzione ci fa pensare che la vita fetale sia una vita “in sospeso”, o “in un lungo sonno”, mentre è piena di sensazioni, utili sia a modella re il sistema nervoso sia a preparare alla vita all’aria aperta.</p>
<p>Proprio per questo esistono addirittura dei corsi di educazione prenatale, che aiutano le mamme a prendere coscienza di questa evidenza e soprattutto a sfruttarla positivamente, entrando in contatto col loro bambino prima della nascita tramite il canto, il massaggio attraverso il pancione e alla capacità di sentire i movimenti di risposta del feto. Che consolazione per tante donne scoprire di avere in sé questa compagnia, forse una delle poche persone (è una personcina!) che ti amano non per come sei ma semplicemente perché ci sei! Come ho detto in arie occasioni, è proprio il caso di cancellare la parola “feto” dal nostro vocabolario, perché è un termine stigmatizzante quel livello del nostro sviluppo che si vuole tener distinti dagli altri perché non gli viene riconosciuto pari diritti rispetto agli adulti. La parola “feto” originariamente significava “cucciolo” tanto che viene da una radice sanscrita che significava “succhiare”. Poi nel tempo, soprattutto negli ultimi 50 anni si è diviso drasticamente il prima-della-nascita dal dopo. Sarebbe bello se l’utero fosse trasparente, ma con le ecografie e con la scienza in pratica lo è diventato: che guaio per chi sostiene che il feto non è “qualcuno” ma è “qualcosa”!</p>
<p>di <strong>Carlo Bellieni</strong><br />
Tratto da Il Sussidiario.net</p>
</div>
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		<title>Quando a vincere è la libertà della Chiesa</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:09:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Libertà religiosa]]></category>

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		<description><![CDATA[Una recente sentenza della Corte di Strasburgo su un caso spagnolo<br />
<br />
Tratto da L&#8217;Osservatore Romano<br />
&#8220;Una bella vittoria per la libertà della Chiesa&#8221;.<br />
Così, Grégor Puppinck, direttore dell&#8217;European Centre for Law and Justice (Eclj), commenta la decisione resa nota ieri, martedì 15, dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che ha riconosciuto come la scelta dell&#8217;episcopato spagnolo di non rinnovare il contratto a un insegnante di religione &#8211; prete sposato e attivista di un movimento per il celibato ecclesiastico &#8211; rientri ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Una recente sentenza della Corte di Strasburgo su un caso spagnolo</h2>
<div align="justify">
<p>Tratto da L&#8217;Osservatore Romano</p>
<p>&#8220;Una bella vittoria per la libertà della Chiesa&#8221;.</p>
<p>Così, Grégor Puppinck, direttore dell&#8217;European Centre for Law and Justice (Eclj), commenta la decisione resa nota ieri, martedì 15, dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, che ha riconosciuto come la scelta dell&#8217;episcopato spagnolo di non rinnovare il contratto a un insegnante di religione &#8211; prete sposato e attivista di un movimento per il celibato ecclesiastico &#8211; rientri tra i principi di libertà religiosa espressamente riconosciuti e tutelati dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo e delle libertà fondamentali. Il caso è quello che, da anni, vede contrapposti l&#8217;ex insegnante, José Antonio Fernández-Martínez, allo Stato spagnolo, e in cui l&#8217;Eclj, organizzazione non governativa dedita alla tutela dei diritti umani, è intervenuta come legale rappresentante della Chiesa iberica.</p>
<p>In Spagna, come del resto in altri Paesi, in base a specifici accordi con le autorità statali, al vescovo viene riconosciuto il diritto di designare gli insegnanti di religione e morale cattolica. Così, nello specifico, il vescovado di Cartagena nel settembre del 1997 comunicava al ministero della Pubblica istruzione il mancato placet al rinnovo del contratto come insegnante di religione in una scuola secondaria superiore statale di Murcia a un ex sacerdote, sposato con rito civile, che l&#8217;anno precedente aveva pubblicato su un quotidiano locale un articolo di aperto sostegno al movimento &#8220;Pro celibato opcional&#8221;. Decisione subito annullata dal Tribunale del lavoro di Murcia, che ha disposto il reintegro dell&#8217;insegnante. Sentenza, quest&#8217;ultima, contro la quale hanno posto appello sia la diocesi che le autorità scolastiche. Di ricorso in ricorso si è così giunti alla Grande camera della Corte di Strasburgo che il 22 settembre 2011 ha discusso il caso in udienza pubblica e ieri ha reso noto il suo pronunciamento. &#8220;Questa decisione è un importante passo per il riconoscimento e il rispetto in Europa della libertà della Chiesa in seno, e di fronte, alla società civile&#8221;, ha commentato Puppinck. In particolare, il direttore dell&#8217;Eclj ha espresso soddisfazione per come la Corte &#8211; riflettendo tra l&#8217;altro il ragionamento sviluppato dalla stessa organizzazione non governativa in un&#8217;osservazione scritta dell&#8217;ottobre scorso &#8211; abbia &#8220;esposto con forza e chiarezza il principio della libertà e dell&#8217;autonomia della Chiesa&#8221;. In sostanza, la Corte ha riconosciuto la sua incompetenza di fronte a un atto di &#8220;natura strettamente religiosa&#8221;, che non è in contrasto con le leggi nazionali e con la dignità della persona. Tale decisione &#8211; viene sottolineato per inciso dall&#8217;Eclj &#8211; ribalta la recente discussa giurisprudenza della Corte relativa al diritto riconosciuto a un gruppo di sacerdoti ortodossi romeni di volere fondare un sindacato contro la volontà della loro Chiesa.</p>
</div>
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		<title>Se la vendita degli ovuli diventa risarcimento</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:06:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Flatulenze]]></category>
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		<category><![CDATA[Bioetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Se non si trattasse di una questione maledettamente seria e con importanti risvolti etici e bioetici, si potrebbe persino ironizzare sull&#8217;idea dell&#8217;Associazione di intermediazioni «Altrui» con sede nel North Yorkshire, specializzata nell&#8217;ovodonazione.<br />
<br />
