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	<title>Segni dei tempi</title>
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	<description>C&#039;è un mistero, c&#039;è un contenuto nascosto nella storia (...) Il mistero è quello delle opere di Dio, che costituiscono nel tempo la realtà autentica, nascosta dietro le apparenze.  Card. Jean Danièlou</description>
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		<title>Il liturgista Neil Xavier O’Donoghue risponde alle speculazioni di Sandro Magister</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
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		<category><![CDATA[Neocatecumenali]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo la traduzione di un articolo scritto dal sacerdote irlandese Neil Xavier O’Donoghue, dottore in liturgia (Ph.D. in Liturgy) e pubblicato dal blog americano PrayTell. Il presbitero intende rispondere ad un articolo scritto da Sandro Magister sul suo blog www.chiesa (link: http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350144).<br />
Fr. Neil Xavier O’Donoghue è originario di Ballincollig, Co. Cork, Irlanda. Ha completato un Bachelor of Arts (1997) e un Master in Divinity (2000) alla Seton Hall University, South Orange, NJ. Ha anche conseguito un master in Teologia nella liturgia (2003) dal Seminario ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Riportiamo la traduzione di un articolo scritto dal sacerdote irlandese Neil Xavier O’Donoghue, dottore in liturgia (<em>Ph.D. in Liturgy</em>) e pubblicato dal blog americano PrayTell. Il presbitero intende rispondere ad un articolo scritto da Sandro Magister sul suo blog www.chiesa (link: <a href="http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350144">http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350144</a>).</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Fr. Neil Xavier O’Donoghue è originario di Ballincollig, Co. Cork, Irlanda. Ha completato un <em>Bachelor of Arts</em> (1997) e un <em>Master in Divinity</em> (2000) alla Seton Hall University, South Orange, NJ. Ha anche conseguito un master in Teologia nella liturgia (2003) dal Seminario Teologico Ortodosso di San Vladimir, Crestwood, NY e un <em>Master of Arts</em> in Teologia con specializzazione in studi liturgici (2005) presso l’Università di Notre Dame du Lac, Notre Dame, IN. Nel 2000 fu ordinato al sacerdozio ministeriale per la Chiesa cattolica dell’arcidiocesi di Newark, New Jersey e dal 2002 ha prestato servizio come Prefetto degli studi presso il Seminario Redemptoris Mater arcivescovile Missionario in Kearny, NJ. Nel 2006 gli è stato conferito il dottorato in teologia (<em>Ph.D.</em>) specializzato in liturgia dal Collegio di San Patrizio, Pontificia Università, Maynooth, Co. Kildare, Irlanda.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Di seguito l’articolo tradotto in italiano da noi.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><strong>Reazione alle speculazioni di Sandro Magister sulla liturgia celebrata nelle Comunità Neocatecumenali</strong></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><em>Fr. Neil Xavier O’Donoghue, Ph.D. in liturgia.</em></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Una storia dei Padri del Deserto racconta di come alcuni monaci andarono da Abba Agathon e lo accusarono di essere un fornicatore, di essere un uomo arrogante e di fare discorsi senza senso. Il monaco più anziano era d’accordo con tutte le accuse, ma quando i suoi visitatori lo accusarono di essere un eretico, lo negò con veemenza.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Quando gli chiesero come mai avesse rifiutato questo ultimo insulto e come mai volesse invece sopportarle altre calunnie, egli rispose: “Prendo le prime accuse come giuste per la mia anima, ma l’eresia è la separazione da Dio. Ora non ho alcuna intenzione di essere separato da Dio”.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Durante il corso degli anni ho letto molte congetture ridicole e critiche su come venga celebrata la liturgia nelle Comunità Neocatecumenali, e fino ad ora non mi sono sentito costretto a scrivere alcuna confutazione. Tuttavia, avendo visto lo scalpore suscitato da Sandro Magister nel suo blog sulla Chiesa (ospitato da un quotidiano italiano generalmente anticlericale) e vedendo come le sue teorie sono riprese dai principali media cattolici tradizionali, mi sono sentito obbligato a scrivere questa breve reazione nello spirito di Abba Agathon.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Sono stato nel Cammino Neocatecumenale per più di 25 anni, ed è stato attraverso questo carisma che ho scoperto il mio amore per la Chiesa e in particolare per la liturgia Cattolica (per non parlare della mia vocazione al ministero sacerdotale). Questo amore per la liturgia mi ha ispirato a perseguire gli studi sulla liturgia e adesso ho tre specializzazioni in liturgia accademica. Sono un sacerdote a tutti gli effetti, ho un mandato dal mio arcivescovo e insegno la liturgia in una Facoltà Pontificia. Ho partecipato personalmente a migliaia di Eucarestie celebrate nelle Comunità Neocatecumenali negli Stati Uniti, Canada, Irlanda, Inghilterra, Scozia, Francia, Germania, Polonia, Italia, Spagna, Estonia, Repubblica Dominicana, Messico, Australia, Guam, Saipan, Taiwan e Israele. Tutte queste Eucarestie sono state celebrate in conformità al Rito Romano. Trovo difficile reagire alle costanti critiche da parte di Magister e simili, che uniscono semplici falsità a mezze verità prese fuori dal contesto. Il Cammino Neocatecumenale è sempre stato, fin dal suo inizio, in comunione con il Papa e con i vari dicasteri Vaticani. Nel 1974 c’è stata la prima approvazione scritta della liturgia delle Comunità Neocatecumenali come un esempio eccellente del rinnovamento della liturgia. Molti incontri positivi e udienze con differenti papi hanno seguito questo documento iniziale. Il Papa Giovanni Paolo II celebrò l’Eucarestia con 2000 fratelli delle Comunità Neocatecumenali in occasione della Festa della Famiglia nel 1988 a Porto San Giorgio (il centro internazionale del Cammino Neocatecumenale). Fu preceduta da un più dettagliato documento da parte del CDW (vedere l’<em>Osservatore Romano, </em>Edizione inglese, 9 Gennaio, 1989). Questo documento garantiva un permesso speciale per celebrare la liturgia Eucaristica domenicale in piccole comunità, di ricevere la Comunione sotto le due specie e lo spostamento dello Scambio della Pace dopo il Credo.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Lo Statuto definitivo del Cammino Neocatecumenale nel 2008, approvato dal Pontificio Consiglio per i Laici, conferma le precedenti concessioni; stabilendo che le Eucarestie celebrate il Sabato sera dalle comunità sono parte del lavoro pastorale della parrocchia. Concede, inoltre, di fare brevi ammonizioni alle letture della Messa preparate da membri della Comunità e stabilisce che “<em>i neocatecumeni ricevono la Comunione in piedi, rimanendo al proprio posto</em>“. L’unico aspetto delle celebrazioni che va al di fuori della regolare Messa domenicale è la possibilità, prima dell’omelia del sacerdote, di condividere brevi esperienze personali o “<em>echi della parola”</em> da parte dei fratelli della comunità. Se qualcuno ha partecipato a una Eucarestia nel Cammino Neocatecumenale potrà vedere come queste risonanze non si confondono con l’omelia del Sacerdote.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><em>Riguardo ai punti specifici affrontati da Magister.</em></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Sì, ci potrebbe essere più di una Eucarestia celebrata per comunità il Sabato sera in Parrocchia (questa è la questione principale del Cammino Neocatecumenale che è fondamentalmente un carisma liturgico vissuto in piccole comunità). Se la celebrazione dell’Eucarestia avviene in una chiesa, o una cappella, viene di solito utilizzato l’altare. Se l’Eucarestia viene celebrata in un’altra stanza allora viene degnamente preparato. Non si siedono intorno all’altare in un cerchio, ma, come in molte chiese, l’assemblea siede su tre lati e il sacerdote siede a capo dell’assemblea. Le comunità prestano molta cura ai segni liturgici e non è inconsueto che le comunità spendano migliaia di dollari in strumenti liturgici, vesti e altri segni per fare in modo che l’assemblea sia sempre disposta in un modo decoroso.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Magister fa riferimento alla celebrazione dell’Eucarestia come ‘conviviale’. Ciò viene presentato come se fosse un fatto negativo, anche se il mio Oxford American Dictionary da una prima definizione di ‘conviviale’ come “<em>(di un’atmosfera o un evento) amichevole, animata e piacevole</em>“. Non sono sicuro che questo sia un problema, se è abbastanza diffusa in senso negativo, le persone tenderanno a presumere che sia in qualche modo negativo. Vorrei sperare che anche i membri del SSPX <em>[Società San Pio X, N.d.T.]</em> considerassero le loro Eucarestie ‘amichevoli, animate e piacevoli’. Anche se sono Irlandese, temo di non vedere la povertà e la fatica come virtù assolute nella liturgia! Solo perché la Consacrazione del Mistero Pasquale viene in qualche modo enfatizzata nella liturgia del Cammino Neocatecumenale, questo in nessun modo nega la dimensione sacrificale dell’Eucarestia. Nessuna particolare metafora può trattenere tutte le grazie contenute nell’Eucarestia ed è ridicolo tentare di penalizzare le persone che traggono vita dai misteri eucaristici.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Come ho affermato precedentemente, le ammonizioni e le risonanze/echi sono brevi e sono concessi dalla legge liturgiche, e sono chiaramente distinte dall’omelia del sacerdote che avviene immediatamente dopo. Per la Comunione, la comunità utilizza pane non lievitato, preparato non secondo istruzioni arcane del Dottor Kiko Argüello, ma secondo i punti 320-321 del Messale Romano. La comunità riceve anche il calice nello stesso modo. Entrambe le specie vengono amministrate ai membri della comunità, che stanno in piedi a riceverla al proprio posto, dal Sacerdote (in conformità allo Statuto del Cammino Neocatecumenale).