La riforma fiscale, che dovrebbe essere federalista ma anche a favore delle famiglie, continua a restare solo sullo sfondo del dibattito politico. Ma il Forum delle associazioni familiari vuole giocare d’anticipo. Così, nella speranza di arrivare prima o poi al momento del redde rationem, l’organismo che raggruppa più di 50 enti e organismi sensibili a temi e valori della famiglia, sforna un aggiornamento della sua proposta fiscale: dal quoziente familiare (anche se, a esser precisi, sul piano metodologico il Forum è da sempre per il sistema Bif, ovvero Basic income family) si punta a passare al Fattore familiare; o, per semplificare, al Fattore famiglia.

Non una rivoluzione, ma un aggiustamento che ha un valore tattico. Per superare quelle obiezioni che storicamente sono state mosse al quoziente e che, al dunque, ne hanno sempre condizionato il possibile varo. A partire dalla considerazione che il quoziente finisce per favorire troppo, in proporzione, i nuclei con i redditi più alti. Il principio-cardine alla base del Fattore poggia infatti sul correttivo per cui la quota di reddito esentasse si “sottrae” dal basso, cioè dalla parte bassa del reddito – quella oggi tassata al 23% – anziché dalle fasce più elevate (e, quindi, più tassate). Insomma, per tutti il risparmio fiscale sarebbe uguale e commisurato appunto alla misura del 23%, cancellando quei limiti dovuti alla progressività dell’Irpef che finivano (nel sistema del quoziente) per premiare di più i redditi maggiori. La differenza la farebbe solo il numero dei figli a carico.

Il Forum porterà questo nuovo contributo alla Conferenza nazionale della famiglia, in programma dall’8 al 10 novembre a Milano. «Tutti riconoscono che l’attuale sistema è iniquo verso le famiglie con figli – argomenta Francesco Belletti, il presidente del Forum –. È ora di passare dalle parole dei fatti e il momento politico del dibattito ci sembra maturo, se sarà superata l’attuale fase di transizione. Noi abbiamo costruito allora un sistema che combinerebbe diritti universalistici per tutti i nuclei, con ulteriori potenzialità legate a un’articolazione territoriale di misure pro-famiglia». Con l’avvento del federalismo, che sposta la tassazione dal centro (lo Stato) alla periferia, una quota sempre maggiore di prelievo passerà infatti in mano a Regioni ed enti locali.

Per il Forum è essenziale che l’impianto di questa no tax area rimanga tale a tutti i livelli, nazionale, regionale e comunale, comprendendo pertanto anche le addizionali locali (anche se la sua soglia effettiva potrebbe essere modulata di zona in zona). Una volta introdotto, il meccanismo del Fattore potrebbe poi essere applicato, secondo Belletti, anche «per determinare eventuali assegni familiari a livello regionale (mentre quelli nazionali potrebbero anche sparire, ndr) e il contributo versato dalle famiglie ai servizi pubblici», come gli asili-nido.

Una tassazione più favorevole alle famiglie è un tema riemerso con forza anche questa estate, nel dibattito apertosi dentro la maggioranza. Nel documento uscito dalla riunione del Pdl con Berlusconi del 20 agosto si faceva un preciso riferimento al quoziente familiare. Proprio in questi giorni, poi, si parla di un mini-pacchetto da 2-3 miliardi di euro sul quale starebbero lavorando i tecnici del ministro Tremonti per aumentare le attuali deduzioni per ogni carico familiare. Il quoziente non è mai stato molto apprezzato dai ministri di turno. Suo storico oppositore è stato l’ex ministro (del centrosinistra) Vincenzo Visco che, ancora l’8 febbraio scorso, ha pubblicato su il Sole-24 ore un articolo per sostenere che esso «ha molto poco a che vedere con la famiglia e molto di più con l’obiettivo di ridurre le imposte ai ceti abbienti». E anche Tremonti, pur senza sbilanciarsi a tal punto, ha sempre frenato. Da qui la nuova proposta del Forum.

Eugenio Fatigante

© Avvenire – 24 settembre 2010