Perché l&#8217;invito alle studentesse di Cambridge di «donare» i loro ovuli &#8211; con una ricompensa di circa mille euro &#8211; sembra un frutto inedito e anomalo della crisi, capace di configurare una sorta di lavoro, quello di «donatrice di ovuli».<br />
Ma, comunque la si voglia considerare, questa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Se non si trattasse di una questione maledettamente seria e con importanti risvolti etici e bioetici, si potrebbe persino ironizzare sull&#8217;idea dell&#8217;Associazione di intermediazioni «Altrui» con sede nel North Yorkshire, specializzata nell&#8217;ovodonazione.</h2>
<div align="justify">
<p>Perché l&#8217;invito alle studentesse di Cambridge di «donare» i loro ovuli &#8211; con una ricompensa di circa mille euro &#8211; sembra un frutto inedito e anomalo della crisi, capace di configurare una sorta di lavoro, quello di «donatrice di ovuli».</p>
<p>Ma, comunque la si voglia considerare, questa iniziativa &#8211; che ha avuto una vastissima eco sui media &#8211; non può che suscitare inquietudine e ripulsa, da molti punti di vista. Intanto, s&#8217;impone il fatto che il volantino sia stato recapitato alle studentesse di quella prestigiosa università, cosa che rappresenta già una scelta precisa e con chiare implicazioni eugenetiche, data la possibilità di selezionare le donatrici, giovani donne, studiose e brillanti, che possono assicurare al «figlio della scienza» migliori prestazioni scolastiche e, quindi, superiori chance lavorative e sociali. In altre parole, l&#8217;intenzione, per quanto ben nascosta, è quella di comprare un vantaggio selettivo, di predeterminare le caratteristiche genetiche del figlio, di violare, in qualche modo, il principio delle pari opportunità di chi nasce. Ma donare gli ovuli non è &#8211; naturalmente &#8211; come tagliare e cedere una ciocca di capelli: la procedura richiede l&#8217;assunzione di farmaci e trattamenti che possono anche rappresentare dei rischi per la salute, senza parlare di altre implicazioni. Inoltre, a dispetto dei toni felpati &#8211; cercasi ragazza compassionevole, gentile, &#8211; la richiesta di «aiutare» due ex laureati di quell&#8217;università che non possono avere figli, a causa di una grave malattia genetica, si caratterizza, di fatto, come una compravendita, capace di attirare ragazze «finanziariamente vulnerabili». Contrariamente a quanto avviene negli Stati Uniti, dove esiste un fiorente mercato di ovuli e spermatozoi, considerati non come organi, ma come cellule, e quindi commerciabili, in Gran Bretagna pagare per gli ovuli è severamente vietato. Sennonché ad aprile l&#8217;Human Fertilisation and Embryology Authority ha reso legale la pratica del «risarcimento»: insomma, le 750 sterline che le donatrici ricevono non rappresentano il prezzo degli ovociti, ma il corrispettivo che si ritiene più adeguato a remunerare il tempo, i fastidi, il coinvolgimento fisico ed emotivo che la procedura &#8211; che dovrebbe svolgersi in centri specializzati &#8211; comporta.</p>
<p>Ora, non c&#8217;è dubbio che il verbo «risarcire» sia meno odioso e d&#8217;impatto del verbo «pagare», che significa mettere sullo stesso piano il prodotto e il denaro, farne un equivalente neutro e impersonale. Ma qualche dubbio su questo spiraglio aperto in Gran Bretagna è lecito coltivarlo. Le reazioni indignate sollevate dall&#8217;iniziativa dell&#8217;Associazione «altrui» fanno, comunque, sperare che in Europa continui ad essere proibita la compravendita di gameti, spermatozoi e ovuli, che svaluta il valore stesso del corpo umano e alimenta un mercato che è inevitabilmente basato su un dislivello di ricchezza e di potere tra chi compra e chi vende. Non c&#8217;è nulla di più «naturale», di più legittimo, di più profondamente radicato nell&#8217;antropologia dell&#8217; umanità, del bisogno di una discendenza. E, per converso, di più doloroso del fallimento di una capacità biologica, dello scacco psicologico della coppia «sterile». Detto questo restano sul tappeto questioni cruciali che riguardano non solo il «vendere» e il «comprare» gli ovociti, ma i confini fra corpo e tecnologia e tra natura e legge, il destino delle generazioni presenti e future, il senso della paternità e della maternità, l&#8217;architettura dei sentimenti.</p>
<p>di <strong>Eugenia Tognotti</strong><br />
da La Stampa</p>
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		<title>La fecondazione eterologa «smonta» la famiglia</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Biopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Post-it]]></category>
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		<category><![CDATA[Genitorialità]]></category>
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		<description><![CDATA[Nell’epoca delle playstation e dei videogiochi, in questo tempo postmoderno, votato alla percezione fluida e frastornata della realtà, gli adolescenti che si affacciano al mondo non smettono – oggi come ieri, come sempre – di fare domande e di chiedere racconti. «Dove trovo me stesso?», è l’interrogativo.<br />
<br />
E gli interlocutori primari, se sono capaci di intercettare quelle richieste, sono i genitori, i fratelli più grandi, i nonni in particolare, più disposti a dare il loro tempo con i racconti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’epoca delle playstation e dei videogiochi, in questo tempo postmoderno, votato alla percezione fluida e frastornata della realtà, gli adolescenti che si affacciano al mondo non smettono – oggi come ieri, come sempre – di fare domande e di chiedere racconti. «Dove trovo me stesso?», è l’interrogativo.</p>
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<p>E gli interlocutori primari, se sono capaci di intercettare quelle richieste, sono i genitori, i fratelli più grandi, i nonni in particolare, più disposti a dare il loro tempo con i racconti del tempo che fu, che in una strana alchimia che dal biologico cresce dentro l’ordine simbolico, ritrovano nello sguardo del più giovane, in qualche sua movenza, in quell’inossidabile patrimonio costituito dalla catena generazionale.</p>
<p>Sono questi i momenti – spiegano i dati empirici offerti dalle scienze umane – in cui il ragazzo comincia coscientemente a percorrere l’irto percorso di riconoscimento, che è per prima cosa riconoscimento di sé legato all’esigenza di vedersi riconosciuto da altri, proprio attraverso quei legami genetici intrecciati a quelli culturali, che fanno di ogni persona &#8220;simile&#8221; alla sua famiglia generativa e &#8220;unico&#8221; nello sviluppo libero della sua personalità.</p>