</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT"><em>Riguardo all’incontro del 20 Gennaio con Papa Benedetto.</em></p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Il Pontificio Consiglio per i Laici ha approvato le varie ‘celebrazioni’ contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale. Dal momento che il Cammino Neocatecumenale è un Catecumenato Post-Battesimale, le comunità neocatecumenali rivivono gradualmente i vari passi dell’iniziazione Cristiana come sacramentali. Queste celebrazioni non sono considerate come liturgie ufficiali della Chiesa in senso canonico, non sono formalmente promulgate nei libri liturgici. Ma, in ogni caso, con questo Decreto aggiuntivo, sono adesso pienamente approvate. Il Decreto della scorsa settimana non riguardava la celebrazione dell’Eucarestia, non ci sono mai stati grandi problemi per come viene celebrata nelle Comunità Neocatecumenali. In un testo intitolato ‘Un soffio di aria fresca’  (<em><a href="http://www.cammino.info/2012/01/unaria-fresca-per-il-cardinale-antonio-canizares-intervento-sul-cammino-neocatecumenale/">disponibile su Cammino.info</a></em>) nell’edizione corrente de ‘La Razon’ di Madrid il Cardinale Cañizares (prefetto della Congregazione per il Culto Divino) menzionò l’Eucarestia come viene celebrata nelle Comunità Neocatecumenali: “<em>La celebrazione dell’Eucarestia, all’interno del cammino di queste comunità, viene portata avanti in un modo splendido e decorso, con un grande senso della fede, con uno spirito ecclesiale che è sia festivo che liturgico, con un senso profondo del mistero e del sacro</em>’’.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Ciò fa perfettamente eco al pensiero del Papa Benedetto XVI che, all’incontro del 20 Gennaio, affermò l’aspetto integrale dell’Eucarestia celebrata il Sabato sera in piccole comunità, come parte importante di questo carisma: “ Precisamente al fine di promuovere la riconciliazione con la ricchezza della vita sacramentale nelle persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o che non hanno ricevuto una formazione adeguata, i Neocatecumeni possono celebrare l’Eucarestia Domenicale in piccole comunità, dopo i Primi Vespri della Domenica, secondo i provvedimenti del Vescovo Diocesano.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Con queste riflessioni, non voglio dire che il Cammino Neocatecumenale sia la sola zattera di salvezza, grazie a Dio la Chiesa Cattolica è molto più grande del Cammino Neocatecumenale. Oggi abbiamo una Chiesa che ha molti riti liturgici, abbiamo una forma speciale della liturgia in uso nell’ex-Zaire, in uso dagli Anglicani e coloro che utilizzano la Forma Straordinaria hanno il permesso di mantenere la loro particolare spiritualità e i propri riti.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Ciò che tiene unita la Chiesa Cattolica non è l’uniformità in pratiche liturgiche, ma è l’unità nel credo e la fede in comunione con il Successore di Pietro. L’estate passata ho partecipato personalmente alla Messa al Santuario dell’Opus Dei a Torreciudad (Spagna), all’Oratorio Brompton di Londra e ad una Messa Pontificale nella Forma Straordinaria celebrata dal Cardinale Burke alla Conferenze Liturgica di Fota nella mia nativa città di Cork (Irlanda). Non tutto ciò che è parte di queste celebrazioni sarebbe l’ideale per me, tuttavia non ho difficoltà ad ammettere che queste sono parti importanti del tesoro liturgico della Chiesa e apprezzo il modo in cui possono aiutare a salvare molte anime. In modo simile, gli adattamenti che sono stati garantiti alle Comunità Neocatecumenali contribuiscono ad aiutare a rispondere al bisogno della Nuova Evangelizzazione, e a riportare le persone in Chiesa ad incontrarsi con il Cristo Risorto.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">In conclusione, non voglio lasciar intendere che non ci sono mai problemi con le Comunità Neocatecumenali e le particolari Parrocchie. Laddove c’è la vita, ci sono sempre problemi. Ma,come in ogni famiglia, i vari membri della Chiesa dovrebbero risolvere insieme ogni tipo di problema. Molti anni fa, parlando delle crescenti difficoltà della Chiesa nell’accogliere il Cammino Neocatecumenale, il Cardinale Ratzinger suggerì che il ‘<em>nostro compito – il compito della Chiesa ufficiale e dei Teologi – è di tenere le porte spalancate verso di loro, e preparargli un posto</em>’. Joseph Cardinal Ratzinger con Vittorio Messori, The <em>Ratzinger Report: An Exclusive Interview on the State of the Church</em> (San Francisco: Ignatius Press, 1985), 44.</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">da www.cammino.info</p>
<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Fonte: <a href="http://www.praytellblog.com/wp-content/uploads/2012/01/ODonoghue-response.pdf" target="_blank">http://www.praytellblog.com/<wbr>wp-content/uploads/2012/01/<wbr>ODonoghue-response.pdf</wbr></wbr></a></p>
<div style="text-align: justify;">
Scopri di più: <a href="http://www.cammino.info/2012/02/risposta-alle-speculazioni-di-sandro-magister-sulla-liturgia-celebrata-nelle-comunita-neocatecumenali/#ixzz1lOvuXNkB">Risposta a Sandro Magister sulla liturgia celebrata nelle Comunità Neocatecumenali | Cammino.info</a></div>
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		<title>Siamo ritardati culturali</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando il presidente Napolitano partorì il “governo dei tecnici” noi dicemmo subito che era un inganno. Anche se un governo ha il compito principale di sistemare un problema – in questo caso l’economia – è ovvio che in due anni di mandato deve fare anche tutte le altre cose necessarie a gestire il paese, e per il quale sono necessarie scelte politiche. Non ci sono scelte neutre, a dire il vero neanche in economia, e per questo reputavamo grave il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando il presidente Napolitano partorì il “governo dei tecnici” <a href="http://labussolaquotidiana.it/ita/articoli-anche-noi-siamoper-il-voto-subito-3588.htm" target="_blank">noi dicemmo subito che era un inganno</a>. Anche se un governo ha il compito principale di sistemare un problema – in questo caso l’economia – è ovvio che in due anni di mandato deve fare anche tutte le altre cose necessarie a gestire il paese, e per il quale sono necessarie scelte politiche. Non ci sono scelte neutre, a dire il vero neanche in economia, e per questo reputavamo grave il sostegno a un esecutivo che gli italiani non avevano scelto. L’ultima uscita del ministro del Welfare Elsa Fornero ci conferma più che mai nel nostro giudizio.</p>
<p><strong>Cosa ha fatto dunque il ministro Fornero?</strong> Parlando alla Commissione Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, esponendo il suo programma per le pari opportunità, ha espresso con forza il suo impegno contro la discriminazione di omosessuali e transgender: “Un dato che è sotto gli occhi di tutti è il grave ritardo culturale, di apertura mentale, che il nostro Paese rappresenta in tema di pari opportunità… La diversità è un valore, deve essere tra le cose che i bambini imparano da piccoli. I semi si gettano tra bambini e soprattutto nelle scuole”, e su questo ha parlato di collaborazione già avviata con il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo: “Bisogna superare i ritardi culturali enormi, anche geografici”, ha concluso.</p>
<p><strong>Dunque, questo governo ha deciso di mettere la questione omosessuale</strong> al centro della sua azione, e non – contrariamente a quanto si dice – per eliminare presunte discriminazioni, ma per imporre la “normalità” dell’unione omosessuale. In altre parole, non si tratta di intervenire legittimamente per evitare eventuali discriminazioni – che so – nell’accesso al lavoro: da nessuna parte infatti oggi in Italia si devono riempire formulari in cui si deve dichiarare il proprio orientamento sessuale, in base al quale si fanno poi delle scelte. Si tratta invece di riconoscere le unioni gay e parificarle a quelle tra uomo e donna, e tutte e due al matrimonio. Cioè si tratta di portare a compimento quella rivoluzione antropologica già iniziata in Occidente che, negando la legge naturale, vuole superare la divisione oggettiva in sessi (maschio e femmina) per affermare l’autodeterminazione dell’orientamento sessuale (mi sento maschio, femmina, trans, travestito a prescindere da ciò di cui la natura mi ha dotato).</p>
<p><strong>Come ognuno può capire non si tratta di questioni “tecniche” ma culturali e politiche.</strong> Ad onor del vero anche il precedente ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, era sulla stessa lunghezza d’onda ma la maggioranza in cui era stata eletta, e il doverne rispondere agli elettori che avevano votato per tutt’altro, aveva impedito che le intenzioni del ministro si traducessero in realtà. Così, ad esempio, fu bocciato il disegno di legge sull’omofobia, che ora possiamo immaginare verrà ripresentato, ovviamente dando anche dei “ritardati culturali” a coloro che vorranno continuare ad opporsi. Ricordiamo al proposito che la proposta di legge contro l’omofobia non combatte le discriminazioni ma crea una categoria di privilegiati, discriminando tutti gli altri. In particolare, tacciando di omofobia tutti coloro che ritengono il riconoscimento delle unioni omosessuali contrarie alla legge naturale, Papa in testa.</p>
<p><strong>Ma la Fornero va ben oltre e parla di educazione da impartire a scuola ai bambini,</strong> e già ci starebbe lavorando insieme al ministro dell’Istruzione. E’ qui che la rivoluzione antropologica può davvero vincere: lo Stato si appropria dei bambini – tanto con il tempo pieno o prolungato  già dall’infanzia spendono più tempo con maestre e assistenti che non con i genitori -, e fin dalla più tenera età insegna loro che essere attratti da persone di un altro sesso o dello stesso sesso non fa differenza, anzi una singola persona può essere diverse cose nella sua vita, si indossa il sesso così come si indossa un vestito. Vuoi mettere che bello poter scegliere tra tante opzioni diverse invece che essere costretto dalla nascita alla morte a un solo sesso, che ci troviamo addosso senza aver potuto neanche esprimere la propria opinione?</p>
