La Croazia deve «affermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento fino alla sua morte naturale», ricordava lo scorso giugno Benedetto XVI mettendo in guardia dal pericolo della riduzione della coscienza all’«ambito del soggettivo». In realtà la coscienza è una, ricordava, luogo «dell’ascolto della verità e del bene». Se non torna a una visione come questa, «l’Europa è destinata all’involuzione».

L’allarme allora sembrava esagerato e irrealistico, oggi meno. Eletta a dicembre, la sinistra croata sta cercando di varare una legge a dir poco controversa bypassando il processo democratico. Come riportato dal Foglio, il nuovo governo ha invocato la procedura d’urgenza per imporre una norma che apra alla fecondazione assistita senza limiti di età, alla procreazione eterologa, che comprende la selezione in base al sesso, e all’adozione degli embrioni da parte di coppie omosessuali. I diritti del concepito vengono ridotti al minimo, dato che la vita umana ha inizio «a seconda della visione del mondo di ciascuno», come ha dichiarato il ministro della Salute croato.

Secondo il primo ministro, poi, coloro che sono contrari a questo provvedimento sono definibili come «scarti». Insomma, o con noi o contro di noi: non c’è molto spazio per il dibattito. Ma i movimenti cattolici e pro life hanno deciso di opporsi al provvedimento, chiamando anche in causa il capo dei vescovi cattolici e sperando di riuscire ad aprire almeno un dibattito pubblico.

di Benedetta Frigerio da Tempi.it