<p>Sin dalle remote origini, dunque, l’impulso istintivo alla riproduzione porta in sé &#8220;naturalmente&#8221; il desiderio di sopravvivenza e di proiezione verso il futuro, là dove la vita in tutte le sue inesauribili potenzialità si autoriproduce. Qualche volta, però, quella spontanea rincorsa si inceppa: qualcosa di malato si insinua nella vita biologica individuale e di coppia. Sterilità maschile e anche patologie dell’apparato genitale femminile bloccano il desiderio del figlio; il ricorso alle tecnologie riproduttive appare allora lo sbocco ovvio e, nonostante i grandi sacrifici fisici e psicologici, la coppia inizia il difficile percorso, in vista del risultato desiderato.</p>
<p>Dentro questa pratica, che si può chiamare di &#8220;responsabilità procreativa&#8221;, ogni coppia esprime l’esigenza imprescindibile di bigenitorialità e con essa quell’insieme di racconti serbati al momento opportuno. Loro compito infatti non sarà soltanto garantire ogni richiesta di cura, ma anche offrire l’ambiente più consono per la futura identificazione del figlio dentro una genealogia, a loro consegnata e che a loro volta riconsegneranno.</p>
<p>Si affaccia però un altro modello procreativo, espressione di quella libertà autodeterminata, pronta a raccogliere quanto la scienza offre, pur di realizzare quel desiderio frustrato. Se dunque altre patologie si affacciano, perché non varcare ancora la soglia e servirsi di altro materiale biologico, esterno ai due genitori per garantirsi un nascituro? Da qui la procreazione eterologa, di cui si occuperà martedì prossimo – come è noto – la Corte costituzionale, quando deciderà se abolirne o meno il divieto, previsto dalla legge 40.</p>
<p>A noi tocca continuare a pensare sull’opportunità di amplificare l’ambito dei diritti individuali, che in questo caso nascono dalla convinzione che il desiderio di avere un figlio è di fatto espressione di legittimità per rivendicare un diritto. Diritto al figlio o diritto del figlio? Viene da supporre che anche il bambino, frutto di una plurigenitorialità, comincerà – come i suoi coetanei – a fare domande, a voler reinterpretare la propria storia parentale, con gli occhi confusi di fronte a una figura oscura che non conosce e che forse mai vedrà.</p>
<p>Come indica molta letteratura scientifica sul tema, questo figlio di una non verità biologica non potrà che coltivare confusione riguardo alla sua identità, che non è mai solo culturale e sociale ma che risulta intrecciata con quella genetica.</p>
<p>Ma c’è dell’altro: il nascituro, pur inizialmente bene accolto dalla coppia, comincerà ad assorbire il senso di frustrazione e di rivalità del genitore sociale nei confronti di quello biologico, quasi un vissuto di &#8220;adulterio genetico&#8221;. Non è raro infatti il caso che il genitore &#8220;presente&#8221; nella vita familiare finisca per disconoscere la paternità così innaturalmente acquisita. Va da sé che donare un gamete non equivale a donare il sangue, dal momento che nel primo caso si mette a disposizione metà del patrimonio genetico, fonte in futuro di nuove storie biografiche e personali.</p>
<p>Da queste brevi considerazioni fenomenologiche del vissuto procreativo non può che scaturire un’etica, l’etica della terza persona, quella che, a differenza di una scelta autonomamente realizzata in nome di una esigenza pur legittima, vede spostare l’attenzione su quanti da quella scelta vengono inconsapevolmente coinvolti e per sempre segnati.</p>
<p>C’è da chiedersi al riguardo che tipo di racconti potrà aspettarsi quel ragazzo, quando risulta così difficile, se non impossibile, coniugare dentro il suo vissuto la componente tecnologica, l’apporto biologico, il legame sociale, il vissuto relazionale, l’ansia di verità, il desiderio di vedersi riconosciuto nello sguardo di un padre e di una madre.</p>
<p>di <strong>Paola Ricci Sindoni</strong></p>
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<p> da Avvenire</p>
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		<title>Venerdì della VI settimana del Tempo di Pasqua</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 16:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,20-23a.<br />
<br />
In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell&#8217;afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,20-23a.</strong><br />
<strong><br />
</strong><em>In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell&#8217;afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla. In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. </em></p>
<p><strong>COMMENTO di don Antonello Iapicca</strong></p>
<p>Congedandosi dagli anziani di Mileto San Paolo disse: &#8220;Avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazione. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio&#8221; (At. vv. 22-24). <em>Afferrato</em> da Cristo sulla via di Damasco, dove lo aveva visto vivo, San Paolo ardeva dal desiderio di <em>afferrare</em> la perfezione dell&#8217;intimità e dell&#8217;amore di Lui. Per questo aveva reputato ogni cosa spazzatura e danno di fronte alla sublimità della conoscenza di Gesù, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze nel diventargli conforme nella morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti. Sapeva dunque che cosa lo attendeva, ma era anche consapevole che l&#8217;aver conosciuto Cristo secondo la carne, l&#8217;averlo visto risorto e vivo, non era sufficiente per arrivare al premio che Dio lo chiamava a ricevere. Per lui era decisivo l&#8217;essere <em>creatura nuova</em>, dimentica del passato e protesa verso il futuro, per vivere ogni giorno lanciato nella corsa verso la mèta, fissando lo sguardo al Cielo nell&#8217;attesa ansiosa del ritorno del suo Signore. La visione di Cristo risorto lo aveva salvato, perdonato, eletto e inviato, ma era stato solo l&#8217;inizio. Afferrato da Cristo era ormai cittadino del Cielo, ma viveva ogni momento per afferrare, nell&#8217;ultimo istante, il suo amore; aveva trovato l&#8217;amato del suo cuore, desiderava stringerlo forte per non lasciarlo più.</p>