<p><strong>La realtà è che mentre siamo tutti attenti a spread e pensioni,</strong> nel frattempo va avanti un altro programma, altre riforme che incideranno maggiormente sul nostro futuro, anche rispetto alle scelte economiche. Anzi, avranno tra l&#8217;altro la conseguenza di minare alla radice ogni serio tentativo di far ripartire l’economia di questo paese. Perché la promozione delle unioni gay, la loro equiparazione al matrimonio, la riduzione dell’amore a sentimento, costituisce la strada per il definitivo disfacimento della famiglia, come <a href="http://labussolaquotidiana.it/ita/articoli-il-modello-svedeseda-suicidio-4353.htm" target="_blank">l’esperienza dei paesi scandinavi ci insegna</a>. Se alla radice della crisi economica c’è il bassissimo tasso di fertilità, <a href="http://labussolaquotidiana.it/ita/articoli-fermare-il-declino-delloccidente-4271.htm" target="_blank">se la strada della ripresa passa dal rafforzamento della famiglia</a>, è ovvio che quanto vuole realizzare la Fornero va esattamente nella direzione opposta.</p>
<p><strong>Sicuramente non sarà la Fornero a decidere da sola,</strong> pur essendo titolare di un ministero chiave. Per questo è urgente che gli altri ministri si pronuncino su questo punto, perché il silenzio in queste cose – si sa &#8211; vale come assenso, come dare il via libera, magari girandosi dall’altra parte facendo finta di non vedere. E in particolare è urgente che prendano posizione coloro che più dovrebbero avere familiarità con le nozioni di diritto naturale, visto che il Papa su questo punto sta intensificando i suoi interventi. A meno che non siano troppo distratti dai preparativi per creare il nuovo partito cristiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Riccardo Cascioli da La Bussola Quotidiana</em></strong></p>
<table width="611" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td height="10"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>D’Avenia e il fuoco educativo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Successo di pubblico per lo spettacolo con lo scrittore-insegnante allestito dalla casa editrice salesiana Elledici che festeggiava i suoi 70 anni<br />
Mauro Pianta da Vatican Insider<br />
Il paradiso? «Lo immagino come un luogo dove si è innamorati. E ogni minuto che passa lo si è sempre di più…». Il fascino del cristianesimo? «È tutto nella materialità di questa esperienza dove Dio diventa un bambino e poi uomo, il Verbo si fa carne, per essere alla portata concreta degli uomini e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>Successo di pubblico per lo spettacolo con lo scrittore-insegnante allestito dalla casa editrice salesiana Elledici che festeggiava i suoi 70 anni</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mauro Pianta da Vatican Insider</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>paradiso</strong>? «Lo immagino come un luogo dove si è innamorati. E ogni minuto che passa lo si è sempre di più…». Il <strong>fascino del cristianesimo</strong>? «È tutto nella materialità di questa esperienza dove Dio diventa un bambino e poi uomo, il Verbo si fa carne, per essere alla portata concreta degli uomini e non qualcosa di astratto, lassù…». La <strong>moralità</strong>?  «Dobbiamo smetterla di pensare che per arrivare a Dio bisogna essere buoni. No, per scoprire Dio dobbiamo amare quel pezzo di realtà che ci è stato affidato».</p>
<p style="text-align: justify;">Incalzato dalle domande del pubblico e del conduttore, il 34enne scrittore-insegnante <strong>Alessandro D’Avenia,</strong> venerdì 20 gennaio, sul palco del <strong>teatro don Bosco di Rivoli (Torino)</strong>, non si è attorcigliato in salti mortali dialettici per farci sapere come la pensa <strong>in materia di fede e di “domande ultime”</strong>. Quelle domande, del resto (“Qual è il significato dell’esistenza?”; “Per che cosa vale la pena vivere?”), rappresentano il vero <strong>fuoco</strong> intorno al quale danzano e bruciano le storie e i personaggi dei suoi romanzi.</p>
<p style="text-align: justify;">A chiamarlo su quel palco ci avevano pensato dalla <strong>casa</strong> <strong>editrice salesiana Elledici</strong> per festeggiare il loro <strong>settantesimo compleanno</strong>. L’obiettivo? Una chiacchierata <strong>sull’avventura dell’educazione</strong> con l’aiuto di <strong>immagini</strong>, letture di <strong>brani tratti dai libri  dell’ospite</strong>, <strong>incursioni musicali</strong> degli artisti di Anima Giovane. (Guarda il trailer dello spettacolo:<a href="http://www.youtube.com/watch?v=IWmcgAOSzxM&amp;feature=related" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=IWmcgAOSzxM&amp;feature=related</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Una chiacchierata decisamente riuscita, dove si sono intrecciati registri “alti” e un intrattenimento intelligente (e qui va dato atto alla bravura del conduttore-intervistatore <strong>Gigi Cotichella</strong>, direttore dell’area educazione e animazione della casa editrice salesiana, capace di accompagnare con ironia il “filosofare” dello scrittore palermitano).</p>
<p style="text-align: justify;">La conversazione ha preso le mosse dalla <strong>famiglia</strong>. «Non esistono – ha detto D’Avenia – ricette, istruzioni per l’uso. Ogni genitore deve trovare la giusta distanza dai figli, una distanza, uno spazio che va rinegoziato ogni giorno. Ma occorre tener conto che, al contrario di quanto scrive Antoine de Saint- Exupéry nel Piccolo Principe, l’essenziale <em>è</em> visibile agli occhi, agli occhi di chi sa guardare. Il ragazzo, che nell’adolescenza attraversa una benefica crisi perché si chiede che cosa ci fa al mondo, ha bisogno del rapporto con un adulto. Quando ho chiesto a un mio allievo qual era stata, nei ultimi anni, la cosa più bella del rapporto con suo padre, un indaffaratissimo avvocato di grido, mi ha risposto: “Quella volta che alle tre del pomeriggio mi ha chiamato per dirmi: Ciao, volevo solo sapere come stavi..” ».</p>
<p style="text-align: justify;">Poi è toccato alla <strong>scuola. «</strong>Ogni mattina – ha raccontato &#8211; mi trovo di fronte venti ragazzi, venti vite che non ho fatto io. Vanno guardati in faccia, vanno ascoltati. A noi insegnanti chiedono di non portare in classe i nostri umori, ma i nostri amori, la passione per quello che insegnamo. Loro ci chiedono di far capire cosa c’entri la scuola con la vita, di aiutarli a essere liberi, a essere se stessi. I ragazzi devono avvertire uno sguardo che li faccia percepire come valgano molto di più di quello che fanno o non fanno».</p>
<p style="text-align: justify;">Uno sguardo che li aiuti a non scivolare in quella “quieta disperazione”, con il cuore ghiacciato, senza ferite,  vera anticamera dell’inferno. Uno sguardo che si può imparare. Perché solo chi ha fame di significato, chi ricerca indomabilmente il mistero della vita, può essere realmente creativo. Ma servono dei <strong>maestri</strong>.  Chi sono stati i maestri di D’Avenia?  I suoi genitori, certo (<strong>«</strong>Sono sposati da 45 anni, sono stanchi e felici, vorrei essere come loro»). Il professore di lettere, l’uomo che faceva ascoltare Beethoven a degli scalmanati sedicenni ridestando così il <strong>«</strong>desiderio di sublime, la voglia di fare cose grandi».  E poi l’insegnante di religione, <strong>padre Pugliesi</strong>, il prete ucciso dalla mafia per le sue battaglie educative.  <strong>«</strong>A vederlo sembrava così dimesso eppure la sua vita, e la sua morte, hanno cambiato la vita di 1500 ragazzi e, con essi, di un pezzo di città. Il punto è – ha scandito il giovane prof – che quel cambiamento bisognava vederlo. E io l’ho visto. È stato allora che ho deciso di diventare educatore».</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, una serata insolita. D’Avenia non si è nascosto, ma ha evitato al contempo di indossare i panni della star. E se anche uno solo di tanti ragazzi presenti in teatro è uscito con la voglia di scoprire se stesso e il mondo, allora – ancora una volta – l’abbraccio tra vita e letteratura ha mostrato tutta la sua urgente e sincera necessità.</p>
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		<title>Venerdì della IV settimana del T.O.</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Liturgia]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>

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		<description><![CDATA[dal Vangelo secondo Mc 6, 14-29<br />
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». Altri invece dicevano: «E&#8217; Elia»; altri dicevano ancora: «E&#8217; un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!». <br />
 Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>dal Vangelo secondo Mc 6, 14-29</strong></p>
<p><em>In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». Altri invece dicevano: «E&#8217; Elia»; altri dicevano ancora: «E&#8217; un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!». </em><br />
<em> Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». </em><br />
<em> Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell&#8217;ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. </em><br />
<em> Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista». Il re ne fu rattristato; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto. </em><br />
<em> E subito il re mandò una guardia con l&#8217;ordine che gli fosse portata la testa [di Giovanni]. La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre. </em><br />
<em> I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. </em></p>
<p><strong>IL COMMENTO <em>di don Antonello Iapicca</em></strong></p>