<p>L&#8217;esperienza di San Paolo è il compimento delle parole di Gesù che appaiono nel vangelo di oggi. In esse la vita del discepolo è paragonata ad un parto. Sullo sfondo vi è la profezia di quanto sarebbe accaduto di lì a poco: Gesù sta per affrontare il rifiuto, sarà crocifisso e morirà. L&#8217;annuncio di questo destino aveva turbato e rattristato i discepoli. Ma la tristezza sarebbe cambiata in una gioia che nessuno avrebbe più potuto sottrarre perchè &#8220;Gesù stesso è la loro gioia, in perfetta armonia con ciò che dice l&#8217;Apostolo: Una volta risuscitato dai morti, Cristo non muore più, e la morte non ha più dominio sopra di lui (Rm 6, 9)&#8221; (S. Agostino, <em>Omelie sul vangelo di Giovanni). </em>E così è stato: la sera di Pasqua &#8220;i discepoli gioirono nel vedere Gesù&#8221;. Ma Gesù, partendo dall&#8217;annuncio del suo mistero pasquale che avrebbe coinvolto l&#8217;esperienza dei discepoli nella trasformazione del dolore in gaudio, dice ancora di più. Per questo introduce l&#8217;immagine della donna in parto, non a caso descritta da Giovanni anche nell&#8217;Apocalisse, quale segno del combattimento escatologico nel quale è posta la Chiesa. Gesù con il suo scomparire nella morte e e il suo riapparire vittorioso, pone le fondamenta per quella che sarebbe stata la vita della Chiesa nascente, ed, in essa di ogni discepolo. Quell&#8217;esperienza è essa stessa annuncio e profezia della storia che in quel giorno stava iniziando. Esattamente come è stato per San Paolo.</p>
<p>Nell&#8217;omelia pronunciata la notte di Pasqua Benedetto XVI diceva: &#8220;Il Sabato è il settimo giorno della settimana. Dopo sei giorni, in cui l’uomo partecipa, in un certo senso, al lavoro della creazione di Dio, il Sabato è il giorno del riposo. Ma nella Chiesa nascente è successo qualcosa di inaudito: al posto del Sabato, del settimo giorno, subentra il primo giorno&#8230; La struttura della settimana è ora capovolta. Essa non è più diretta verso il settimo giorno, per partecipare in esso al riposo di Dio. Essa inizia con il primo giorno come giorno dell’incontro con il Risorto&#8230; Questo cambiamento è un fatto straordinario&#8230; spiegabile soltanto col fatto che in tale giorno era successo qualcosa di inaudito. Il primo giorno della settimana era il terzo giorno dopo la morte di Gesù. Era il giorno in cui Egli si era mostrato ai suoi come il Risorto. Questo incontro, infatti, aveva in sé qualcosa di sconvolgente. Il mondo era cambiato. Colui che era morto viveva di una vita, che non era più minacciata da alcuna morte. Si era inaugurata una nuova forma di vita, una nuova dimensione della creazione. Il primo giorno&#8230; era diventato il giorno della nuova creazione. <em>Noi celebriamo&#8230; questo giorno come origine e, al tempo stesso, come meta della nostra vita&#8221;. </em>Il primo giorno, il giorno della gioia senza fine, ha inaugurato una storia nuova, perché le porte del Cielo si erano ormai dischiuse: era sorto il giorno che non muore, origine e meta della vita. L&#8217;esperienza di vedere il Signore risorto aveva infuso nei discepoli la gioia ma, contemporaneamente, aveva loro rivelato il destino cui, insieme ad ogni altro uomo, erano chiamati. Da quella gioia scaturisce immediatamente la missione, il senso ed il contenuto della nuova storia che aveva avuto inizio in quell&#8217;incontro sconvolgente: la storia della Chiesa, la storia di ciascuno di noi.</p>
<p>Nel secondo volume dedicato a Gesù di Nazaret Benedetto XVI scrive: &#8220;È essenziale il fatto che con la risurrezione di Gesù non è stato rivitalizzato un qualsiasi singolo morto in un qualche momento, ma nella risurrezione è avvenuto <em>un salto ontologico</em> che tocca l&#8217;essere come tale, <em>è stata inaugurata una dimensione che </em><em>ci interessa tutti e che ha creato per tutti noi un nuovo </em><em>ambito della vita, dell&#8217;essere con Dio</em>&#8230; <em>La risurrezione dischiude lo spazio nuovo che apre la storia al di là di se stessa e crea il </em><em>definitivo</em>&#8230; essa non sta semplicemente al di fuori o al di sopra della storia. Come eruzione dalla storia che la supera, <em>la risurrezione prende tuttavia il suo </em><em>inizio nella storia stessa e fino a un certo punto le </em><em>appartiene</em>. Si potrebbe forse esprimere tutto questo così: <em>la risurrezione di Gesù va al di là della </em><em>storia, </em><em>ma ha lasciato una sua impronta nella storia</em>. Per questo <em>può essere attestata da testimoni come </em><em>un evento di una qualità tutta nuova</em>. Di fatto, l&#8217;annuncio apostolico col suo entusiasmo e con la sua audacia è impensabile senza un contatto reale dei testimoni con il fenomeno totalmente nuovo ed inaspettato che li toccava dall&#8217;esterno e consisteva nel manifestarsi e nel parlare del Cristo risorto. Solo un avvenimento reale di una qualità radicalmente nuova era in grado di rendere possibile l&#8217;annuncio apostolico, che non è spiegabile con speculazioni o esperienze interiori, mistiche. Nella sua audacia e novità, esso prende vita dalla forza impetuosa di un avvenimento che nessuno aveva ideato e che andava al di là di ogni immaginazione&#8221;. L&#8217;impronta nella storia dell&#8217;evento di Pasqua è l&#8217;impronta lasciata dai piedi degli apostoli; essi, come san paolo, hanno ritenuto tutto spazzatura e danno di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo: assetati della pienezza di questa conoscenza sconvolgente, hanno percorso le strade del mondo correndo verso la meta che li avrebbe dissetati. Un&#8217;esperienza, una gioia ineffabile, come un&#8217;<em>eruzione dalla storia che la supera</em>, che da essa prende il suo inizio e che in essa si dilata attraverso l&#8217;annuncio del Vangelo. Perchè &#8220;<em>l</em><em>a gioia è il gigantesco segreto del cristiano</em>&#8221; (Chesterton). Sì, <em>l&#8217;evangelizzazione è l&#8217;impronta gioiosa della resurrezione nella storia</em>, l&#8217;annuncio della notizia che ogni uomo attende perso e schiavo in alienazioni che sono solo delle caricature di quel destino per cui egli è nato.<em> L&#8217;annuncio del vangelo è l&#8217;impronta di Cristo risorto nella storia offerta agli uomini perché, nel seguirla, possano incontrare la gioia preparata per loro, la misericordia e l&#8217;amore rivelati in Cristo Gesù</em>.</p>
<p>Si comprende allora come la vita di San Paolo, avvinta da Cristo, fosse avvinta al Vangelo. Fonte di gioia perenne, sostegno della sua vita, ne era divenuto l&#8217;unico scopo, il senso primo ed ultimo, l&#8217;origine e la meta della sua esistenza: &#8220;Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo;<em> </em><em>una necessità mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo</em>! pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero&#8230; mi sono fatto <em>tutto a tutti</em>, per salvare ad ogni costo qualcuno. <em>Tutto io faccio per il vangelo</em>, per diventarne partecipe con loro. Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!&#8221;. <em>Tutto a tutti e tutto per il Vangelo</em>, ecco la vita di San Paolo, di ogni apostolo, della Chiesa, di ciascuno di noi. Siamo tutti la gioia di Cristo, frutti del suo dolore crocifisso come di una donna in parto. Lui ci ha visto di nuovo dopo essere stato ucciso dai nostri peccati. Per questo siamo la sua gioia, il frutto benedetto del suo amore più forte dei nostri delitti. E la sua gioia è la nostra gioia, perché siamo suoi per sempre, perché nessuno può più strapparci dalla sua mano, e la sua gioia in noi è la gioia piena che nessuno potrà sottrarci. Ogni apostolo, ogni figlio della Chiesa ha questa esperienza dentro, <em>ognuno di noi è nato dal parto sulla via di Damasco</em>.</p>
<p>In quel momento di gioia purissima che ha segnato il confine tra la morte e la vita, il dolore e la letizia, il travaglio ed il parto, la vita di ciascuno ha cambiato inesorabilmente direzione. Perché &#8221;<em>l&#8217;amore di Cristo ci spinge</em>, al pensiero che uno è morto per tutti e quindi tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché <em>quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro</em>. Cosicché ormai noi non conosciamo più nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro&#8221; (2 Cor. 5, 14 ss.). I rinati in Cristo non vivono più per se stessi, ma per Lui. E&#8217; questa la svolta decisiva, l&#8217;impronta visibile della risurrezione nella storia: una comunità che si ama, fratelli che non si difendono, che offrono se stessi per amore. La risurrezione che ha distrutto le barriere dell&#8217;invidia, della gelosia, del rancore; una comunità che si ama nell&#8217;amore con cui è amata da Cristo. L&#8217;annuncio autentico del Vangelo si fa carne nel suo compimento reale e concreto in un manipolo di piccoli e deboli fratelli, inermi ed incapaci, ma irrorati dello stesso sangue di Cristo, vivi del suo stesso Spirito. Avvinti da questo sentono ardere in loro il dovere di annunciare il Vangelo, come una necessità che si impone. I cristiani attirano nella loro gioia l&#8217;umanità intera; così, autenticamente, l&#8217;annuncio del Vangelo offre la concretezza della parola e dell&#8217;agire alla speranza che alberga nei loro cuori.</p>
<p>Questa impronta nella storia assume così i connotati della stessa esperienza fatta dai discepoli, dalla Chiesa, da ciascuno di noi: figli di un parto che ci ha dischiusi alla vita che non muore, gestiamo e soffriamo anche noi i dolori dello stesso parto, per dare alla luce la vita nella morte del mondo. In ultima analisi, l&#8217;impronta del Mistero Pasquale di Cristo nella storia è il suo compimento e attualizzarsi nella Chiesa, nell&#8217;immagine del parto che appare nel vangelo di oggi. &#8220;Per l&#8217;evangelizzazione, strumento e veicolo del regno di Dio, vale sempre la parabola del grano di senape. Gesù non ha redento il mondo tramite parole belle, ma con la sua sofferenza e la sua morte. Questa sua passione è la fonte inesauribile di vita per il mondo; la passione dà forza alla sua parola. Il Signore stesso &#8211; estendendo ed ampliando la parabola del grano di senape &#8211; ha formulato questa legge di fecondità nella parola del chicco di grano che muore, caduto in terra. Anche questa legge è valida fino alla fine del mondo ed è &#8211; insieme col mistero del grano di senape &#8211; fondamentale per la nuova evangelizzazione. Tutta la storia lo dimostra. Sarebbe facile dimostrarlo nella storia del cristianesimo. Vorrei ricordare qui soltanto l&#8217;inizio dell&#8217;evangelizzazione nella vita di S. Paolo. Il successo della sua missione non fu frutto di una grande arte retorica o di prudenza pastorale; <em>la fecondità fu legata alla sofferenza, alla comunione nella passione con Cristo</em>. &#8221;Nessun segno sarà dato, se non il segno di Giona profeta&#8221; ha detto il Signore. Il segno di Giona è il Cristo crocifisso &#8211; sono i testimoni, che completano &#8220;quello che manca ai patimenti di Cristo&#8221;. In tutti i periodi della storia si è sempre di nuovo verificata la parola di Tertulliano: È un seme il sangue dei martiri. <em>Una madre non può dar la vita a un bambino senza sofferenza. Ogni parto esige sofferenza, è sofferenza, ed il divenire cristiano è un parto</em>&#8221; (Joseph Ratzinger, <em>La nuova evangelizzazione</em>, intervento durante il convegno dei catechisti e dei docenti di religione, 10 Dicembre 2000).</p>
<p>Così si comprendono anche le ultime parole di Gesù, apparentemente contraddittorie. Nel cammino della storia, i cristiani non hanno più da chiedere nulla perché sono già nati alla vita eterna. Vivono già le primizie del Regno di Dio, la gioia che, anche dentro il timore, la preoccupazione ed il dolore del parto, non si spegne perché tutto ciò è via alla nascita di una nuova vita. Ma, contemporaneamente, il non aver bisogno di nulla per se stessi, li spinge con fiducia, a chiedere e pregare per il mondo. Come il loro Maestro, presentano ogni uomo al Padre, perché possa sperimentare, nella morte in cui giace, il Mistero Pasquale di Gesù. I cristiani pregano offrendo se stessi, intercedendo proprio attraverso le sofferenze del parto, per il mondo. La loro vita è preghiera certa d&#8217;essere esaudita, e così comprendiamo come ogni istante della nostra vita, ogni dolore, ogni fallimento, siano preziosi. Ogni avvenimento della nostra storia, offerto a Dio in sacrificio di soave odore, è fondamento e compimento della missione, dell&#8217;annuncio del vangelo. La preghiera che coinvolge la nostra vita è la sostanza più autentica e feconda dell&#8217;impronta di Cristo risorto nella storia. Il dolore del parto fatto preghiera, la salvezza di ogni uomo chiesto al Padre nel nome di cristo, nella certezza di essere esauditi.</p>
<p><strong>S. Agostino. Il tempo di attesa</strong><br />
<em>Omelie sul vangelo di Giovanni</em></p>