<p>Sì, si può perdere la testa per Gesù. La verità, quella che ci fa liberi, quella che non è barattabile, la nemica dei falsi compromessi volti a salvare la pelle, fa perdere la testa. Ci sono sempre tagliatori di teste in cerca di poveri profeti disarmati che annunciano senza posa la verità. E la verità, normalmente è scomoda. Ne sappiamo qualcosa anche noi, quando qualcuno osa rimproverarci, evidenziarci un errore, un peccato. Per la Bibbia correggere un saggio è renderlo ancora più saggio. Correggere uno stolto invece, significa attirarne le ire.</p>
<p>Facciamo due conti e vediamo da che parte stiamo. Probabilmente da quella dei tagliatori di teste, degli stolti, come Nabal, letteralmente, colui al quale non si può dire nulla. Uno stolto. Uno che per tacitare la verità e potersi rimirare tranquillo allo specchio non esita a ghigliottinare lo sprovveduto profeta. Eppure la verità ci fa liberi, smaschera il serpente antico e le sue menzogne, svela le catene che ci tengono schiavi, e apre la strada al liberatore, il Signore Gesù, la Verità incarnata per la nostra salvezza.</p>
<p><em>&#8220;Non ti è lecito&#8221; </em>gridava Giovanni Battista, e non per un rigido legalismo, ma perchè sei creato per essere libero, felice, e non ti è lecito andare contro natura, il peccato non si addice all&#8217;uomo, genera la morte, sempre. Le parole di Giovanni illuminano Erode, sono dirette al fondo del suo cuore, laddove è deposto il seme della verità, del bene, della giustizia. Sono parole capaci di riportare alla luce quel frammento di umanità che, seppure sepolto da una montagna di menzogne, alberga nel cuore di ogni uomo. Erode si era infilato in una strada senza ritorno, condannandosi ad una vita sterile, chiusa nell&#8217;egoismo. Una vita infelice. &#8220;Se uno prende la moglie del fratello è una impurità, egli ha scoperto la nudità del fratello; non avranno figli&#8221; (cfr. Lv. 18,16 e 20,21). La maledizione più grande, non avere figli, scendere nella tomba senza una discendenza, segno di una vita senza frutto, scivolata via senza amore, senza consistenza, una vita in fumo.</p>
<p>Quante giornate, quante relazioni, quanto lavoro, e cosa rimane? Quante volte ci ritroviamo, come Erode, preda di passioni ed entusiasmi che spengono lo sguardo e annichiliscono ogni discernimento. Come Davide che, alla vista della bellezza di Betsabea, chiude in prigione ragione e fede, si lascia trascinare dai vortici della passione, e macchina piani e menzogne per dar corpo agli sconvolgimenti dell&#8217;istinto ormai senza freno. Morirà Uria, ucciso dalla malizia di Davide. E morirà il bambino nato dalla passione, perchè ogni pensiero ed ogni azione che non siano ispirate da Dio attraverso la ragione illuminata dalla fede sono senza frutto.</p>
<p>Erode ascoltava perplesso, vigilava, temeva. Ma non era sufficiente. Aveva ormai consegnato il cuore ad Erodiade. Al contrario di Davide, peccatore, fragile, ma uomo secondo il cuore di Dio. Il punto è tutto qui. <em>Un cuore radicato in Dio, anche se cade, è capace di contrizione e di umiltà</em>. Anche se la mareggiata della passione ne ha sconvolto gli equilibri, può tornare ad aggrapparsi all&#8217;àncora che non ha smesso di attirarlo a se. Erode invece ha scelto il peccato, lo ha scelto nel fondo del suo intimo, laddove l&#8217;uomo è assolutamente libero e si giocano le sue sorti; Erode ha issato l&#8217;àncora e la tempesta ha rotto, inesorabilmente, gli ormeggi. Lo si comprende al <em>momento propizio</em>. Per Davide il kairos è giunto con il profeta Natan, le cui parole dissolvono la menzogna e lo conducono al pentimento: &#8220;ho peccato&#8221;; e, nel riconoscersi peccatore, Davide accetterà, umilmente, le sofferenze che ne conseguono. Erode non può. Il rancore di Erodiade, cui aveva consegnato l&#8217;anima, lo trascina nell&#8217;abisso, perchè l&#8217;accendersi di una passione spalanca sempre il passo a peccati più gravi. Erode ha soffocato la ragione nella carne, e quando la sua carne si adagia in un banchetto che ne sazia le voglie, seduto sulla propria anima, si ritrova sordo e cieco, perde la memoria delle parole del profeta, e promette e consegna la sua vita ad un&#8217;immagine effimera, il corpo seducente di una ragazza, che appare ai suoi occhi come l&#8217;albero dell&#8217;Eden, &#8220;buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza&#8221;. Ed è morte, della Verità prima, della sua anima poi.</p>
<p>Il Vangelo di oggi ci chiama a conversione. A guardare senza sconti la nostra vita, a lasciarci illuminare sui compromessi, sulle <em>situazioni pericolose nelle quali ci troviamo</em>, sull&#8217;orlo del precipizio e dove non abbiamo forza e volontà per tagliare, voltare pagina e abbandonarci alla fedeltà di Dio. Quell&#8217;amicizia che ci insinua calunnie sugli altri, quell&#8217;affetto troppo &#8220;corposo&#8221;, che ha già messo il laccio al cuore e ci ha deposto sul piano inclinato che conduce al tradimento; quel rancore che arde, sordo, sotto la cenere del tempo che vorremmo capace di essicccare il peccato; quell&#8217;adulazione che risuona nelle nostre orecchie ci pianta al centro di un universo che ci appare ogni giorno più ostile a tutto quanto facciamo e pensiamo. Per questo l&#8217;episodio di Erode ci invita a chiedere a Dio la grazia del cuore di Davide, pronto al pentimento, a rientrare in se stesso come il figliol prodigo, ad ascoltare la voce dei profeti che, con amore e fermezza, ci chiamano a conversione, illuminando quanto, nella nostra vita, &#8220;non è lecito&#8221;, quanto è destinato a restare senza figli, la parte di noi che, infeconda, appartiene alla terra ed è incapace di ereditare il Cielo.</p>
<p>Lasciamoci liberare dalla verità. Lasciamo dunque che l&#8217;annuncio ci raggiunga e sconvolga le nostre precarie certezze. Lasciamoci amare sino ad innamorarci perdutamente di Lui, e così testimoniare la Verità, il suo amore infinito, senza paura e compromessi, enza ipocrisie e ricatti, ovunque e sempre. Sino a perdere la testa. Per amore. Per Lui.</p>
<div><strong>APPROFONDIRE</strong></div>
<div></div>
<ul>
<li><a href="http://vangelodelgiorno.blogspot.com/2010/02/martirio-di-san-giovanni-battista.html">Martirio di San Giovanni Battista. Commenti Patristici</a></li>
<li><a href="http://vangelodelgiorno.blogspot.com/2010/02/martirio-di-giovanni-battista-benedetto.html">Martirio di Giovanni Battista. Benedetto XVI: &#8220;Nella storia della Chiesa non mancherà mai la persecuzione&#8221;</a></li>
<li><a href="http://vangelodelgiorno.blogspot.com/2010/02/giovanni-paolo-ii-angelus-nella-festa.html">Giovanni Paolo II, Angelus nella Festa del Martirio di San Giovanni Battista</a></li>
<li><a href="http://vangelodelgiorno.blogspot.com/2010/02/j-ratzinger-liberta-e-verita.html">J. Ratzinger. Libertà e verità</a></li>
<li><a href="http://vangelodelgiorno.blogspot.com/2010/02/temi-dal-pensiero-di-sua-santita-papa.html">Temi dal pensiero di Sua Santità Papa Benedetto XVI: la coscienza morale, organo del bene e del male.</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<div><strong>San Cipriano</strong> (circa 200-258), vescovo di Cartagine e martire<br />
<em>Esortazione al martirio, 13</em></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Giovanni Battista, martire per la verità</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div>        «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rom 8,18). Chi non farebbe di tutto per ottenere una tale gloria diventando amico di Dio, per rallegrarsi al più presto in compagnia di Gesù e ricevere la ricompensa divina dopo le pene e i tormenti di questa terra?</p>
<p>E&#8217; una gloria per i soldati di questo mondo rientrare trionfanti in patria, dopo la vittoria sui nemici. Ma non è forse una gloria maggiore aver vinto il demonio e ritornare trionfanti in quel paradiso da cui Adamo era stato espulso a causa del suo peccato? E, dopo aver sconfitto colui che l&#8217;aveva ingannato, riportarvi il trofeo della vittoria? Offrire a Dio come un magnifico bottino una fede integra, un coraggio spirituale ineccepibile, una lodevole dedizione? &#8230; Diventare coerede di Cristo, eguale agli angeli, gioire felicemente del regno celeste coi patriarchi, gli apostoli, i profeti? Quale persecuzione può vincere tali pensieri, che possono aiutarci a superare le torture? &#8230;</p>
<p>La terra ci chiude in prigione con le persecuzioni, ma il cielo resta aperto&#8230;. Quale onore, quale certezza andarsene da qui nella gioia, trionfando in mezzo ai tormenti e alle prove! Socchiudere gli occhi che vedevano gli uomini e il mondo, e riaprirli immediatamente sulla gloria di Dio e di Cristo! &#8230; Se la persecuzione si abbatte su un soldato così preparato, non potrà sconfiggere il suo coraggio. E anche se siamo chiamati in cielo prima della lotta, una fede così preparata non resterà senza ricompensa. &#8230; Nella persecuzione, Dio ricompensa i suoi soldati; nella pace premia la buona coscienza.</p></div>
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		<title>Le incresciose sviste della ditta Romano &amp; Romano</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:03:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Assuntina Morresi<br />
Tratto da Avvenire<br />
Quando si parla di questioni bioetiche, si sa, gli animi si scaldano. I dilemmi della vita e della morte spaccano Parlamenti e opinioni pubbliche, segnano la storia di un Paese: il massimo rigore nel riportare i fatti è, dunque, d&#8217;obbligo.<br />
Lascia quindi molto perplessi l&#8217;approssimazione di tanti passaggi del nuovo libro di Sergio e Beda Romano La Chiesa contro, che per larga parte si occupa di bioetica (sezione a cura del secondo). Certi errori ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Assuntina Morresi</strong><br />
Tratto da Avvenire</p>
<p style="text-align: justify;">Quando si parla di questioni bioetiche, si sa, gli animi si scaldano. I dilemmi della vita e della morte spaccano Parlamenti e opinioni pubbliche, segnano la storia di un Paese: il massimo rigore nel riportare i fatti è, dunque, d&#8217;obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lascia quindi molto perplessi l&#8217;approssimazione di tanti passaggi del nuovo libro di Sergio e Beda Romano <em>La Chiesa contro</em>, che per larga parte si occupa di bioetica (sezione a cura del secondo). Certi errori grossolani, insieme a incredibili omissioni, fanno pensare più che altro a pregiudizi consolidati nei due autori, che non si sono neppure dati la pena di verificare davvero quello che già pensavano, prima di mettere nero su bianco.</p>