<p>&#8220;Il Signore non ritarda il compimento della sua promessa: ancora un poco e lo vedremo, lassù dove non avremo più nulla da chiedergli, più nessuna domanda da fargli, perché non rimarrà alcun desiderio insoddisfatto, nulla di nascosto da cercare. Questo breve intervallo di tempo a noi sembra lungo, perché dura ancora; allorché sarà finito, ci accorgeremo quanto sia stato breve. La nostra gioia, quindi, non sia come quella del mondo, il quale, come dice il Signore, godrà; tuttavia nel travaglio di questo desiderio, non dobbiamo essere tristi senza gioia, ma, come dice l&#8217;Apostolo, dobbiamo essere gioiosi nella speranza, pazienti nella tribolazione (Rm 12, 12). Del resto, anche la donna in travaglio, alla quale siamo paragonati, gioisce per il bambino che attende più di quanto non sia triste per il suo dolore presente.</p>
<p><strong>San Gregorio Nisseno</strong> (circa 335-395), monaco e vescovo<br />
Discorsi sulla resurrezione, 1 : PG 46, 603, 606, 626-627<br />
<strong><br />
</strong><br />
<strong>La generazione della nuova creazione (Rm 8,22)</strong></p>
<p>È venuto il regno della vita ed è stato distrutto il dominio della morte. Una diversa generazione è apparsa, e una vita diversa e un diverso modo di vivere. La nostra natura ha subìto un cambiamento. Qual è questa generazione ? Quella che non scaturisce dal sangue, né da volere di uomo, né da volere di carne, ma è stata creata da Dio (Gv 1, 13)&#8230;</p>
<p>« Questo è il giorno fatto dal Signore » (Sal 117, 24), giorno ben diverso da quelli che furono stabiliti all&#8217;inizio della creazione del mondo e che si misurano col trascorrere del tempo. Questo giorno segna l&#8217;inizio di una nuova creazione. Poiché in questo giorno Dio crea un cielo nuovo e una terra nuova, come afferma il profeta (Is 65, 17). E quale cielo ? Il firmamento della fede in Cristo. E quale terra ? Un cuore buono, come disse il Signore, una terra avida della pioggia che la irriga e che produce abbondante messe (Lc 8, 15). In questa creazione, il sole rappresenta una vita pura, e le stelle le virtù ; l&#8217;aria una buona condotta ; il mare « la profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio » (Rm 11, 33). Le erbe e i germogli sono la buona dottrina e la Sacra Scrittura, di cui si pasce il popolo, gregge di Dio. Le piante da frutta poi rappresentano l&#8217;osservanza dei comandamenti. In questo giorno viene creato il vero uomo a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1, 27).</p>
<p>E non deve divenire il tuo mondo questo inizio, questo giorno che ha fatto il Signore ? &#8230; Ma non abbiamo ancora spiegato quello che in questa grazia è più importante : questo giorno ha distrutto le sofferenze della morte. Questo giorno ha dato al mondo il primogenito dei morti&#8230; O confortante e splendida notizia ! Colui che si è fatto per noi uomo, pur essendo l&#8217;unigenito Figlio di Dio, per renderci suoi fratelli, si presenta come uomo davanti al Padre, per portare con sé tutti coloro che gli sono congiunti.</p>
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		<title>Disagio mentale</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:49:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Disagio mentale : alle Istituzioni riducete i privilegi e date una mano a chi soffre !<br />
Una nota della Commissione Europea agli Stati membri della UE, compresa l’Italia.<br />
 <br />
E così è passato sotto silenzio il 13 maggio 2012, data con la quale abbiamo raggiunto ben 34 anni da quel 13 maggio 1978 quando con una legge “infame” sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici, restando ancora oggi immutati i gravi problemi prodotti da questa situazione. La ricorrenza è stata “evidenziata” molto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Disagio mentale : alle Istituzioni riducete i privilegi e date una mano a chi soffre !</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Una nota della Commissione Europea agli Stati membri della UE, compresa l’Italia.</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">E così è passato sotto silenzio il 13 maggio 2012, data con la quale abbiamo raggiunto ben 34 anni da quel 13 maggio 1978 quando con una legge “infame” sono stati chiusi gli ospedali psichiatrici, restando ancora oggi immutati i gravi problemi prodotti da questa situazione. La ricorrenza è stata “evidenziata” molto bene dal SIR ( Agenzia di stampa dei Vescovi).</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Questa patologia costituisce un ambito sanitario con problemi prioritari dimenticati da una classe politica di “azzeccagarbugli” che possiede orecchie solo per il tintinnare delle “monete”, occhi per i “piaceri negletti della vita” , “colpiti” da una assoluta sordità nelle strade della Capitale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Eh si! perché il “bla bla”del politichese sta diventando una nebbia che toglie visibilità alla verità meritevole di maggiore attenzione e soprattutto carente di iniziative per seria soluzione ai mille problemi che affliggono il “Bel Paese del sole” e che offendono la dignità della persona indifesa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Ogni tanto affiora nel putridume della insalubre palude, dove ci stanno cacciando, il ricordo di un detto popolare che recita </span><span style="text-decoration: underline;">“non c’è peggior sordo che non vuol sentire”</span><span style="font-family: 'Times New Roman';"> ed è questa la ragione che fa cadere nel silenzio le ragioni di una realtà sociale non compresa da questi rappresentanti ( non votati !) del popolo seduti comodamente negli  scranni del Palazzo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">E la gente, purtroppo, vede esaurire i propri sforzi tanto da essere paragonati alle “fatiche” espresse da Sisifo, personaggio della mitologia greca figlio di Eolo, condannato a spingere sempre più in alto una grosso sasso che subito precipita verso il basso, “richiamo” che indica la ( vana ) richiesta di attese che comporta una grande fatica con scarsi risultati .</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-family: 'Times New Roman';"><span style="text-decoration: underline;">“Nella strategia europea sulla disabilità 2010/2020 la Commissione Europea riconosce che numerosi ostacoli impediscono ancora alle persone con disabilità di esercitare pienamente i loro diritti “</span></strong><strong style="font-family: 'Times New Roman';"> e prosegue <span style="text-decoration: underline;">“ e si impegna a sostenere gli Stati membri nella creazione di strutture e servizi sanitari accessibili e non discriminatori” </span>risposta a mia Petizione n. 1003/2011 del 15 maggio 2012 prot.CM/896443IT.doc PE485.999v01-00 ).