<p style="text-align: justify;">Per esempio l&#8217;accusa alla Chiesa di contraddirsi, a proposito dell&#8217;aborto, quando ostacola «<em>l&#8217;uso dei contraccettivi, come nel caso della pillola Ru64</em>»: passi pure l&#8217;errore sulla sigla, che potrebbe essere un refuso. Meno perdonabile è invece definire la pillola abortiva Ru486 come un contraccettivo, specie dopo anni di campagne giornalistiche pure sui quotidiani dove scrivono i due Romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Più grave, invece, la parte sul <em>Comitato nazionale per la bioetica italiano </em>(Cnb).</p>
<p style="text-align: justify;">Vengono dedicate pagine a illustrare l&#8217;attività del Comitato etico francese, con dichiarazioni del segretario generale Mouneyrat, «<em>un&#8217;elegante signora parigina</em>» (ne potevamo dubitare?) che illustra nel dettaglio il funzionamento dell&#8217; organismo, sottolineando ne con forza l&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia. «<em>I nostri membri non ricevono alcuna indicazione prima di una decisione e non devono rendere conto a nessuno dopo la pubblicazione di un parere. Le sessioni di lavoro sono private. La libertà di parola è assoluta. Ciascuno è presente a titolo personale. Ciascun membro accetta l&#8217;incarico a titolo gratuito&#8230;» </em>sono alcune delle orgogliose asserzioni. Per il nostro Cnb poche righe, dove fra l&#8217;altro si legge che «non ha neppure un proprio sito Internet» e che «<em>la maggioranza dei componenti è allineata sulle posizioni bioetiche della Chiesa cattolica</em>». La Mouneyrat precisa poi, elegantemente, che il Cnb «<em>è molto poco presente nel dibattito europeo, quasi non fosse interessato a confrontarsi con i suoi vicini».</em></p>
<p style="text-align: justify;">Volati in Francia per intervistare la signora, gli autori non si sono neppure presi la briga di cercare il sito del <em>Cnb</em> con <em>Google. </em>Peccato. Lo avrebbero trovato, naturalmente, in versione bilingue (italiana e inglese) e con la descrizione dell&#8217;attività istituzionale effettuata nell&#8217;ultimo mandato, compresa quella internazionale, molto corposa. Se poi Sergio e Beda Romano avessero banalmente telefonato a qualche membro della segreteria – tutti eleganti, garantito &#8211; o addirittura a uno qualsiasi dei componenti del Cnb, avrebbero scoperto che il funzionamento dei due comitati è molto simile. Stessa libertà di parola, stessa indipendenza dei lavori. Con la differenza che in quello francese l&#8217;incarico gratuito «<em>limita la selezione dei membri, che di conseguenza sono per la maggior parte pensionati o funzionari</em>», mentre in quello italiano l’incarico gratuito è accettato soprattutto da esperti e professori universitari in ruolo. E magari avrebbero scoperto pure che l&#8217;attuale Cnb è stato confermato dal governo Berlusconi, mantenendo l&#8217;identica composizione di quello precedente, nominato dal governo Prodi. Una decisione tutt&#8217;altro che scontata, a dimostrazione dell&#8217;indipendenza del Cnb, e un esempio della capacità, per una volta, della politica di riconoscere l&#8217;autonomia e la serietà del lavoro svolto dal Comitato.</p>
<p style="text-align: justify;">E se i due autori avessero persino letto qualche documento, si sarebbero accorti delle parzialità e delle omissioni in tante altre interviste raccolte nel loro libro, che finiscono per rendere confuse le informazioni scientifiche contenute (per esempio la parte che riguarda le cellule staminali). Insomma: da firme prestigiose ci saremmo aspettati più correttezza.</p>
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		<title>Clamoroso: è inverno e fa freddo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:56:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fabio Spina<br />
Tratto da La Bussola Quotidiana<br />
Estate: “sempre eccezionale”. Inverno: “sempre eccezionale (vedi estate)”.<br />
Non vi preoccupate, non state leggendo le previsioni climatiche per fine secolo, si tratta di due voci del “Dizionario dei luoghi comuni” di Gustave Flaubert (1784-1880), un’enciclopedia del “pensiero banale” redatta con ironia pungente osservando la realtà del XIX secolo.<br />
Leggendo i quotidiani e seguendo i servizi televisivi di questi anni la situazione non sembra cambiata di molto: fa notizia il caldo ad agosto ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Fabio Spina</strong><br />
Tratto da La Bussola Quotidiana</p>
<p style="text-align: justify;">Estate: “sempre eccezionale”. Inverno: “sempre eccezionale (vedi estate)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vi preoccupate, non state leggendo le previsioni climatiche per fine secolo, si tratta di due voci del “Dizionario dei luoghi comuni” di Gustave Flaubert (1784-1880), un’enciclopedia del “pensiero banale” redatta con ironia pungente osservando la realtà del XIX secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Leggendo i quotidiani e seguendo i servizi televisivi di questi anni la situazione non sembra cambiata di molto: fa notizia il caldo ad agosto e l’arrivo del freddo in inverno, di volta in volta l’esperto di turno ci spiega che siamo davanti ad un evento eccezionale che però si è già verificato 5 o 10 o 30 o 100 anni fa. Nonostante che i fenomeni meteorologici “locali” non possano dirci nulla su cosa sta accadendo a livello globale, ci stanno abituando che essi, come le favole di una volta, hanno una morale per insegnarci che ormai l’uomo ha stravolto il clima globale e sta distruggendo Gaia.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’arrivo dei venti gelidi da oriente e le relative nevicate di questi giorni, per di più in coincidenza con i tradizionali “giorni della merla”, non sono una novità. Eppure anche stalvolta più di qualcuno ci racconta che siamo di fronte all’arrivo di un eccezionale raffreddamento dovuto ad un eccezionale riscaldamento globale (una mistificazione analoga ad affermare che tale evento da solo dimostra scientificamente l’inesistenza del “global warming”).</p>
<p style="text-align: justify;">Dante Alighieri nel XXX canto del Purgatorio (verso 85), ad esempio, quando descrive come il suo cuore sembra congelarsi alle parole di Beatrice, rappresenta benissimo l’effetto dei venti orientali:</p>
<p style="text-align: justify;">“Sì come neve tra le vive travi/ per lo dosso d&#8217;Italia si congela, / soffiata e stretta da li venti schiavi, / poi, liquefatta, in sé stessa trapela, / pur che la terra che perde ombra spiri, / sì che par foco fonder la candela;”.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio come fa la neve sugli alberi (vive travi) dell&#8217;Appennino (lo dosso d&#8217;Italia) quando spirano i venti gelidi dalle terre slave (venti schiavi), quando la Bora o Burian o il Grecale scendono dalle lande congelate dell&#8217;Europa orientale. La neve soffiata e stretta si cristallizza sui rami degli alberi, sui faggi, sulle querce, sugli olmi dell&#8217;Appennino, proprio come ora il suo cuore. Finché il mite Scirocco, il vento che spira dall&#8217;Africa (la terra che perde ombra, dove cioè le ombre spariscono perché il Sole è vicino allo zenit), soffiando la fonde facendola gocciolare dai rami sul terreno (in sé stessa trapela), come fa il fuoco che fonde la candela.</p>
<p style="text-align: justify;">Se Dante, senza satelliti e computer, conosceva così bene l’effetto meteorologico dei venti da Est, si era sicuri che a fine gennaio il loro arrivo non si sarebbe mai potuto dirsi inatteso, viene in mente la domanda: “Se non ora, quando?”. Le certezze però sono presto cadute, e gli interventi degli esperti in questi giorni ne sono una testimonianza imbarazzante. Un caso poi è addirittura da scuola: un articolo sull’imminente arrivo del freddo da est inizia con il sopratitolo sorprendente e cerchiobottista “I conti col freddo: un po&#8217; inatteso e un po&#8217; scontato”. Ma che vorrà dire? Inatteso o scontato?</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta dell’intervento del meteorologo Francesco Laurenzi, pubblicato dal quotidiano Avvenire l’1 febbraio, dal titolo “Vortici polari e venti di buriana. Stavolta è veramente inverno”. Del meteorologo col farfallino della RAI abbiamo già scritto in passato, ma ora andiamo a leggere con attenzione alcune affermazioni del noto meteorologo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco la prima frase, vi prego di seguirla nella serie di affermazioni subito seguite da smentita: “Con meraviglia riscopriamo che alla fine di gennaio e all’inizio di febbraio può fare freddo e può anche nevicare. È strano, ma non troppo. È strano il nostro comportamento sempre pronto a meravigliarsi per una bella giornata di sole o per una candida nevicata. Altrettanto strano è il nostro tempo che non conosce mezze misure. […] Eppure si sa che il tempo è vario e mutevole. Diceva Oliver Sutton, direttore del Servizio meteorologico britannico: «Una sola cosa è certa in meteorologia: il clima muta ed il tempo è variabile». Il tempo è mutevole e nessuna meraviglia se a un tratto riscopriamo l’inverno dopo aver vissuto una stagione avara di piogge con le cime delle montagne tutt’altro che imbiancate. Tutto normale? Direi di no. Siamo decisamente fuori dalle medie anche se non sembra che in questa circostanza si possano toccare punte e valori estremi da record, il tempo in inverno ha fatto ben di peggio (ad esempio, -23 a Firenze nel gennaio del 1985). ”</p>
<p style="text-align: justify;">Sintetizziamo: il tempo è vario e mutevole, il clima muta, nonostante questo però dovremo meravigliarci se dopo il caldo arriva il freddo e dopo la siccità arriva la pioggia. Infatti tutto ciò non è normale perché siamo fuori media aritmetica, anche se poi si scrive che “il tempo in inverno ha fatto ben di peggio”. Non nasce il dubbio in Laurenzi che l’errore è dare implicitamente per scontato che “normale” significa “essere nella media”, un assurdo valido solo in quest’epoca? Non è che per avere un’idea dei fenomeni naturali sarebbe molto più significativo usare i valori estremi invece che le medie?</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo alla seconda parte dell’articolo, dopo la descrizione della configurazione barica Laurenzi scrive: “Ora toccherà all’Italia? In parte sì ed in parte no, perché siamo pur sempre in mezzo al mare ed il mare, si sa, ha un effetto mitigante. Il culmine del freddo si avrà tra sabato e domenica prossimi. Nel fine settimana le minime potrebbero scendere addirittura sotto i -10 su gran parte del Centro-Nord. A causa del ghiaccio e della neve (se ne prevedono quantitativi abbondanti, anche 40 cm) le prossime 4-5 giornate saranno impegnative, soprattutto sulle strade. Nevicherà su molte regioni, anche su quelle solitamente risparmiate dai fiocchi. Prepariamoci, con saggezza e senza eccessivi timori. Come da secoli l’uomo sa fare quando arriva l’inverno, quello vero. ”</p>
<p style="text-align: justify;">Rileggo: “Ora toccherà all’Italia? In parte sì ed in parte no”. Intende una parte geografica? Tale interpretazione però poi è smentita dall’affermazione: “Nevicherà su molte regioni, anche su quelle solitamente risparmiate dai fiocchi”. Oppure intende che la “sperimentazione” del freddo sarà fatta in parte? Però anche tale affermazione è subito dopo smentita da “a causa del ghiaccio e della neve le prossime 4-5 giornate saranno impegnative, soprattutto sulle strade”.</p>
<p style="text-align: justify;">Rileggo la conclusione: “Prepariamoci, con saggezza e senza eccessivi timori. Come da secoli l’uomo sa fare quando arriva l’inverno, quello vero”. “Come da secoli l’uomo sa fare “, ma non era Laurenzi stesso che poche righe sopra aveva scritto:” Tutto normale? Direi di no. Siamo decisamente fuori dalle medie”?</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, una serie di luoghi comuni, contraddittori fra di loro, e frasi di buon senso che sembrano piazzate a caso senza un senso logico, figurarsi il valore scientifico. Si direbbe che lo scopo dell&#8217;autore fosse più che altro trovare un compromesso, accontentare tutti. Anche se su un giornale cattolico ci si aspetterebbe che si seguisse l’indicazione: ”Il vostro parlare sia &#8211; sì, sì; no, no”. Ed in alcuni casi, per la fisica dell’atmosfera, aggiungerei anche “non so”.</p>
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		<title>Un intruso gioca con la tua vita</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 07:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vincenzo Andraous<br />
Il gioco d&#8217;azzardo, la nuova droga, non fa notizia, allarme sociale, perché dalla notte dei tempi legato al piacere ludico dell&#8217;uomo.<br />
La scommessa allo stremo delle proprie possibilità, finchè la vita diventa una schedina sgualcita, un gratta e vinci lucente, una slot machine incandescente, il vizio non è più un optional, così bere, fumare, giocare, non sono più svaghi temporanei: la botta di adrenalina mette in ginocchio la paura, la follia di una sera diviene il comportamento ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">di <strong>Vincenzo Andraous</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco d&#8217;azzardo, la nuova droga, non fa notizia, allarme sociale, perché dalla notte dei tempi legato al piacere ludico dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">La scommessa allo stremo delle proprie possibilità, finchè la vita diventa una schedina sgualcita, un gratta e vinci lucente, una slot machine incandescente, il vizio non è più un optional, così bere, fumare, giocare, non sono più svaghi temporanei: la botta di adrenalina mette in ginocchio la paura, la follia di una sera diviene il comportamento da vestire, muta in abito mentale che non schioda più dal corpo, dalla mente, dal cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; già malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Un amico mi ha chiamato per parlarmi di suo figlio, a suo dire rispettoso nel mantenere relazioni sociali soddisfacenti: ma a strattonare la sequela di belle parole, le buone intenzioni, la presenza rigorosa del bene che lega un padre al proprio figliolo, c&#8217;è qualcosa che non è sopportabile.</p>
<p style="text-align: justify;">La scoperta di un intruso che non bussa alla porta, né chiede educatamente di poter fare un passo avanti, pronto a forzare l&#8217;uscio senza preavviso, è uno straniero dallo sguardo apparentemente mansueto, di quelli che non fanno paura, e non rendono tumefatti gli zigomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un intruso che dapprima si insinua lentamente, non fa troppo rumore, procede come un omino curioso che scopre territori inesplorati, meravigliandosene, prende posizione, sceglie il luogo e la parte da recitare, acquista fiducia, compra con denaro sonante domicilio e residenza, non intende più andarsene.</p>
<p style="text-align: justify;">Un cattivo compagno di viaggio, non scosta il piede, non dà passo a chi è dietro, testardo rimane ad attendere la prossima giocata, la goccia di sudore fredda come la lama di un pugnale. Sprovvisto di documenti di identità, è ingombrante ma non si fa vedere, non chiama né risponde, sa soltanto rilanciare con le tasche vuote.</p>
<p style="text-align: justify;">Un maledetto intruso abita il cuore di questo ragazzo, una presenza indistinta ma feroce, risoluta a non mollare la chiamata del banco illusoriamente da sbancare, un numero che non esce, un dado che non si ribalta, una carta che non intende accoppiarsi a un&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Un intruso che lavora sottobanco, scava la fossa, racconta un piacere irripetibile divampare nel cervello, e quando il numero tanto atteso è allo scoperto, dentro il sonoro della sconfitta c&#8217;è il momento in cui non sì è più capaci di resistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio amico è un padre aggrappato all&#8217;appiglio più vicino, per tentare di comprendere cosa sta accadendo al suo mondo tirato su con amore e cura, quel suo figlio attore consumato della menzogna mandata a memoria, quel male negato e ostinato che distrugge le relazioni personali, famigliari, lavorative, e quell&#8217;intruso sempre lì a manipolare la realtà, la vita messa a soqquadro, i legami d&#8217;amore miseramente dispersi.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; malattia da curare, prevenire dove possibile, perché è un dolore profondo che non si fa riconoscere facilmente, una sofferenza che non è semplice mettere a tacere, debellare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo ha bisogno di parlare con uno specialista, con un esperto, con qualcuno che può e deve aiutarlo, ma se non riuscirà a chiedere una mano con franchezza, ci sarà l&#8217;inseguimento a perdifiato per tentare di trasformare il destino, mentre i fallimenti saranno grida inascoltate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il gioco d&#8217;azzardo non è mai parente di un colpo di fortuna, non è strada che consente scappatoie, è malattia che disconosce il diritto di poter scegliere, il dovere di una libertà da rispettare.</p>
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		<title>La &#8220;religione laica&#8221; della Bonino</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Laicismo]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>

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di Danilo Quinto da La Bussola Quotidiana<br />
<br />
I doveri della libertà: è questo il titolo scelto per il libro-intervista di Emma Bonino, curato da Giovanna Casadio ed edito da Laterza. Un’autobiografia, ma anche una “narrazione di idee”, come l’ha chiamata Giuliano Amato, in una delle tante prestigiose presentazioni svolte nei giorni scorsi, alla quale è intervenuto anche Gianni Letta.<br />
<br />
Le idee, quelle della vicepresidente del Senato, hanno un centro: la libertà intesa come responsabilità, come dovere. Non ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: justify;"><strong><em>di Danilo Quinto da La Bussola Quotidiana</em></strong></div>
</div>
<p style="text-align: justify;"><em>I doveri della libertà</em>: è questo il titolo scelto per il libro-intervista di Emma Bonino, curato da Giovanna Casadio ed edito da Laterza. Un’autobiografia, ma anche una “narrazione di idee”, come l’ha chiamata Giuliano Amato, in una delle tante prestigiose presentazioni svolte nei giorni scorsi, alla quale è intervenuto anche Gianni Letta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>Le idee, quelle della vicepresidente del Senato, hanno un centro</strong>: la libertà intesa come responsabilità, come dovere. Non affermo i diritti solo perché ne avverto l’esigenza, perché voglio fare quel che desidero, ma perché li concepisco, li vivo, li propongo, appunto, come doveri. «Via via che approfondivo l’esperienza radicale &#8211; racconta la Bonino, all’inizio dell’intervista &#8211; mi sono formata una sorta di “religione” laica, fatta di consapevolezza dei doveri del cittadino, dell’individuo nei confronti di se stesso e della collettività. Cardini di questa religione laica sono il rispetto e la promozione dei grandi diritti umani e civili, dovunque siano calpestati. Credo di aver acquisito il diritto a respingere le tesi per cui l’individuo laico è solo e sempre, necessariamente, un egoista, un “individualista”, insomma. Ricordo ancora che, durante la campagna elettorale per il divorzio, Pannella definì il Partito Radicale come un partito di credenti e di laici».</div>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>È questo il punto, l’angolo di visuale che supera l’obiezione di fondo </strong>- vuoi affermare un diritto solo perché avverti un desiderio individualistico &#8211; al fine di “vestire” la libertà dell’autorevolezza del dovere, della responsabilità, di una sua necessità antropologica, che dovrebbe riguardare perfino l’evoluzione dell’essere umano e quindi il corso della storia.</div>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>Il caso dell’aborto &#8211; la battaglia con la quale, come ella stessa ricorda</strong>, ha avuto inizio la carriera politica della Bonino &#8211; è esemplare da questo punto di vista. Alla donna &#8211; e all’uomo consenziente &#8211; che sceglie di abortire, la cosiddetta “religione laica” veste di nobiltà le loro azioni ed i loro comportamenti, considerandoli doverosi e responsabili. Nei confronti di che cosa? Di una morale creata artificialmente, frutto di una manipolazione di carattere ideologico, propagandata con estrema abilità e astuzia a partire dagli anni ’70 e che ha pervaso la società italiana, per renderla secolarizzata. La libertà ha la pretesa di divenire, così, nobile, senza considerare che essa, di per sé, rappresenta un valore solo per chi la propone, solo per chi la vuole ergere a legge che governa le vicende e le situazioni legate alla storia dell’uomo.</div>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>«Mi rifaccio ancora una volta al mio vissuto»,  sostiene la Bonino</strong>. «Per me la libertà è innanzitutto responsabilità, quindi diritti e doveri sono la faccia di una stessa medaglia […]. Mi definirei una libertaria mazziniana. Mazzini si batté per la libertà (lo fece splendidamente con la Costituzione della Repubblica Romana, anticipatrice per tanti versi del moderno costituzionalismo democratico europeo) e lo fece ponendo l’accento sui “doveri dell’uomo”».</div>