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">In Italia, Signori della Politica sono passati ben 34 anni immutati “nella creazione di strutture e servizi sanitari”ed è doveroso “ubbidire” alla Commissione Europea! O sbaglio!</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Purtroppo di fronte ai disagi ed alle sofferenze delle persone affette da disabilità fisica e da handicap mentale, assistiamo impotenti, a tentativi di legalizzare l’eutanasia, presupponendo così di “risparmiare” sul budget della sanità e combattere non la “malattia”, ma discriminare per non dire “eliminare”, come nei lager di infelice memoria, questi sofferenti aggiungendo alle persone normali, anziani non autosufficienti, malati terminali, “difficoltà” alle quali il <strong><span style="text-decoration: underline;">Parlamento non vuol rispondere :</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire/pdf/Petizione%20al%20Parlamento%20Italiano.pdf" target="_blank"><span style="color: #0000ff; font-family: 'Times New Roman';">http://digilander.libero.it/<wbr>cristianiperservire/pdf/<wbr>Petizione%20al%20Parlamento%<wbr>20Italiano.pdf</wbr></wbr></wbr></span></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire/News2011/050911.htm" target="_blank"><span style="color: #0000ff;" title="http://digilander.libero.it/cristianiperservire/News2011/050911.htm<br />
Ctrl + clic per seguire il collegamento&#8221;>http://digilander.libero.it/<wbr>cristianiperservire/News2011/<wbr>050911.htm</wbr></wbr></span></a></strong><strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Queste “teorie che si vuol imporre, pur non legali né umane, in difesa del “risparmio potrebbero nascondere un disegno di selezione del genere umano, in quanto con la scusa di lenire il dolore si potrebbe arrivare ad annientare chi veramente soffre o chi potrebbe soffrire una volta venuto al mondo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">E’ triste richiamare risparmio “quell’azione”che è paragonabile all’eugenismo, quella pratica biomedica che ha recato conseguenze inquietanti sulla vita di molti popoli e che sosteneva che la specie umana andava migliorata con qualsiasi mezzo dagli aborti per eliminare i “figli imperfetti” all’eutanasia per eliminare la vita “senza senso”, “momento” che spianò la strada alle terribili selezioni della razza umana. E sono coloro che dichiarano che la vita attaccata al “respiratore” va eliminata, che sostengono di “staccare la spina”, che riconoscono più il “valore degli animali” e che pongono l’uomo allo stesso livello, se non sotto.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">La politica non adotta provvedimenti certamente prioritari, ma la giustizia è uguale per tutti ( e non “altro” !) e non vogliamo pensare come Tacito, insigne latinista di precetti morali, che profeticamente avvertiva “ in repubblica plurimae leges”, negli Stati molte sono le leggi ed aggiungo a volte ingiuste, inutili, non confacenti o disattente della realtà, un nichilismo che conforma pensieri, cancella prospettive, oscura orizzonti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Ma il silenzio, dice un Poeta inglese, è la più bella espressione del disprezzo !, mentre il Poeta latino Lucrezio suggeriva ai medici per convincere pazienti riluttanti a bere una medicina amara cospargendo l’orlo del calice con miele in maniera che il malato imbevesse il farmaco che restituisce la salute.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';">La conclamata solidarietà che si vorrebbe im-porre per ri-conoscere la disabilità in genere, assomiglia a quell’ escamotage di Lucrezio nel dire molto per non far niente, paragonabile al sistema sanitario in vigore in Italia troppo lento nell’aiutare le persone affette da gravi forme di disabilità e da un sistema sociale e legislativo troppo lontano dalla realtà. Non è eccessivo pensare che per gli stranieri illegali l’assistenza sanitaria è molto “positiva”, mentre per i cittadini italiani è molto “arida”.</span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><span style="font-family: 'Times New Roman';">Previte</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://digilander.libero.it/cristianiperservire" target="_blank"><span style="color: #0000ff; font-family: 'Times New Roman';" title="http://digilander.libero.it/cristianiperservire<br />
Ctrl + clic per seguire il collegamento&#8221;>http://digilander.libero.it/<wbr>cristianiperservire</wbr></span></a></p>
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		<title>Cardinale Koch: l&#8217;antisemitismo è tradimento della fede cristriana</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:44:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>

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		<description><![CDATA[«L&#8217;antisemitismo, che non sembra essere estirpabile nel mondo di oggi, costituisce un tradimento della fede cristiana»: è quanto ha detto questo pomeriggio il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell&#8217;Unità dei Cristiani e della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con l&#8217;Ebraismo. Il porporato è stato invitato dal &#8220;John Paul II Center for Interreligious Dialogue&#8221;, diretto dal rabbino Jack Bemporad, come ospite della quinta edizione della Berrie Lecture.<br />
L&#8217;iniziativa &#8211; svoltasi presso l&#8217;Angelicum di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="ctl00_PlaceHolderMain_ctl00_ctl10__ControlWrapper_RichHtmlField" style="text-align: justify;">«L&#8217;antisemitismo, che non sembra essere estirpabile nel mondo di oggi, costituisce un tradimento della fede cristiana»: è quanto ha detto questo pomeriggio il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell&#8217;Unità dei Cristiani e della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con l&#8217;Ebraismo. Il porporato è stato invitato dal &#8220;John Paul II Center for Interreligious Dialogue&#8221;, diretto dal rabbino Jack Bemporad, come ospite della quinta edizione della Berrie Lecture.</p>
<p>L&#8217;iniziativa &#8211; svoltasi presso l&#8217;Angelicum di Roma &#8211; promossa anche dalla Russell Berrie Foundation di New York, ha lo scopo di accrescere la mutua comprensione tra le fedi accogliendo interventi di personalità impegnate in questo campo.</p>