<p style="text-align: justify;">
<div style="text-align: justify;"><strong>Ecco che il “nemico” viene individuato. Come Mazzini </strong>- proprio a partire dalla violentissima esperienza della Repubblica Romana, fortemente sostenuta dalla massoneria di allora &#8211; voleva farla finita con la Chiesa Cattolica, la Bonino intende farla finita con il cristianesimo e afferma: «Io posso essere una ammiratrice di quel cristianesimo delle origini, il cristianesimo costantiniano, perché esso ha costruito, piaccia o no, l’edificio dell’Europa; non è l’unico linguaggio, ma certamente è uno dei linguaggi fondanti della nostra eredità. Credo però che oggi questo cristianesimo abbia esaurito la sua carica vitale, storica».</div>
<p style="text-align: justify;">
<strong>Cara Bonino, ma potremmo dire anche cari Letta e Amato</strong>, e cari tutti coloro che si inchinano alla “religione laica”: la storia del cristianesimo &#8211; una storia di martiri &#8211; è durata duemila anni non per la sua forza ideologica, ma solo per il suo richiamarsi alla legge naturale, scritta, come dice Papa Benedetto XVI, nel cuore dell’essere umano, credente o non credente, unico baluardo contro l’arbitrio degli inganni e delle falsità, della manipolazione ideologica. Nessuna legge degli uomini può sovvertire la legge naturale. Neanche il Papa può modificarla. Né si può cambiarla, per dare un vestito nuovo ai cattolici, come si è fatto e si fa con tutte quelle iniziative di “libertà” e di “responsabilità” che mutano l’orizzonte umano. Certo, anche molti cattolici vengono abbindolati e la Bonino rivendica che le battaglie di libertà come lei la intende, sono state vinte proprio grazie al voto dei cattolici. Sedotti da quel trono del relativismo ideologico, che pretende che il desiderio-volontà della maggioranza divenga la fonte suprema della morale. La chiamano “religione della libertà”.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perché sono diventato cattolico</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Conversione]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
di Newt Gingrich da La Bussola Quotidiana<br />
<br />
Newt Gingrich, veterano della politica Repubblicana e conservatrice statunitense, presidente della Camera federale di Washington dal 1995 al 1999, è uno dei grandi protagonisti delle elezioni primarie che si stanno svolgendo ora negli Stati Uniti.<br />
Quello che segue è il suo racconto della conversione, comparso il 26 aprile in forma di articolo, con il titolo Newt Gingrich: Why I Became Catholic, sul National Catholic Register (NCR) ovvero il più antico periodico ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>di Newt Gingrich da La Bussola Quotidiana</div>
</div>
<p><em><a href="http://labussolaquotidiana.it/ita/articoli-chi--newt-gingrich-4378.htm" target="_blank">Newt Gingrich</a>, veterano della politica Repubblicana e conservatrice statunitense, presidente della Camera federale di Washington dal 1995 al 1999, è uno dei grandi protagonisti delle elezioni primarie che si stanno svolgendo ora negli Stati Uniti.<br />
Quello che segue è il suo racconto della conversione, comparso il 26 aprile in forma di articolo, con il titolo </em><a href="http://www.ncregister.com/daily-news/newt-gingrich-why-i-became-catholic/" target="_blank">Newt Gingrich: Why I Became Catholic</a><em>, sul </em>National Catholic Register (<em>NCR</em>)<em> ovvero il più antico periodico cattolico nazionale degli Stati Uniti. L’NCR nacque infatti a Denver, in Colorado, l’8 novembre 1927 per iniziativa di mons. Matthew J. Smith </em>(<em>1891-1960</em>)<em> che in questo modo trasformava il bollettino diocesano creato nel 1905 in una importante impresa editoriale diffusa a livello nazionale. Dall’inizio del febbraio 2011, l’NCR è parte del polo editoriale EWTN, Eternal World Television Network, fondato a Irondale, in Alabama, da Madre Maria </em>(<em>Mary</em>)<em> Angelica dell’Annunciazione, PCPA </em>(<em>nata Rita Antoinette Rizzo</em>)<em>, nota al mondo come Madre Angelica. L’edizione cartacea dell’NCR è quindicinale, ma la versione </em>online <em>è aggiornata costantemente.</em><br />
<em>Dal 2000, Newt Gingrich e sposato con Callista Bisek, cattolica</em> [<em>nella foto</em>]<em>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mia moglie, Callista, è cattolica dalla nascita e per 15 anni ha cantato nel coro </strong>della Basilica del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione di Washington (1). Nonostante io fossi un battista del Sud, ogni domenica frequentavo la Messa assieme a Callista per vederla cantare in quel coro.<br />
Nel 2005 ebbi poi modo di accompagnare Callista a Roma, quando il suo coro fu invitato a cantare nella Basilica di San Pietro. In quell’occasione ho avuto l’opportunità di conversare a lungo con mons. Walter Rossi, rettore del Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione, sul tema della fede, di storia e di molte altre urgenze culturali con cui il mio Paese si trova oggi a dover fare i conti, fra le quali la sfida portata dal laicismo. Una chiacchierata davvero illuminante e intrigante.</p>
<p><strong>Quella fu la mia prima visita alla Basilica di San Pietro</strong>, e ricordo lo stupore provato quel giorno nel trovarmi alla presenza della verità storica della Chiesa.<br />
In quello stesso periodo stava esercitando su di me notevole influenza la lettura di alcuni libri, tra i quali <em>La Cattedrale e il Cubo </em>di George Weigel (2), che tratta proprio della crisi prodotta dal laicismo in Europa, e un altro titolo del medesimo autore, <em>The Final Revolution </em>(3), a proposito del ruolo svolto dal cristianesimo nella liberazione dell’Europa Orientale dal dispotismo ateistico.</p>
<p><strong>Mi scosse del resto anche la riflessione svolta da Papa Benedetto XVI </strong>nel libro <em>Gesù di Nazaret</em>, là dove scrive: «È in gioco Dio: è vero o no che Lui è il reale, la realtà stessa? È Lui il Buono o dobbiamo inventare noi stessi ciò che è buono?» (4).</p>
<p><strong>Nel corso dei nostri viaggi, che mia moglie e io ci trovassimo in Costa Rica oppure in Africa</strong>, Callista era irremovibile nel voler sempre cercare la Messa alla domenica. Ascoltare <em>Amazing Grace</em> (5) cantata in cinese durante una Messa officiata a Pechino fu un’esperienza bellissima, e partecipare alla liturgia assieme ai fedeli di mezzo mondo ha aperto i miei occhi alla varietà e alla ricchezza della Chiesa Cattolica.</p>
<p><strong>Lungo un percorso durato quasi un decennio, le profondità di fede e di storia </strong>contenute nella vita della Chiesa Cattolica mi si sono dunque fatte sempre più evidenti, e la centralità dell’Eucarestia nella Messa cattolica sempre più chiara.</p>
<p><strong>Del resto, la visita compiuta da Papa Benedetto XVI negli Stati Uniti d’America </strong>nell’aprile 2008 ha costituito per me un punto di svolta. Il Santo Padre doveva presiedere la recita dei vespri solenni, concelebrati assieme ai vescovi americani nella grande cripta della Basilica di Washington. Al coro di cui faceva parte Callista fu così chiesto di cantare per Papa Benedetto e al sottoscritto, essendo il marito, fu concessa l’opportunità unica di prendere parte a quell’incontro con il pontefice. L’evento mi commosse profondamente.</p>
<p><strong>Quel giorno colsi infatti uno scorcio di Papa Benedetto</strong>, e ciò che mi colpì furono la gioia e la serenità che da lui promanavano. Ecco, la presenza lieta e radiosa del Santo Padre fu per me il momento della conferma di molte cose che ero andato meditando e sperimentando per diversi anni.<br />
Quella sera dissi allora a mons. Rossi che volevo essere ricevuto nella Chiesa Cattolica ed egli accettò di unirsi a Callista, mia madrina, in qualità di mio padrino. Sotto la sua direzione, studiai il <em>Catechismo della Chiesa Cattolica </em>per l’intero anno successivo e finalmente venni ricevuto nella Chiesa nel marzo 2009, durante la bella liturgia celebrata nella chiesa di San Giuseppe, sulla collina del Campidoglio &#8211; St. Joseph’s at Capitol Hill -, a Washington.<br />
Dopo un viaggio nella fede durano dieci anni &#8211; o forse una vita intera -, ero finalmente a casa.<em></em></p>
<div align="right"><em><em><em><em><em><em><em><em><em><em><em><em><em>Traduzione e note di Marco Respinti<br />
</em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></em></div>
<p><em><em><em><br />
</em> </em></em></p>
<p>(1)    La Basilica del Santuario Nazionale dell&#8217;Immacolata Concezione &#8211; la chiesa più grande del Paese &#8211; è dedicata alla patrona degli Stati Uniti d’America.<br />
(2)    Cfr. George Weigel, <em>La Cattedrale e il Cubo. Europa, America e politica senza Dio </em>[<em>The Cube and the Cathedral: Europe, America, and Politics Without God</em>, 2005], trad. it. a cura di Flavio Felice, Rubbettino, Soveria Mannelli [Catanzaro] 2006.<br />
(3)    Cfr. Idem, <em>The Final Revolution: The Resistance Church and the Collapse of Communism</em>, Oxford University Press USA, New York 2003.<br />
(4)    Benedetto XVI, <em>Gesù di Nazaret</em>, ed. it a cura di Ingrid Stampa ed Elio Guerriero, Rizzoli, Milano 2007, p. 51.<br />
(5)    <em>Amazing Grace </em>è un inno composto dal poeta inglese e ministro di culto anglicano John Newton (1725-1807), pubblicato nel 1779. Da allora è uno dei canti religiosi più noti nel mondo e nella comunità anglofona è una vera e propria celebrità presso tutte le Chiese cristiane.<em><em><br />
</em></em></p>
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		<title>«La volontà di Dio su di noi sia ciò che desideriamo»</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 08:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Baltazzar</dc:creator>
				<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>

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		<description><![CDATA[<br />
di Massimo Introvigne da La Bussola Quotidiana<br />
<br />
<br />
Proseguendo nella «scuola della preghiera» dedicata alla preghiera di Gesù, nell&#8217;udienza del 1 febbraio Benedetto XVI ha meditato sulla preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Finita l&#8217;Ultima Cena, narra il Vangelo di Marco: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (14,26). Il riferimento a un inno «allude probabilmente al canto di alcuni Salmi dell&#8217;hallèl con i quali si ringrazia Dio per la liberazione del ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div style="text-align: justify;"><strong><em>di Massimo Introvigne da La Bussola Quotidiana</em></strong></div>
</div>
<div style="text-align: justify;">
Proseguendo nella «scuola della preghiera» dedicata alla preghiera di Gesù, nell&#8217;udienza del 1 febbraio Benedetto XVI ha meditato sulla preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Finita l&#8217;Ultima Cena, narra il Vangelo di Marco: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (14,26). Il riferimento a un inno «allude probabilmente al canto di alcuni Salmi dell&#8217;hallèl con i quali si ringrazia Dio per la liberazione del popolo dalla schiavitù e si chiede il suo aiuto per le difficoltà e le minacce sempre nuove del presente».</p>
<p><strong>Di solito nei Vangeli Gesù prega in solitudine.</strong> Ma «questa volta avviene qualcosa di nuovo: sembra non voglia restare solo» e chiede a Pietro, Giacomo e Giovanni di stargli vicino. Sono gli stessi tre discepoli che aveva chiamato ad essere con Lui sul monte della Trasfigurazione. Eppure più tardi il Signore «pregherà il Padre &#8220;da solo&#8221;, perché il suo rapporto con Lui è del tutto unico e singolare: è il rapporto del Figlio Unigenito. Si direbbe, anzi, che soprattutto in quella notte nessuno possa veramente avvicinarsi al Figlio, che si presenta al Padre nella sua identità assolutamente unica, esclusiva.».</p>
<p><strong>Ma questa preghiera solitaria non è in contraddizione</strong> con la richiesta ai tre discepoli di rimanere vicini. «Si tratta di una vicinanza spaziale, una richiesta di solidarietà nel momento in cui sente approssimarsi la morte, ma è soprattutto una vicinanza nella preghiera, per esprimere, in qualche modo, la sintonia con Lui, nel momento in cui si appresta a compiere fino in fondo la volontà del Padre, ed è un invito ad ogni discepolo a seguirlo nel cammino della Croce».</p>
<p><strong>Prosegue il Vangelo di Marco</strong>: «Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”» (14,33-34). Qui, nota il Papa, Gesù «ancora una volta, si esprime con il linguaggio dei Salmi: &#8220;La mia anima è triste&#8221;, una espressione del Salmo 43 (cfr Sal 43,5)».  La precisazione «fino alla morte», poi, «richiama una situazione vissuta da molti degli inviati di Dio nell’Antico Testamento ed espressa nella loro preghiera. Non di rado, infatti, seguire la missione loro affidata significa trovare ostilità, rifiuto, persecuzione». Accenti simili erano risuonati nelle parole di Mosè e di Elia. Naturalmente, c&#8217;è anche un elemento psicologico: «in tale paura e angoscia di Gesù è ricapitolato tutto l&#8217;orrore dell&#8217;uomo davanti alla propria morte, la certezza della sua inesorabilità e la percezione del peso del male che lambisce la nostra vita».</p>
<p><strong>In seguito, narra ancora Marco, «andato un po’ innanzi,</strong> cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora» (14,35). Gesù qui «cade faccia a terra: è una posizione della preghiera che esprime l’obbedienza alla volontà del Padre, l’abbandonarsi con piena fiducia a Lui». Nella Chiesa questo è un gesto «che si ripete all’inizio della Celebrazione della Passione, il Venerdì Santo, come pure nella professione monastica e nelle Ordinazioni diaconale, presbiterale ed episcopale, per esprimere, nella preghiera, anche corporalmente, l’affidarsi completo a Dio, il confidare in Lui». Poi Gesù chiede che l&#8217;ora, se è possibile, passi. «Non è solo la paura e l’angoscia dell’uomo davanti alla morte, ma è lo sconvolgimento del Figlio di Dio che vede la terribile massa del male che dovrà prendere su di Sé per superarlo, per privarlo di potere».</p>
<p><strong>Gesù continua così  la sua preghiera:</strong> «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). Qui, nota il Pontefice, ci sono tre passaggi distinti. «All&#8217;inizio abbiamo il raddoppiamento del termine con cui Gesù si rivolge a Dio: &#8220;Abbà! Padre!&#8221; (Mc 14,36a). Sappiamo bene che la parola aramaica Abbà è quella che veniva usata dal bambino per rivolgersi al papà ed esprime quindi il rapporto di Gesù con Dio Padre, un rapporto di tenerezza, di affetto, di fiducia, di abbandono».</p>
<p><strong>Il secondo passaggio manifesta la consapevolezza dell&#8217;onnipotenza del Padre</strong> – «tutto è possibile a te» -, «che introduce una richiesta in cui, ancora una volta, appare il dramma della volontà umana di Gesù davanti alla morte e al male: &#8220;allontana da me questo calice!&#8221;».</p>
<p><strong>Ma la terza parte dell&#8217;invocazione «è quella decisiva</strong>, in cui la volontà umana aderisce pienamente alla volontà divina»: «Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36c). «Nell&#8217;unità della persona divina del Figlio la volontà umana trova la sua piena realizzazione nell’abbandono totale dell’Io al Tu del Padre, chiamato Abbà».</p>
<p><strong>Il Papa cita San Massimo il Confessore (579 o 580-662),</strong> il quale «afferma che dal momento della creazione dell’uomo e della donna, la volontà umana è orientata a quella divina ed è proprio nel “sì” a Dio che la volontà umana è pienamente libera e trova la sua realizzazione. Purtroppo, a causa del peccato, questo “sì” a Dio si è trasformato in opposizione: Adamo ed Eva hanno pensato che il “no” a Dio fosse il vertice della libertà, l’essere pienamente se stessi. Gesù al Monte degli Ulivi riporta la volontà umana al “sì” pieno a Dio». Gesù così riepiloga l&#8217;intera storia della salvezza, e  «ci dice che solo nel conformare la sua propria volontà a quella divina, l’essere umano arriva alla sua vera altezza, diventa “divino”; solo uscendo da sé, solo nel “sì” a Dio, si realizza il desiderio di Adamo, di noi tutti, quello di essere completamente liberi. E’ ciò che Gesù compie al Getsemani: trasferendo la volontà umana nella volontà divina nasce il vero uomo, e noi siamo redenti».</p>
<p><strong>Il Pontefice cita il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica:</strong> «La preghiera di Gesù durante la sua agonia nell&#8217;Orto del Getsemani e le sue ultime parole sulla Croce rivelano la profondità della sua preghiera filiale: Gesù porta a compimento il disegno d&#8217;amore del Padre e prende su di sé tutte le angosce dell&#8217;umanità, tutte le domande e le intercessioni della storia della salvezza. Egli le presenta al Padre che le accoglie e le esaudisce, al di là di ogni speranza, risuscitandolo dai morti» (n. 543). E cita pure il suo libro su Gesù, secondo il quale «in nessun&#8217;altra parte della Sacra Scrittura guardiamo così profondamente dentro il mistero interiore di Gesù come nella preghiera sul Monte degli Ulivi» (Gesù di Nazaret II, 177).</p>
<p><strong>Quando chiediamo nel Padre Nostro «sia fatta la tua volontà,</strong> come in cielo così in terra» (Mt 6,10), noi riconosciamo «che c&#8217;è una volontà di Dio con noi e per noi, una volontà di Dio sulla nostra vita, che deve diventare ogni giorno di più il riferimento del nostro volere e del nostro essere; riconosciamo poi che è nel “cielo” dove si fa la volontà di Dio e che la “terra” diventa “cielo”, luogo della presenza dell’amore, della bontà, della verità, della bellezza divina, solo se in essa viene fatta la volontà di Dio». Al Getsemani, in Gesù, «la “terra” è diventata “cielo”; la “terra” della sua volontà umana, scossa dalla paura e dall’angoscia, è stata assunta dalla sua volontà divina, così che la volontà di Dio si è compiuta sulla terra».</p>
<p><strong>E questo «è importante anche nella nostra preghiera</strong>: dobbiamo imparare ad affidarci di più alla Provvidenza divina, chiedere a Dio la forza di uscire da noi stessi per rinnovargli il nostro “sì”, per ripetergli &#8220;sia fatta la tua volontà&#8221;, per conformare la nostra volontà alla sua». Noi sappiamo che «non sempre è facile affidarci alla volontà di Dio, ripetere il “sì” di Gesù, il “sì” di Maria. I racconti evangelici del Getsemani mostrano dolorosamente che i tre discepoli, scelti da Gesù per essergli vicino, non furono capaci di vegliare con Lui, di condividere la sua preghiera, la sua adesione al Padre e furono sopraffatti dal sonno». Ma a noi, oggi, è chiesto di vegliare, «per portare in questa &#8220;terra&#8221; un po’ del &#8220;cielo&#8221; di Dio».</div>
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