<p>&#8220;Il dialogo ebraico-cattolico &#8211; ha detto il cardinale Koch &#8211; non sarà mai inoperoso, specialmente a livello accademico, in particolare dal momento che il nuovo corso epocale dato dal concilio Vaticano II riguardo alla relazione fra ebrei e cristiani è naturalmente messo costantemente alla prova&#8221;. &#8220;Da un lato &#8211; ha aggiunto &#8211; il flagello dell&#8217;antisemitismo sembra essere non estirpabile nel mondo di oggi; e anche nella teologia cristiana l&#8217;antichissimo marcionismo e l&#8217;antiebraismo riemergono con spirito di rivalsa, e di fatto non solo da parte dei tradizionalisti ma anche nel filone liberale dell&#8217;attuale teologia&#8221;.</p>
<p>&#8220;In considerazione di tali sviluppi &#8211; ha aggiunto &#8211; la Chiesa cattolica è costretta a denunciare che l&#8217;antiebraismo e il marcionismo (dottrina che sosteneva una insormontabile cesura tra cristianesimo ed ebraismo, col rifiuto, tra l&#8217;altro, del Pentateuco e dei libri storici dell&#8217;AT, <em>ndr</em>) sono un tradimento della sua stessa fede cristiana e a richiamare alla mente che la fraternità spirituale fra ebrei e cristiani ha il suo fermo ed eterno fondamento nella Sacra Scrittura&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte &#8211; ha continuato il porporato &#8211; &#8220;la domanda del Concilio Vaticano II di diffondere la mutua comprensione e il mutuo rispetto fra ebrei e cristiani deve continuare a ricevere la dovuta attenzione&#8221;. &#8220;Questo è il prerequisito indispensabile &#8211; ha aggiunto il cardinale &#8211; per garantire che non ci sia un ritorno del pericoloso allontanamento fra cristiani ed ebrei, ma che essi rimangano coscienti della loro affinità spirituale&#8221;, per arrivare a una migliore comprensione reciproca, in modo che essi &#8220;come un popolo di Dio portino testimonianza di pace e riconciliazione nel mondo non conciliato di oggi e che possano essere una benedizione non solo gli uni per gli altri ma insieme per l&#8217;umanità intera&#8221;.</p>
<p>In particolare, rigferendosi alla trattativa in corso coi lefebvriani, il presule ha affermato che tutti i documenti del Concilio Vaticano II, compreso la &#8216;Nostra Aetatè che ha segnato la svolta nei rapporti tra la Chiesa cattolica e gli ebrei, sono &#8220;vincolanti&#8221;.</p></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;">da Avvenire</div>
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		<title>Famiglia, il mondo cattolico attacca la Fornero</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:38:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Flatulenze]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Omosessualità]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro aveva invitato a riflettere sui diritti delle coppie gay. L’altolà dei cattolici: “Si corregga”<br />
Attacco frontale del mondo cattolico al ministro Elsa Fornero, che ieri nel corso di un convegno sulla famiglia ha invitato a riflettere sui diritti delle coppie di fatto e delle convivenze tra persone omosessuali e ha detto che la famiglia tradizionale rischia ormai di diventare un’eccezione.<br />
Dopo le critiche di ieri di vari esponenti del Pdl, oggi L’Avvenire,nell’editoriale di prima pagina, lascia trapelare la speranza ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: justify;">Il ministro aveva invitato a riflettere sui diritti delle coppie gay. L’altolà dei cattolici: “Si corregga”</h2>
<p style="text-align: justify;">Attacco frontale del mondo cattolico al ministro <strong>Elsa Fornero</strong>, che ieri nel corso di un convegno sulla famiglia ha invitato a riflettere sui diritti delle coppie di fatto e delle convivenze tra persone omosessuali e ha detto che la famiglia tradizionale rischia ormai di diventare un’eccezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo le critiche di ieri di vari esponenti del Pdl, oggi L’<strong>Avvenire</strong>,<strong>nell’editoriale di prima pagina</strong>, lascia trapelare la speranza che il ministro si autocorregga. La famiglia, scrive il giornale dei vescovi italiani, è ancora «il centro della società italiana, quel che tiene in piedi tutto il Paese». «È troppo &#8211; conclude l’editoriale &#8211; chiedere che chi ci governa, anche col “camice bianco” dei tecnici, mostri di adoperarsi per tenere insieme e dare un futuro al Paese, e non per incoraggiarlo a precarizzarsi e disgregarsi?».</p>
<p style="text-align: justify;">Ancor più duro il <strong>Forum delle associazioni familiari</strong>, organizzazione cattolica promotrice del Family Day: «Quello del ministro Fornero è stato un gran brutto scivolone, tanto più perché‚ piovuto su un evento istituzionale che nel nome della Giornata internazionale della Famiglia dell’Onu, per la prima volta riusciva a mettere insieme istituzioni e societ… civile attorno alla famiglia» scrivono in una lettera aperta.</p>
<p style="text-align: justify;">Insorge anche il <strong>Movimento cristiano dei lavoratori (Mcl)</strong>: «la famiglia non è superata, e va sostenuta dallo Stato. È gravissimo che un ministro della Repubblica, per di più componente di un Governo “tecnico”, si lanci in considerazioni personali che scivolano sul terreno della politica, arrogandosi un ruolo di pretesa rappresentanza di interessi collettivi che, peraltro, non può competere in alcun modo a chi non Š stato eletto» ha detto il presidente Carlo Costalli, che parla addirittura di «dichiarazioni oltraggiose» e attacca: «Si rassegni il ministro Fornero e rispetti la Costituzione italiana che sancisce una “società naturale fondata sul matrimonio”. Si rassegni e pensi piuttosto a fare bene il suo lavoro di ministro tecnico, evitando sviste madornali come quella sugli esodati, che non giovano n‚ al Paese n‚ alla sua popolarità personale».</p>
<p style="text-align: justify;">Non si sbilancia invece il ministro titolare della delega delle politiche familiari, <strong>Andrea Riccardi</strong>, che interpellato sulla questione risponde: «Non commento i discorsi di un ministro del Governo, ogni ministro dice quello che vuole. Il problema è la crisi del legame della società  italiana, fatto da</p>
<p style="text-align: justify;">donne e uomini più soli. Questo mi sembra il problema».</p>
<p style="text-align: justify;">da Vatican Insider</p>
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